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Gli editori dei miracoli così i piccoli salvano i grandi autori

Aver cura di un autore, aver cura di qualsiasi cosa, è il compito più difficile del mondo.

 

 

Dopo Richard Yates Donald Barthelme James Purdy e altri piccoli capolavori, la collana classics di minimum fax cala un altro asso, ripubblicando l' opera omnia di un maestro della letteratura americana: Bernard Malamud. Corredandolo di eccellenti introduzioni - imperdibile quella di Philip Roth a Il Migliore - e di una veste grafica ad hoc, con copertine facili da riconoscere, sebbene un pochino meste. Ma per chi compra, conta la familiarità più dell' azzardo, un abito che sia una divisa, un garanzia di appartenenza. È uscito in questi giorni Le vite di Dubin (pagg. 552, euro 15, traduzione di Bruno Oddera e Giovanna Garbellini), romanzo che Malamud riteneva il più riuscito tra i suoi. Lo individuiamo al volo e lo compriamo, così come abbiamo comprato i precedenti.

 

La gioia della serialità! È così riposante non dover scegliere ogni volta. Poco importa che, anche nella bibliografia degli immensi, non tutti i libri siano capolavori. Non sono solo le eccellenze a insegnare, anzi. A volte anche i fallimenti, specie i fallimenti degli altri, indicano la strada con più esattezza. O seducono, come ogni imperfezione. E le case editrici fanno un lavoro santo quando si accollano il bellissimo ma anche il così così, pur sapendo che faticheranno a sbolognarlo. È una specie di manutenzione dell' autore che permette a noi lettori di intonarci piano piano a uno stile, comprenderlo più profondamente. Ma soprattutto di disintossicarci dalla terribile malattia dell' evento. Abbandonando l' idea che un libro sia una epifania irripetibile, un' esplosione di senso intorno alla quale rimangono solo macerie.

 

Un libro, mi pare, è piuttosto un epifenomeno, una manifestazione secondaria di una carriera dell' intelligenza e dell' immaginazione, riconoscibile solo con un po' di pazienza. A cosa serve aver letto Il giovane Holden se non si ha sentore delle avventure della famiglia Glass, indimenticabile protagonista di tutto il resto della produzione di Salinger? Aver cura di un autore, aver cura di qualsiasi cosa, è il compito più difficile del mondo. Non è da tutti. Occorre, per esempio, non dover vincere ogni volta, come sono costrette a fare le grandi case editrici. Se invece puoi accontentarti di mille o duemila copie, puoi rischiare di più, azzardare autori raffinati, o controversi, comunque non ecumenici. Come Edmund White, del quale la casa editrice Playground pubblica adesso, dopo My Lives e Hotel de Dream, una raccolta di racconti intitolata Caos (pagg. 171, euro 14, trad. di G. Testa). White, docente all' università di Princeton, considerato autore di culto in Francia e negli Stati Uniti, era già arrivato in Italia. Ma se il suo saggio su Genet, Ladro di stile, è ancora disponibile ne Il Saggiatore, i romanzi sono scivolati via dai cataloghi Einaudi per ragioni di mercato. Persino Un giovane americano, considerato il suo capolavoro, non è sopravvissuto in Baldini Castoldi Dalai.

 

In contemporanea all' uscita di Caos, sempre la miminum fax fa uscire La doppia vita di Rimbaud (pagg. 186, euro 14, trad. di G. Testa), una biografia del poeta francese, da White considerato un' icona del ribellismo, un mito non soltanto poetico per tutti quei ragazzi che hanno sognato di scappare e correre dietro a una vita libera, anche sessualmente. Il prossimo White in uscita per Playground sarà invece City boy, uscito adesso in Francia, dove lo scrittore è assai più affermato che da noi. Il successo planetario dell' esordiente è manna dal cielo, ma l' accumulo di monetine nella lunga avventura di uno scrittore, libro dopo libro formerà comunque un bel gruzzolo. E comunque solo quello un editore può preparare, perché i miracoli vengono a caso e si possono soltanto accogliere con gratitudine. Prendersi cura di un autore significa, prima di tutto, appropriarsene. Legare il suo nome a quello della casa editrice, accoglierlo in famiglia, adottarlo. Concentrare su di lui uno sforzo economico ed emotivo che non si esaurisca con la prima uscita. Dosare le forze, sapendo che la strada è lunga. E saper scegliere. Soprattutto saper scegliere.

 

Comprare libri è difficile. Per chi non tiene il naso ficcato ogni giorno nelle pagine culturali dei giornali serve un tom tom, qualcuno che ti indichi la strada quando, entrando nelle librerie, vieni ormai travolto dalla potenza visiva e anche fisica delle pile di "monnezzoni" dalle copertine dorate, che vomitano draghi, complotti, maghetti. Nell' epoca dello scardinamento delle gerarchie culturali, quando ormai i Simpson sono considerati, giustamente, capolavori al pari dei romanzi di Foster Wallace e i Sopranos non temono più il confronto con Coppola, chi stabilisce cos' è buono e cosa no, ma soprattutto: come faccio a non beccarmi una ciofeca da venticinque euro quando venticinque euro è il mio budget mensile per i libri? Per noi sceglie chi sa di più. Tipo Sandro Veronesi, che come sceglitore per le case editrici non sbaglia un colpo. Da quando fece comprare John Fante a Fazi (adesso ripubblicato da Einaudi Stile libero) al sublime John Cheever, che Fandando ha recuperato da Garzanti che lo aveva recuperato da Longanesi.

 

Torna così un titolo all' anno, da Il nuotatore ai Racconti italiani (pagg. 96, euro 14, trad. Leonardo Giovanni Luccone), lo scrittore considerato il padre del minimalismo americano. Che nessuno di noi avrebbe mai scoperto senza che ci fosse servito, libro dopo libro, dentro le eleganti copertine di Toccafondo. Così come non avremmo potuto conoscere Merce Rodoreda ( Via delle camelie, pagg. 202, euro 15, traduzione di G. Tavani), se la Nuova Frontiera non si fosse impegnata con tutte le sue piccole forze, riuscendo dove avevano già fallito Bollati Boringhieri e Baldini Castoldi Dalai con la Tartaruga. O ancora l' opera di Roberto Bolaño, che Sellerio ha iniziato a pubblicare dieci anni fa. Un' ultima menzione merita infine il lavoro fatto da Marcos y Marcos su Boris Vian. Un autore difficile perché polimorfo, inconsueto, non canonizzabile. Capace di sedurre chiunque, ma forse non tutti. Eppure la letteratura è anche questo. Una fascinazione che vorremmo considerare quasi a nostro personale beneficio, incondivisibile, Un dono dell' autore a noi e basta. Forse è soprattutto, questo.

 

http://www.repubblica.it    21 dicembre 2009  

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