I prezzi? Niente dubbi sono metereopatici
Guardando i dati sembra proprio che i cambiamenti climatici siano uno dei fattori che più contribuiscono all'impennata dei prezzi degli alimenti a cui stiamo assistendo.
Che cosa c'è dietro la recente
impennata mondiale dei prezzi dei prodotti alimentari? I soliti commentatori
fanno le solite comparsate sui media per ripetere le solite tesi: è tutta colpa
della Federal Reserve! È tutta colpa degli speculatori! Ma guardando le stime
del governo federale sulla domanda e offerta a livello mondiale si vede
chiaramente che questi aumenti dei prezzi sono una conseguenza di raccolti
scarsi dovuti alle pessime condizioni climatiche. Sì, è possibile che la colpa
sia dei cambiamenti climatici.
Secondo il Dipartimento dell'agricoltura Usa, la produzione di cereali a
livello mondiale è calata di quasi il 3% rispetto a due anni fa, una
diminuzione sostanziale se si tiene conto dell'incremento della popolazione
mondiale. E la produzione di frumento è scesa ancora di più, quasi il 6%
rispetto a due anni fa.
Forse vi chiederete perché un calo diciamo del 5% della produzione può
provocare un raddoppiamento dei prezzi. Parte della risposta sta nel fatto che
certi comparti della domanda crescono più rapidamente della crescita della
popolazione: in particolare la
Cina importa sempre più foraggio perché sta crescendo la
domanda di carne a livello nazionale. Anche la domanda di cereali è anelastica
rispetto al prezzo, il che significa che ci vogliono aumenti di prezzo consistenti
per indurre la gente a consumare meno cereali, ma collettivamente bisogna
necessariamente consumarne di meno, considerando il calo della produzione
(negli Stati Uniti, il Dipartimento dell'agricoltura calcola che ci vorrebbe un
incremento del 25% del prezzo del pane e dei cereali per determinare un calo
dell'1% del consumo).
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Ma perché la produzione è in calo? La gran parte del calo della produzione
mondiale di frumento, e circa la metà del calo complessivo della produzione di
cereali, è dovuta all'area dell'ex Unione Sovietica (principalmente Russia,
Ucraina e Kazakistan). E quasi tutti sanno che la ragione è l'incredibile
ondata di calore che si è verificata questa estate, un evento senza precedenti.
Prima di continuare è d'obbligo puntualizzare una cosa: nessun singolo evento
meteorologico può essere attribuito senza ombra di dubbio ai cambiamenti
climatici. Ma guardando i dati sembra proprio che i cambiamenti climatici siano
uno dei fattori che più contribuiscono all'impennata dei prezzi degli alimenti
a cui stiamo assistendo. Non sta succedendo soltanto in Russia: condizioni
climatiche insolite - un segnale dei cambiamenti climatici - si sono verificate
anche altrove e probabilmente continueranno a influire sul cattivo andamento
dei raccolti. All'inizio di questo mese l'Agenzia alimentare delle Nazioni
Unite ha lanciato un allarme sulla situazione della Cina, il maggior produttore
mondiale di grano: il raccolto invernale è minacciato dalla siccità più grave
degli ultimi sessant'anni.
La Cina in generale riesce a soddisfare il proprio fabbisogno di cereali attraverso la produzione interna, ma negli ultimi anni ha cominciato a importare soia, una coltivazione che contende terreni e altre risorse alle coltivazioni di cereali. La crescita cinese mette pressione sui prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale anche così. Se anche la Cina dovrà mettersi a importare grano, sarà davvero una pessima notizia.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
http://www.ilsole24ore.com 19 febbraio 2011

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