Grandi capitali e grossi equivoci
Le banche dopo le proposte di Davos
Alcuni banchieri non hanno evidentemente prestato attenzione a quanto ha detto il presidente Obama. Sembrano non aver capito che a Washington è cambiata l`aria: riprendere a comportarsi come prima della crisi non sarà possibile. In realtà bastava leggere le proposte del Financial Stability Board per rendersene conto. Ma quelle parole di Obama: «Se i banchieri vogliono dar battaglia sono pronto», pronunciate accanto alla figura arcigna e imponente dell`ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker, hanno rappresentato uno spartiacque. Talvolta le immagini contano più delle parole.
Alcuni banchieri - come ha spiegato ieri al Financial Times l`amministratore
delegato di Deutsche Bank Josef Ackermann - ora propongono di autotassarsi per
costituire un fondo di garanzia che dovrebbe far fronte a eventuali fallimenti
bancari senza ricorrere ad aiuti pubblici. Apparentemente è un`idea che
dimostra buona volontà; in realtà è il tentativo di distogliere l`attenzione da
riforme che metterebbero a rischio i loro profitti. Se non si modificano le
regole che hanno consentito che in alcune banche si accumulasse tanto rischio,
la prossima crisi è solo questione di tempo. E una volta scoppiata non ci sarà
fondo privato, per quanto grande, in grado di farvi fronte.
La proposta di Obama è semplice: a una banca non dovrebbe essere consentito
esporsi ai rischi che corre un fondo speculativo. Se uno di questi fallisce,
poco male, ma se fallisce una grande banca, essa rischia di trascinare con sé i
propri correntisti e tutta l`economia. E` un problema di «funzioni», cioè di
che cosa una banca può e non può fare, non di «dimensioni». Banche troppo grandi
sono un ostacolo alla concorrenza, ma se non mettono a rischio il loro capitale
speculando non costituiscono necessariamente un pericolo per l`economia. Chi
sostiene che sarebbe sufficiente spezzare le grandi banche non ha capito qual è
la fonte del rischio.
Certo, separare le funzioni non è semplice. Ad esempio, come ha spiegato
Alessandro Penati (La
Repubblica, 30 gennaio), quando una banca garantisce la
liquidità di un mercato inevitabilmente prende dei rischi e può anche
«mascherare» speculazioni in proprio. Ma questa funzione è essenziale per far
sì che i mercati siano liquidi e i risparmiatori possano acquistare e vendere
titoli senza costi eccessivi: sarebbe sbagliato impedirlo.
Soluzioni perfette non esistono. Il punto è capire in che direzione muoversi
evitando due tipi di errori. Da un lato errori dovuti alle illusioni di chi, ad
esempio Giulio Tremonti, rimpiange le vecchie banche di 30 anni fa, scordandosi
quanto frequenti anche in passato furono le crisi e dimostrando di non capire
quanto sia importante per un`economia diversificare il rischio. Dall`altro
l`errore di credere ai banchieri quando cercano di convincerci che separare le
diverse funzioni di una banca è impossibile. Non lo è: alcune banche già
dispongono di una contabilità interna che attribuisce costi e ricavi alle
singole funzioni. Basterebbe usarla per identificarle e separarle.
http://www.corriere.it 1 Febbraio 2010

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