Il finto quotidiano della vera unità
Gli studenti di un istituto di Piacenza scrivono articoli firmati Cattaneo, Mazzini e Cavour
«La povara Italia — dice una poesia del grande Giacomo Noventa — xè tanto
distrata...». Queste
parole restano vere, pur nel momento che
stiamo vivendo e in cui la monnezza morale cresce e si dilata anche nelle menti
come le immondizie nelle strade di Napoli. Tuttavia le celebrazioni dei nostri centocinquant’anni
di storia unitaria hanno fatto palpitare un sentimento forte — non retorico e
criticamente consapevole di amore del nostro Paese. A parte le manifestazioni
ufficiali, peraltro di una rara dignità e oltre l’anniversario, per citare una
pagina di Susanna Tamaro apparsa sul «Corriere della Sera», ci sono state molte
piccole vitali iniziative, forse a loro modo altrettanto significative. La vita
di un Paese come quella di un individuo si gioca non tanto negli eventi
eccezionali, quanto nelle piccole realtà quotidiane, nei mille rivoli dell’impegno
d’ogni giorno; una buona scuola vale, per la salute materiale e morale del
Paese, più di un grande romanzo.
Un piccolo esempio, fra molti altri egualmente degni di essere menzionati con
gratitudine, è «Il Tricolore», il numero unico di un giornale così intitolato e
datato 18 marzo 1861, realizzato dagli studenti di due classi del liceo Melchiorre
Gioia di Piacenza, la V A
dell’indirizzo classico sperimentale e la V B dell’indirizzo scientifico.
Tricolore è una parola melodiosa come una canzone e ricorda come i primi
fermenti dell’Unità d’Italia siano nati in stretto legame con gli ideali di libertà
e con lo spirito cosmopolita di una Rivoluzione che aveva innalzato il
Tricolore delle tre grandi parole libertà, uguaglianza e fraternità. Il primo
Tricolore italiano è stato celebrato nel 1997, nel suo bicentenario, a Reggio
Emilia, da un concerto di Claudio Abbado e una prolusione di Mario Luzi. Il
pervertimento di quegli ideali, attuato talora anche da coloro che li avevano
proclamati, non getta alcun discredito sugli ideali stessi, come si vuol spesso
far credere, ma sottolinea invece ancor di più la necessità di rivendicarli e
portarli a compimento.
«Il Tricolore» del 18 marzo 1861del liceo di Piacenza è un’originale simbiosi
di verità e finzione. E un giornale inventato dagli studenti, che hanno scritto
gli articoli firmati Carlo Cattaneo, Giuseppe Mazzini o Camillo Benso conte di
Cavour, ma quei testi apocrifi sono pure in qualche modo autentici, perché sono
il frutto di rigorose ricerche, letture ed esplorazioni e corrispondono
puntualmente alle diverse posizioni politiche nei confronti dell’unificazione
dell’Italia, dei modi della sua attuazione, del suo assetto istituzionale, dei
suoi problemi irrisolti e delle indicazioni per risolverli. In tal modo un
capitolo di Storia, studiato a scuola e tante volte con insofferenza perché
considerato lontano dagli interessi di oggi, diventa — grazie alla forma e alla
struttura giornalistica — cronaca viva di processi in divenire; un bizzarro ed
efficace espediente per sottolineare, indirettamente e senza prediche,
l’attualità del Risorgimento e l’appassionato interesse che può destare oggi.
Quegli articoli centrali sono infatti accompagnati da notizie di cronaca, di
moda, di sport, di scontri ancora in corso; da servizi culturali sulla nuova
edizione dei Fiori del male in Francia o da anticipazioni di progetti di
riforma della scuola; da reportages sull’elezione di Lincoln a presidente degli
Stati Uniti, nonché da rubriche, lettere al direttore, pubblicità di vari
prodotti commerciali dell’epoca. Un modo per rivivere concretamente quel 17
marzo 1861. Un semplice, allegro segno di amore per l’Italia, che è costato ore
di seri studi e accurata preparazione ma anche probabilmente di fraterno
divertimento, perché in un liceo come si deve si va per studiare ma anche per
ridere insieme; per imparare, pur a fatica ma con amore, il latino o la fisica
e anche, quando è il caso, per marinare ogni tanto la scuola, aiutati pure
dalla sintassi latina o dall’algebra a scoprire e ad amare il mondo,
cominciando dal proprio Paese.

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