I giovani scrittori sono di destra?
La cultura del Grande Fratello
Perché aspettarsi che i giovani siano di per sé portatori di
novità positive? La storia del mondo è sempre proceduta per sete di dominio e
per scontri all’interno dei dominanti e per rivolte dei dominati, per
contrapposizioni di idee e di p rogetti nell’organizzazione e nel controllo
delle società. In definitiva: per guerre civili, per contrasti tra gli
interessi degli uni e degli altri. Il breve periodo delle speranze dei
socialisti o dei riformatori borghesi è trascorso da tempo e quelle idealità,
quei progetti sono stati sconfitti dalla brutalità del capitale e dalla sua
capacità di imporre e condizionare, e più di recente dalla capacità di
“manipolare il consenso” attraverso i media e il mercato. Senz’altro progetto
che quello del privilegio per pochi e per i loro complici e servi e oggi, quel
che è peggio, senz’alcuna preoccupazione per il futuro comune. Il capitalismo
prima o poi morirà tanta è la sua incoscienza e la sua capacità di distruggere,
niente dura in eterno, ma perché avrà trascinato tutti nella sua morte o avrà
provocato una mutazione tale da far assolutamente dimenticare cos’è stato
l’umano, la parte buona della sua condizione e della sua storia.
I giovani, cresciuti dentro una società condizionante e castrante, non potranno
che essere ancor più condizionati degli adulti, alcuni dei quali, volendo,
potrebbero fare ancora qualche paragone con qualche pezzetto del passato. I
giovani che vorranno reagire, per spinta intellettuale e cioè per personale
curiosità di capire e immaginare, o per una sete di giustizia che
miracolosamente ancora sopravvive in loro, non saranno molti ma per fortuna
ancora ci sono. Le strade che seguiranno sono imprevedibili, e dovranno per
forza essere “nuove” di fronte all’enorme novità della storia che essi sono e
noi siamo obbligati a vivere. Parlo di minoranze, ancora una volta. Non è
difficile distinguere all’interno di una generazione la destra, la sinistra e
gli ignavi – questi ultimi “zona grigia” per eccellenza. massa più o meno
supina o invadente, maggioranza silenziosa ieri, maggioranza chiassosa oggi
nell’illusione che le dà il mercato di essere “protagonista” per il tramite del
consumo. “Pecore matte” o fedeli pedine in mano ai Grandi Fratelli.
Perché questa distinzione non dovrebbe valere anche per le categorie che ci
ostiniamo a definire intellettuali e artisti? Non sono anche loro il prodotto
di questa storia e società, di questo contesto? Non sono forse anche loro – con
più determinazione di altri – obbligati a trovare il proprio posto nel mondo
così com’è, quello in cui sono cresciuti e da cui hanno succhiato i valori o,
più facilmente, i disvalori, i modelli che si sono imposti o sono stati imposti
alla collettività? Scomparse tantissime occasioni professionali, e però tutti
con un grado di istruzione di base più o meno fragile (tutti laureati, insomma,
ma non tutti automaticamente “colti”, anzi, dato il tipo di scuola, spesso il
contrario), vedono che uno dei pochi modi per farsi strada è quello di
inserirsi nei meccanismo della produzione di merci culturali o artistiche, dove
persone non più intelligenti e dotate di loro hanno conquistato rapidamente
fama e denaro. Seguono allora qualche corso dei mille di cui, pagando, possono
usufruire, e insomma si fanno furbi. E molti di loro un ascolto lo trovano, sia
pur transitorio e della fragilità di cui sono fatte le mode. I giovani con
ambizioni di scrittori sono oggi (chissà per quanto ancora) molto corteggiati e
corrotti dal mercato, dalla “produzione”. Gli editori se li contendono e il
risultato è l’invasione di merci ripetitive, scadenti, conformiste. Il flusso
della merce impone superficialità e astuzia nella scelta degli stili e degli
argomenti, gli editor spingono i migliori ad accettare la logica dei peggiori,
la distribuzione premia il prodotto ben confezionato e con qualche appeal
attuale – la peggior cronaca, la solita recita dei sentimenti e delle tragedie
del privato, le “grandi questioni”, nazionali e internazionali e anche inter-etniche
ed esotiche di cui parlano i giornali.
Anche in letteratura domina “la destra”, e possiamo tranquillamente considerare
i giovani scrittori come un altro dei tanti fenomeni “di destra” di questa
Italia, visto che accettano questo stato delle cose e vi cercano il loro bene,
il loro posto al sole. Non sempre è “giovane” chi afferma di esserlo e c’è oggi
una gioventù scrivente e servile che è, benché perlopiù fatta da ignavi,
perfettamente “di destra”.
http://www.unita.it 7 maggio 2011

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