Il cuore bambino di noi adulti
Non raccontare mai niente a nessuno perché raccontando finiranno per mancarti tutti.
Holden è un ragazzino migratore che viaggia da una scuola all' altra in un suo oblio geniale: «Ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando», svela nel romanzo che ha dato a Salinger la sua fama. Il fatto è che le scuole non sono degne del suo profondo sguardo sull' esistenza umana, «ed è per questo che quindici anni fa, quando con un gruppo di amici abbiamo fondato a Torino una scuola di tecniche di narrazione», segnala lo scrittore Alessandro Baricco, «s'è deciso di chiamarla Holden, come lui. Volevamo creare uno spazio per teste indipendenti che sanno unire intelligenza acuta e ingenuità infantile: una scuola da cui Holden non sarebbe mai stato espulso».
S' è detto che Holden è la descrizione perfetta dell' angoscia dell' adolescenza.
«Quel che ci racconta Holden non è l' adolescenza ma il tratto infantile dell' adulto, che Salinger comprese a fondo, come dimostra la parte finale del racconto Un giorno ideale per i pesci banana, dialogo tra un adulto e una bambina che s' intendono al punto da essere un unico personaggio. È la chiave di tutto quel che ha scritto Salinger. Holden fa osservazioni sulla vita che alla sua età, quattordici anni, non si possono fare, non con tale esattezza microscopica. In tal senso è un' astrazione letteraria, eppure naturalissima, perché ogni adulto ha in sé quel nucleo d' infanzia. A fine libro dice: non raccontare mai niente a nessuno perché raccontando finiranno per mancarti tutti. Frase che esprime l' idea, troppo matura per un quattordicenne, che l' atto dello scrivere dia accesso all' empatia con ogni cosa e a tutto dia un senso, anche a ciò che detesti. Non ci sono parole che riflettano in modo più preciso il gesto del narrare».
Cos' ha rappresentato per lei la lettura di quel romanzo?
«L' ho letto a vent' anni ed è stato un incontro fulminante, come anche i Nove racconti. Salinger ha fatto fuori lo scrivere letterario dimostrando che pur distanziandosi da quel galateo si arrivava a un' accuratezza totale nelle descrizioni dei sentimenti. Per il grande pubblico la prima botta alla scrittura "alta" l' ha data Hemingway, che non è giunto al grado di osservazione nitida e minuta di Salinger. E a Hemingway mancava l' ironia, mentre Salinger ci ha fatto capire che anche tramite la leggerezza si può raggiungere una profondità misteriosa. Inoltre è stata feroce la sua critica alla way of life americana anni Cinquanta, condizionando in modo potente le generazioni successive. Per dare un' idea del cortocircuito culturale che ha provocato quel libro, basti dire l' assassino di John Lennon, quando lo uccise, aveva con sé una copia del Giovane Holden ».
Il testo di Salinger che le piace di più?
« Per Esmé: con amore e squallore. Racconto perfetto. Tipica situazione salingeriana di dialogo tra un adulto reduce di guerra e una bambina. La scrittura tocca il massimo della commozione senza diventare stucchevole. In ogni riga il dominio della tecnica è mostruoso».
Come interpreta il ritiro dello scrittore?
«Il suo lungo silenzio è conseguente rispetto a quel che ha scritto. In Holden c' è vergogna per aspetti di debolezza e volgarità dell' umano: quando vorrebbe buttarsi dalla finestra non lo fa immaginando lo spettacolo immondo della gente che guarda il suo corpo spiaccicato. Quest' idea alta di pudore conduce al riserbo e al silenzio. Il mestiere di scrivere, soprattutto per chi ha successo, comporta un mucchio di situazioni che equivalgono allo stare spiaccicato su un marciapiede, e penso che Salinger non avesse alcuna voglia di viverle».
http://www.repubblica.it 29 gennaio 2010

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