Gli schiavi del cibo spazzatura
Studio su "Nature": gli alimenti ipercalorici e zuccherosi creano la stessa dipendenza del fumo
Che il cibo spazzatura costi poco e sia un´ottima occasione per fare affari è risaputo, basta vedere la potente macchina pubblicitaria che lo sostiene e lo promuove. Che sia ottenuto con metodi agricoli intensivi e pratiche tutt´altro che sostenibili è altrettanto noto.
E solo uno sprovveduto può pensare che abbia un buon valore
nutritivo. Ma il vero capolavoro di questa industria alimentare non è il prezzo
basso ma il saper creare nei consumatori il principio di assuefazione. Una
dipendenza alimentare che realizzata in giovane età diventerà un bagaglio
gustativo in grado di condizionare le scelte alimentari del consumatore adulto.
Quanto sia dannoso per la salute questo tipo di cibo è ormai riconosciuto dalla
scienza medica internazionale. Lo scorso mese in un confronto con la dirigenza
del Center Desease Control di Atlanta, la più alta autorità sanitaria degli
Stati Uniti, ho potuto constatare l´effetto devastante di una pandemia che vede
obesità e diabete in crescita esponenziale e quanto tutto ciò sia correlato con
consumi e stili alimentari promossi da questo genere di industria. Abbiamo
assistito in questi anni, anche nel nostro paese, a una lenta transizione
alimentare verso una dieta ricca di grassi e zuccheri semplici e il progressivo
abbandonare di verdura, frutta e cereali.
In Usa il solo costo annuale dell´obesità attualmente è il doppio dei ricavi
totali dell´industria del fast food. Il prezzo basso del cibo spazzatura non
riflette il suo costo reale che è ben più alto se consideriamo i costi
ambientali e sanitari che genera questo tipo di produzione. Questi signori
fanno i profitti e ci inseguono con la loro pubblicità martellante grazie alle
perdite imposte al resto della società. Se questo cibo fa male e crea
dipendenza quando si prenderanno misure per tutelare almeno i bambini da una
pubblicità ingannevole?
Già nel lontano 1955 la federazione americana pediatri dichiarava che questa
pubblicità sfrutta i bambini di età inferiore agli otto anni generando una
dipendenza psicologica. Prima o poi bisognerà vietare quelle pubblicità per
bambini che promuovono cibi ad alto contenuto di grassi e di zuccheri; la
salute è il bene più importante che la società deve tutelare. Ostentare con
ingenti investimenti pubblicitari una cattiva alimentazione promuovendola come
simbolo di vita moderna, allegra, fonte di successo e di socialità è una grande
balla mediatica.
Bibite, dolci, grassi, panini fast food sono i cibi più reclamizzati ma spesso
sono i più scadenti. La lotta per sostenere produzioni di cibi sani, corretta
informazione, educazione alimentare può sembrare scoraggiante nel confronto con
questi colossi industriali, ma un´arma c´è. Nessuno è obbligato ad acquistare
questo genere di cibo e il primo passo da fare è smettere di comprarlo anche se
costa poco, troppo poco. Un buon boicottaggio, il rifiuto di comprare, può
avere più effetto delle parole e a volte la forza più irresistibile è quella
più semplice
http://www.repubblica.it 29/03/2010

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