Il cavaliere e il raìs due leader in fuga
La decomposizione di simili sistemi di potere
Tre giorni fa, mentre la sollevazione del popolo egiziano
era arrivata al punto culminante, Silvio Berlusconi fu l'unico tra i dirigenti
politici di paesi occidentali a dire che "Mubarak è un uomo saggio e
bisogna lasciarlo dove sta. Sarà lui a fare le riforme e solo dopo potrà
ritirarsi con onore".
Berlusconi e Mubarak risultano dunque strettamente - e
inconsapevolmente - legati tra loro in diversi modi. Il primo è
Ruby-Rubacuori, pretesa nipote del presidente egiziano secondo quanto
Berlusconi dichiarò alla questura di Milano per ottenere la liberazione della
minorenne marocchina dalla custodia della polizia. Mubarak non ha mai saputo di
questa "birboneria" congegnata dal presidente del Consiglio italiano
tirandolo in ballo.
Il secondo elemento che li lega è la crisi politica che incombe su entrambi;
estremamente drammatica quella che minaccia il leader egiziano che deve
fronteggiare un paese in rivolta; molto diversa e pacifica quella in corso in
Italia che tuttavia configura anch'essa la decomposizione d'un sistema di
potere e sembra preannunciarne la fine.
Infine un terzo elemento: sia al Cairo che a Roma, in attesa che le due crisi
trovino una soluzione, il potere effettivo non è più nelle mani dei due leader
ma è passato ad altre forze di tutela; al Cairo l'esercito, a Roma la Lega Nord. Due forme di
transizione che sottolineano in modi diversi ma analoghi il declino
inarrestabile dei vecchi leader e l'inizio di una fase nuova
e ancora ignota ma ormai inevitabile.
Mubarak e Berlusconi, due destini gemelli. Chi l'avrebbe immaginato appena
qualche settimana fa?
* * *
Le partite in corso qui da noi sono tre, distinte e conflittuali tra loro.
Quella che interessa la Lega
è la partita del federalismo. Dovrebbe esser portata a compimento entro il
prossimo maggio; se quella data sarà superata la sconfitta politica per Bossi
sarà cocente.
Perciò la Lega
la mette in cima nella scala delle priorità e ha deciso di gestirla in
esclusiva schiacciando in angolo le priorità del suo alleato.
Le partite che interessano Berlusconi sono invece quella di sottrarsi ai
processi e quella di avviare provvedimenti di crescita economica che rilancino
un paese immobile, impagliato e mummificato. Anche per queste due partite il
tempo a disposizione si conta ormai a settimane, ma per quanto riguarda lo
scontro giudiziario addirittura a giorni.
Il Paese assiste. In realtà la sola partita che lo interessi veramente è quella
economica che però le altre contese rischiano di relegare in seconda o terza
fila. Su questo terreno dovrebbero entrare in campo le opposizioni unificando i
loro intenti, i loro programmi e le loro iniziative. Se riusciranno a
farlo avranno anche preparato quello schieramento unitario con il quale
dovranno affrontare le elezioni che, da maggio in poi, potranno essere indette
in qualunque momento.
* * *
Il federalismo è partito col piede sbagliato e non è con le pezze di Calderoli
che può essere recuperato e avviato sui giusti binari. Il tema dei costi
standard è ancora tutto da discutere, ma non è neppur questo il punto
essenziale.
Tremonti ha un suo "mantra" al quale nessuno ha mai creduto: minore
burocrazia, minori spese, maggiori controlli dei governati sull'operato dei
governanti.
Il mantra di Tremonti ha un difetto molto grave: non c'è una sola cifra che ne
attesti la veridicità. Anzi: i decreti legislativi finora approvati o in corso
d'approvazione dimostrano il contrario. I Comuni per ora sono alla fame;
potranno avere un moderato sollievo tra tre anni. Intanto dispongono di risorse
minime, ottenute con incrementi di sovraimposte e con tagli spesso crudeli di
servizi. Regioni e Province stanno anche peggio. Lo stock degli impiegati
aumenterà. I conflitti all'interno delle varie autonomie e con lo Stato
aumenteranno anch'essi. Le diseguaglianze tra Comuni ricchi e poveri nella
stessa area regionale e provinciale susciteranno continui conflitti di
campanile. Bisognava accorpare i Comuni e abolire le Province prima di partire.
Da ottomila Comuni a tremilacinquecento, questo era l'obiettivo e questa doveva
essere la prima mossa d'un sistema di autonomie locali. E una politica del
Mezzogiorno che diminuisse le diseguaglianze con il Nord.
Poiché niente di tutto ciò è stato fatto, avremo un sistema sgangherato di
autonomie a due velocità e una selva di conflitti, rivalità, campanilismi e
ulteriore decomposizione del sistema-paese. Di tutto questo Berlusconi se ne
infischia ma - non sembri un paradosso - se ne
infischia anche la Lega.
Dopo il voto contrario della Bicamerale e lo sgarro
costituzionale respinto giustamente da Napolitano, Bossi ha detto: "Quello
che ci sta a cuore è che i soldi del Nord restino al Nord, il resto sono
chiacchiere".
Voce dal sen fuggita. Se questa è la sostanza che sta a cuore alla Lega, essa
non sta combattendo per un sistema di autonomie ma per una politica
secessionista. Assolutamente inaccettabile. Io non credo che il Nord, tutti gli
italiani del Nord, vogliano un federalismo secessionista. Le forze politiche
responsabili (ovviamente non quelle di Moffa) dovranno porre questa domanda
agli elettori di Torino, di Bologna, di Genova. Forse avremo qualche positiva
sorpresa se la domanda sarà fatta con chiarezza e convinzione.
* * *
La politica di crescita. Ora la vuole anche Giuliano Ferrara, di nuovo nel
ruolo di consigliere del Principe.
Sinceramente me ne rallegro, anche se le cognizioni economiche di Ferrara non
risultano eccezionali, ma il "dominus" è Tremonti ed è a lui che
bisogna guardare.
Il ministro dell'Economia è alla prese con la dottrina Merkel-Sarkozy-Trichet,
che comporta rigore nei bilanci e riduzione dei debiti sovrani. È chiaro che
per far fronte a questi criteri la crescita è indispensabile. Ma come si
ottiene?
La risposta di Tremonti è questa: si ottiene con riforme senza spese,
liberalizzazioni, vendita di patrimonio pubblico, aumento di produttività e di
competitività. Un po' di sgravi fiscali (spiccioli) per imprese e lavoratori.
Infine grande riforma del fisco (nel 2013 e anni seguenti).
Per intanto riscrittura dell'articolo 41 e abolizione dell'articolo 43 della
Costituzione. Per poi, magari, abolire anche l'articolo 1, quello che recita
"la Repubblica
è fondata sul lavoro".
Una parola sull'articolo 41 (e 43): sono due articoli contenuti nella prima
parte della Costituzione quella dedicata ai principi ispiratori della nostra
Carta. Per convenzione tra tutte le parti politiche e sociali, la prima parte
della Carta non deve essere toccata. Questa convenzione è saltata? Si può
intervenire su tutto? C'è stata una consultazione su questo delicatissimo
argomento?
Aggiungo: poiché presumibilmente le opposizioni voteranno contro la riscrittura
dell'articolo 41, si andrà al referendum confermativo, con la conseguenza che
avremo per la prima volta nella storia repubblicana un referendum
costituzionale sulla prima parte della Carta, cioè sui principi che ispirano il
nostro patto costituzionale.
Ebbene, noi crediamo che sia gravissimo questo programma di sottoporre a voto
parlamentare e poi a referendum i principi che ci legano al patto
costituzionale. Crediamo che il Capo dello Stato non firmerebbe quella legge e
che la Corte la
boccerebbe. Per modificare i principi ci vuole un'Assemblea costituente e troviamo
molto strano che finora nessuno abbia sollevato questa questione.
Torniamo alla crescita. Con riforme senza spese non si fa niente. Va bene
liberalizzare e certo sarebbe un bel giorno quello in cui la burocrazia
decidesse in pochi giorni su un'autorizzazione o una licenza e che non ci
volessero trenta passaggi e un anno e mezzo per ottenere un permesso.
In tutta franchezza noi credevamo che questo problema fosse stato risolto da un
pezzo perché tutti i governi degli ultimi vent'anni ci hanno detto d'avere
semplificato e ridotto all'osso il numero delle leggi e delle inutili
complicazioni. Ricordo che Calderoli - ministro della
Semplificazione - fece un pubblico falò con tanto di fotografi e
televisioni e bruciò non so quante centinaia di leggi da lui abolite. Caro
Calderoli, ma quali leggi ha bruciato se sono tutte ancora lì e se è vero che
bisogna semplificare la burocrazia per costruire un edificio qualsiasi e per
ottenere un qualsiasi permesso? Dunque non era vero quello che lei ci ha fatto
intendere. Dunque avete gabbato anche questa volta i cittadini. Dunque siete un
governo di imbroglioni. Dunque stiamo ancora discutendo sulla Salerno-Reggio
Calabria. Non è una vergogna?
* * *
È chiaro che le riforme senza spese non hanno nulla a che vedere con la
crescita specie se la crescita bisognerebbe avviarla presto, anzi prestissimo.
Nessuno vuole la patrimoniale, salvo l'imposta sulle case prevista dal decreto
sul federalismo municipale. Ma per avviare la crescita, incrementare imprese e
salari, rilanciare i consumi che scendono, contenere l'inflazione (che è una
tassa, non è vero ministro Tremonti? Una tassa per di più regressiva?) i soldi
ci vogliono.
Lei, nonostante i tagli, ha fatto correre le spese correnti (riducendo al
minimo quelle per investimenti) del 2 per cento l'anno. Ha fatto aumentare il
debito fino al 118 per cento. Ha azzerato l'avanzo delle partite correnti. Ha
fatto aumentare la pressione fiscale.
I soldi per la crescita da dove li prenderà? Lo vedremo dai concreti
provvedimenti che riuscirà a portare in Parlamento sempre che riesca a farsi
luce tra il federalismo secessionista che piace tanto anche a lei e le leggi
che servono al premier per bloccare i processi che lo riguardano.
* * *
Dovrei parlare ora dell'altra partita, quella appunto sullo scontro
giudiziario. Ma su quella non dico nulla, parlano e parleranno le carte. Una
parola sulla foto "osé" della quale si parla con crescente
insistenza. Se la foto c'è, qualcuno l'ha scattata. Quindi il premier fa
entrare nelle sue case gente che è in grado di ricattarlo. Chiedo a Gianni
Letta: perché lei ha escluso la ricattabilità del premier deponendo di fronte
al Copasir? Se la foto ci fosse lei sarebbe smentito dai fatti. Ha considerato
questa ipotesi? Le guardie non dovrebbero perquisire gli invitati del premier
quando si tratta di "ragazze di vita"? E se quelle foto se le
vendessero e se in contropartita del silenzio chiedessero soldi posti seggi nel
Parlamento e nelle Regioni? Siamo ridotti in queste condizioni ed è questo
l'uomo che rappresenta il governo e lo Stato?
http://www.repubblica.it (06 febbraio 2011)

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