I sicari dell'economia globale
La trasformazione del capitalismo da economia di produzione a sistema basato sulla rendita e lo sfruttamento delle altrui risorse
Nel suo editoriale su La Repubblica del
19.12.2010 Eugenio Scalfari ci informa sull'esistenza di una Cupola finanziaria
che gestisce le principali speculazioni mondiali. La sua fonte è il New York
Times, che conferma quanto aveva già letto in Marx tempo prima. Da qui
alcune sue deduzioni - di Eugenio Scalfari s'intende - sulle quali è bene
soffermarsi. La prima, sulla quale concordo, è che le speculazioni non
riguardano solo singoli faccendieri e neanche gli Hedge Fund, ma un sistema
organizzato il cui cervello è costituito dalle maggiori nove banche mondiali. È
vero, come sostiene, che è contro queste ultime che si è appuntata la critica
della sinistra per decenni sfociata nella richiesta della nota Tobin Tax. Una
visione miope che evade l'ampiezza del problema e che purtroppo resta comune
sia agli amici che agli sciocchi. Che la finanzia mondiale costituisca oggi un
sistema di potere globale è stato ampiamente descritto negli ultimi 10 anni da
numerosi studi e autori. Basti ricordare il bel testo di J. Perkins - Confessioni
di un sicario dell'economia - che illustra come la rete di esperti e di
centri di studio internazionali falsifichino i dati economici dei singoli paesi
per spingerli ad indebitarsi e poi provocarne una crisi che mette i governi e
l'economia nelle loro mani. Processi che hanno modificato i rapporti di potere
nei paesi capitalistici. Ne dà conto per gli Stati Uniti James K. Galbraith (The
Predator State, 2008), che spiega molto bene come il governo di Bush fu
costituito da ministri ed esperti proprietari o rappresentanti delle principali
industrie energetiche e dell'industria militare sostenuti dai centri finanziari
come la Goldman Sachs,
e simili. Una struttura di potere che continua intatta con la nuova presidenza
Obama. Siamo, quindi, non in presenza di speculatori ma della trasformazione
dell'economia capitalistica da una economia di produzione in un sistema basato
sulla rendita e lo sfruttamento delle altrui risorse. Una scissione definitiva
tra capitalismo e mercato che per gestire questo potere rioccupa lo spazio
della politica.
La seconda osservazione di Scalfari è che la Cupola italiana esiste ma è piccola e
provinciale. Concordo ma per ragioni diverse dalle sue. Il «provincialismo» è
dato dal fatto che la finanza e il potere dei grandi gruppi globali non è
ancora riuscito a penetrare fortemente nel tessuto economico del nostro e di
alcuni altri paesi dell'Europa del Sud. Cioè mentre Stati Uniti e i paesi
dell'Europa occidentale sono dentro il sistema della «Triade» (la vera Cupola di
cui parla Scalfari) l'Italia riesce ancora a difendersi sia con parte della sua
economia per nostra fortuna non globalizzata sia per una maggiore autonomia del
sistema politico. Ma la pressione è certamente forte. I ricorrenti conflitti
tra governo e Banca d'Italia, questa sì occupata dai poteri della «Triade»,
sono noti. I tentativi di mettere il paese in riga con il sistema della
globalizzazione sono sempre stati attuati insediando «governi tecnici» per
neutralizzare la politica ed espropriando i cittadini oltre che della loro
sovranità dei loro redditi. Un tentativo oggi di nuovo in atto e credo che
Scalfari farebbe bene a difendere l'Italia dai «governi tecnici» che si cerca
di creare con l'aiuto di Fini, Amato e i noti personaggi dell'antipolitica invece
che prendersela con Moffa o la Chiesa Romana.
La terza osservazione riguarda l'Euro, minacciato secondo Scalfari, dai poteri
della Cupola. È vero il contrario. L'euro fu introdotto con il sostegno dei
centri finanziari della Triade spiegando ai governi ed agli scettici che doveva
costituire l'ombrello a difesa della diversità dei sistemi produttivi e sociali
europei. Non tutti hanno creduto alla favola, ovviamente. Come dimostrano gli
ultimi atti della Commissione a proposito del Piano di stabilità, di fronte
alla speculazione finanziaria e alla grave crisi sociale e economica da questa
prodotta non si interviene con misure di controllo sui centri finanziari ma
ponendo vincoli ai governi nazionali ed ai bilanci pubblici, impedendo
iniziative rivolte a limitare i danni della speculazione finanziaria sui
sistemi produttivi locali, sull'occupazione e sui sistemi di welfare europeo.
Questo accompagnato da misure della Bce che fanno di questa lo strumento di
equilibrio a favore dell'economia tedesca e delle speculazioni finanziarie dei
centri finanziari di Londra e Francoforte. La Germania sta facendo
passare come una politica di suoi aiuti ed impegno ai paesi colpiti dalla crisi
quello che in realtà è un modo di far pagare agli europei ed ai cittadini di Grecia
e Irlanda le speculazioni finanziarie delle banche tedesche verso questi paesi,
e le misure di rigidità di bilancio e di tagli ai settori sociali con il
mantenimento del livello delle spese militari di questi paesi per garntire
forniture dalle industrie tedesche.
Ultima considerazione: le cose non stanno come sostiene Scalfari; non è la Cupola che vuole dividere
l'euro, ma il contrario. L'euro, dall'essere l'ombrello protettivo dei paesi
europei, si è trasformato nella sua camicia di forza saldamente protetta, anche
in questo caso, dal ricorso all'autonomia della Bce. Autonomia dai governi e
dai cittadini e non dai centri finanziari che ne occupano le posizioni di
potere. I paesi che sono restati fuori dell'euro proteggono la loro autonomia
di intervento politico sia rispetto alle proprie Banche centrali che da quella
europea. Parlo della Danimarca, della Svezia e della Gran Bretagna. Se l'euro è
divenuto la moneta tedesca e dei centri finanziari globali è ovvio che altri
paesi europei, a difesa dei propri sistemi produttivi e delle loro scelte di
società, si diano una propria moneta a questi corrispondente. D'altronde lo
stesso Scalfari esprime tutto il suo pessimismo nella possibilità di
trasformare l'Euro e l'Ue in qualcosa di diverso. La ripresa economica e
produttiva da tutti richiesta è possibile solo se si restituisce ai governi ed
ai cittadini la sovranità sulle politiche economiche e si riporti il sistema
monetario dentro queste scelte. Non si può pensare che ogni stato esca oggi
singolarmente dall'euro ma l'unico modo per evitarlo è che l'Europa ritrovi una
sua dimensione confederale a livello istituzionale e monetario. L''istituzione
di una moneta sud-Europea (Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo) è
l'unica via di uscita positiva dalla crisi attuale se si vuole impedire la
frammentazione totale dell'Ue.
Il manifesto, 28 dicembre 2010

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