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Facebook L' illusione di avere mille amici online

E' il re dei social network ma anche chi ha moltissimi contati può contare su un massimo di 10 o 16 confidenti veri.

 

 

Su Facebook se ne trovano un tanto al chilo. «Mario Rossi ti ha aggiunto come amico» ormai rivaleggia con le offerte di Viagra scontato nelle caselle di posta elettronica. In entrambi i casi la distanza dall' originale può essere notevole. Si tratta spesso di relazioni annacquate, con poco o punto principio attivo: simpatizzanti, aspiranti corteggiatori, semplici conoscenti. Non costa niente dire sì. Anzi, nella peculiare inversione dell' onere della prova nella socializzazione online, il contrario è faceslapping, prendere uno/a che vuol essere gentile con te a pesci in faccia. Cafonaggine digitale.

Alla fine però, in questa inflazione di facile cordialità e qualifiche abusive, gli amici veri restano tesori anche ai tempi dei saldi web. È la morfologia stessa del nostro cervello a impedirci di legare in profondità con troppe persone. E tra le legioni di friends virtuali gli scambi veri si hanno sì e no con un manipolo, i soliti quattro gatti. Il limite dei rapporti «seri» l' ha calcolato qualche anno fa Robin Dunbar, antropologo a Oxford.

Per i primati si deduce dal grooming, la cura del pelo che le scimmie si prestano l' un l' altra in segno di affetto. Prende tempo e attenzione, non si può fare con tutti. Comparando le dimensioni delle neocortecce cerebrali dei quadrumani con le nostre, lo studioso ha fissato in 148, arrotondato poi a 150, il numero massimo di relazioni che si possono ragionevolmente coltivare. Il cosiddetto «Dunbar Number». Anche i villaggi neolitici o i manipoli dell' esercito antico-romano avevano più o meno quell' ampiezza.

Oltre, le cose si incasinano, serve una burocrazia per garantirne il funzionamento. Naturalmente non è l' unica stima. Per altri antropologi, come Russel Bernarde lo scomparso Peter Killworth, si può arrivare al doppio. Mentre il sociologo di Harvard Peter Marsden sottolinea la distinzione tra la nebulosa di amici e conoscenti e il «core», il primo girone dei confidenti, «con cui si che serve ad alimentarle». Certo, si fa prima a mandare due righe e si rischia meno che quel ruscello di conversazione esondi, ma anche la corrispondenza elettronica è un investimento di energie che non si riesce sempre a contingentare.

 Il punto, per molti, resta piuttosto la definizione di chi ricomprendere nel proprio «network stabile» e chi no. «Per me sono quelle persone» propone l' antropologo britannico «che non sareste imbarazzati a salutare se li incontraste in un bar nell' aeroporto di Hong Kong alle tre del mattino». O anche in un altro non-luogo, ma avete capito il senso. I totali gonfiati dei social network si spiegano con un buon numero di conoscenti ai quali ci limitiamo a trasmettere aggiornamenti sulle nostre vite. Altra cosa rispetto alle vere relazioni. Che restano poche come aveva capito, già ai tempi dell' agorà originaria, Omero: «Non è tanto difficile morire per un amico, ma trovare un amico per cui valga la pena farlo».

L' apparente moltiplicazione dei pani e dei pesci di Facebook non è, da questo punto di vista, ancora un miracolo. discute delle faccende importanti». Che sono sempre meno per lo psicologo John Caccioppo che sull' American Sociological Review ha pubblicato gli sconsolanti risultati del suo studio. Dall' 85 al 2004 questo nocciolo duro è passato da 3 a 2 persone. Per non dire che la percentuale di americani che sentono di non averne affatto è più che raddoppiata, passando dal 10 al 24,6%. La novità è che queste ipotesi, sin qui desunte dalla convivialità degli scimpanzé o verificate su campioni relativamente piccoli di bipedi, sono state testate nei social network. Cameron Marlow, il sociologo a busta paga di Facebook, dopo aver seguito per un mese il comportamento di un vasto gruppo casuale, ha confermato le modalità «terrestri».

Un utente in media ha un giro di 120 amici, nell' accezione lasca che ci siamo detti. Ma il club della vera familiarità sarà composto da una minima frazione. Nel caso di 50 friends si avranno contatti reciproci e sostenuti solo con 3 o 4 persone, a seconda che siate maschio femmine. Nei gruppi di 150 si passa a 5 o 7. Ma anche chi vanta un pallottoliere complessivo di 500 e oltre, alla fine avrà veri scambi con 10 e 16. Dunbar non ne dubitava. E non è affatto sorpreso dalla differenza «di genere». «Le donne organizzano diversamente i loro network» ci risponde via email. «Lo fanno parlando di più, mentre gli uomini attraverso le attività in comune. Le prime tengono contatti regolari, i secondi no, rimandando a quando si incontreranno al bar.

Ciò è confermato anche dall' uso dei cellulari, dalle durate, lunghe e brevissime, delle rispettive chiamate». Lui non crede chei social network cambino la natura dei "rapporti stabili". «Sono la stessa cosa, online e off, nel senso che anche in rete le relazioni sono limitate dal medesimo problema, ovvero il tempo

 

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