Il Cavaliere pronto a tutto per l'appoggio della Chiesa
Alla disperata ricerca di sostegno nei settori dell'opinione pubblica a lui più tradizionalmente vicini, il premier ha messo in cantiere un sostanzioso paniere di beni pubblici da offrire alle gerarchie vaticane in cambio di un appoggio.
Quanto ci costerà in termini di beni pubblici - come la
legge, la scuola, i diritti individuali - la sopravvivenza di questo governo?
La domanda non è per nulla retorica visto lo stile da riscossa ideologica con
il quale un presidente del Consiglio sempre più debole, in picchiata nei
sondaggi, cerca di riprendere in mano le sorti della sua carriera politica.
Alla disperata ricerca di sostegno nei settori dell'opinione pubblica a lui più
tradizionalmente vicini, il premier ha messo in cantiere un sostanzioso paniere
di beni pubblici da offrire alle gerarchie vaticane in cambio di un appoggio.
La cronologia non inganna. Il 18 febbraio la delegazione del governo italiano,
guidata da Berlusconi incontra la delegazione vaticana con Bertone e Bagnasco.
Al centro del colloquio i temi di politica interna e di cosiddetta etica:
l'assistenza spirituale negli ospedali e nelle carceri, la legge sul fine vita,
la scuola paritaria e il "quoziente familiare". Il vertice è cortese
ma si svolge con qualche imbarazzo: non c'è, ad esempio, il faccia a faccia con
il premier. "Non era previsto", fa sapere il Vaticano. Berlusconi
deve cercare di recuperare punti nei confronti della gerarchia cattolica. Ed
ecco il discorso di due giorni fa: dopo solo una settimana egli rende al
Vaticano ciò che aveva promesso e nel nome della libertà dell'individuo di
cercare la propria felicità e "farsela" con le "proprie
mani", assesta una serie di colpi durissimi ai diritti di libertà e poi al
bene pubblico della scuola, un diritto di cittadinanza
prioritario.
Lo scambio con le gerarchie vaticane è nel solco dell'oliatissimo e secolare
guicciardinismo gesuitico: si metta una pietra tombale sul vergognoso
comportamento del premier in cambio di sostanziose concessioni sui diritti e la
scuola confessionale (sofisticamente detta "privata"). All'autorità
che ha il dovere legittimo di sottoporre la vita e la realtà mondana al
giudizio morale nel nome di principi non compromissibili, come sono quelli del
Vangelo, viene proposto di patteggiare su quei principi in cambio del
ridimensionamento della scuola pubblica a favore della propria scuola di
indirizzo religioso e dell'opposizione del Parlamento a ogni legge che cerchi
di riconoscere le coppie omosessuali e che consenta l'adozione di bimbi da
parte di adulti non sposati. Alla ricerca di una benedizione curiale il più
immorale degli italiani si erge a educatore e modello di moralità, di sacralità
e vocazione educatrice della famiglia. E tutto questo nel nome della libertà!
La libertà dei genitori "di inculcare ai loro figli quello che essi
vogliono" - come se i figli fossero proprietà dei genitori
alla pari di un'automobile o di un'abitazione con la quale fare "quello che
si vuole". Quel che a noi cittadini preme e deve premere non è come la Chiesa si comporterà di
fronte alla tentazione di un "patto diabolico". Ciò che a noi preme
soprattutto è l'uso di un bene pubblico - quindi non disponibile -
per ragioni private, privatissime anzi.
Il premier in bilico sa quanto sia determinante l'appoggio della Chiesa. E'
allora disposto a dileggiare gli insegnanti (da molti dei quali ha tra l'altro
ricevuto il voto tre anni fa) in una strategia retorica che serve a gettare
discredito sulla scuola pubblica per poi preparare il terreno ideologico che
giustifichi ulteriori decurtazioni di mezzi e risorse all'istruzione. Non a
caso il Giornale di famiglia, ieri puntava tutto sulla strategia seduttiva del
Cavaliere nei confronti dei cattolici: intervista al cardinal Bagnasco e ampio
risalto al discorso di Berlusconi in prima pagina e nelle pagine due e tre.
Sulla scuola, spiega Il Giornale, "Berlusconi gioca di sponda con
la Santa Sede
sostenendo di fatto la scuola privata. Perché, spiega, 'gli insegnanti inculcano
idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie'". In nome
della libertà del premier - libertà dalla legge prima di tutto -
tutti gli italiani dovrebbero vivere secondo le idee e le leggi che convengono
al premier e a chi lo sostiene: questo è il senso della libera ricerca della
felicità nell'Italia contemporanea.
http://www.repubblica.it (28 febbraio 2011)

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