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Europa e i Signori del rating: la sfida delle regole globali 2

Nascita, funzionamento e problemi delle agenzie di Rating

 

 

Il nuovo regolamento della Ue

Parole dure, che aiutano a capire lo spirito delle nuove regole dell’Unione europea.

Le norme sono state varate alla fine dell’anno scorso. Il testo di riferimento è il "Regolamento CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, relativo alle agenzie di rating del credito" – Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L302 del 17 novembre 20094.

Il regolamento è entrato in vigore venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma la data da tenere d’occhio è il prossimo 7 giugno, giorno a partire dal quale le agenzie di rating potranno presentare domanda di registrazione al Cesr (il Comitato delle autorità europee di regolamentazione e di vigilanza dei valori mobiliari), condizione obbligatoria per operare nella Comunità5.

Si tenga conto che per tradurre effettivamente in pratica i nuovi dettati normativi occorreranno ancora alcuni mesi, necessari affinché i singoli stati mettano a punto i regolamenti attuativi e attrezzino le strutture di vigilanza nominando i supervisori nazionali che faranno parte del Cesr. Per fare questo c’è tempo fino a dicembre.

Vediamo ora i punti qualificanti del nuovo quadro di riferimento europeo. Gli obblighi previsti per le agenzie di rating sono numerosi: non possono offrire servizi di consulenza; devono rendere pubbliche le metodologie di valutazione (finora gelosamente custodite come knowhow aziendale); non sono autorizzate a valutare strumenti sui quali non siano in possesso di adeguate informazioni, hanno l’obbligo di identificare i rating su prodotti complessi con appositi simboli e sono tenute a pubblicare una dettagliata relazione annuale sulla trasparenza. Inoltre il regolamento della Ue interviene  direttamente su organizzazione e governance: viene richiesto un sistema di controllo interno per la  qualità delle valutazioni e si impone la presenza di almeno due consiglieri indipendenti nei consigli di amministrazione. La retribuzione degli amministratori indipendenti non deve essere legata ai risultati economici dell’agenzia.

Un fardello certo non leggero, approvato all’unanimità dal Consiglio Ue, che come prevedibile ha suscitato preoccupazione tra i protagonisti del settore. In particolare, le agenzie di rating lamentano asimmetrie delle regole tra le diverse aree geografiche, poco consone a un mercato globale. «Le politiche statunitensi – ha precisato infatti Nicola Brutti, docente presso l’Università di Salerno, in un’analisi realizzata per «Bancaria» – sembrano meno incisive, nonostante il Credit Rating Agency Reform Act del 2006 abbia introdotto una disciplina giuridica per la registrazione delle Nationally recognized statistical rating organizations »6.

 

Regole locali, problema globale

L’esigenza di regole globali come il mercato è sentita da tutte le parti coinvolte e rappresenta con ogni probabilità il prossimo passaggio da compiere. Lo ha autorevolmente confermato il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet: «La questione delle agenzie e dei loro potenziali conflitti d’interesse è un tema globale che richiede risposte globali, non solo dell’area euro. Se ne discuterà nel G- 20 e nel Financial Stability Board. Quella delle agenzie di rating è una delle aree in cui si possono individuare elementi di pro ciclicità»7.

Sembra così in parte superata l’ipotesi, avanzata dal Cancelliere tedesco Angela Merkel e circolata tra esperti ed esponenti delle istituzioni, di istituire – forse in capo alla Banca centrale europea, che ha però manifestato la sua contrarietà – un’agenzia di rating europea in modo da spezzare il monopolio delle tre oligopoliste private8.

Questa ipotesi, peraltro, ha raccolto consensi ma anche molte critiche. Infatti, nel caso delle valutazioni di debiti sovrani, il rischio principale che evidenzia una tale soluzione è quello di sostituire un rating troppo influenzabile da interessi di mercato con un giudizio sensibile alle ragioni di stato, esposto a negoziati politici, frutto di mediazioni con i singoli governi. Queste potrebbero semplicemente prendere il posto delle trattative con le società e le istituzioni che oggi pagano le  commissioni alle agenzie di rating. Se fosse così, in termini di libertà di giudizio cambierebbe poco o  nulla. Tirare la giacchetta degli analisti dalla parte degli interessi di mercato, oppure da quella delle pressioni politiche non sposta la questione di un millimetro e neppure fa compiere passi avanti sulla via delle garanzie d’indipendenza e terzietà. Dunque non aiuta a recuperare fiducia.

Tra i punti critici della situazione attuale, inoltre, figura la mancata sincronizzazione su scala mondiale del sistema sanzionatorio. In Europa, poi, la questione è ancora più seria. Come abbiamo visto, c’è un articolato sistema delle regole, ma manca al momento un credibile apparato sanzionatorio per chi non le rispetta. Si sta provvedendo a colmare la lacuna, ma il ritardo e la laboriosità dell’agenda politica mostrano in modo incontrovertibile la differenza di velocità tra aggiornamento delle regole ed  voluzione delle crisi. L’implementazione delle nuove norme stenta a tenere il ritmo della successione di emergenze, ma anche dei semplici “incidenti di percorso” che in fondo fanno parte della normale dinamica dei mercati, con il risultato che il regolamento dell’Ue rischia di nascere già vecchio.

Ne sono consapevoli gli stessi promotori, che all’indomani della bufera scatenata dalla crisi della Grecia hanno preannunciato nuove possibili misure. Durante un’audizione all’Europarlamento, il 4 maggio scorso, il commissario Ue ai servizi finanziari, Michel Barnier, lo ha fatto capire chiaramente.

Parlando delle regole che entreranno in vigore a fine anno, Barnier ha detto: «Credo che sarà necessario  andare più lontano, soprattutto per quanto riguarda l’impatto dei rating sull’insieme dei sistemi finanziari e delle economie. Faremo una valutazione molto rapida per vedere se le nuove norme sono effettivamente sufficienti ». E ha poi aggiunto: «Non ne sono tanto sicuro», aprendo così la strada a un ulteriore giro di vite.

 

Conclusioni

In ogni caso, anche senza nuovi interventi, in materia di rating il regolamento approvato dall’Ue nel settembre 2009 rappresenta già una best practice nel mondo.

Occorre tuttavia accrescerne l’efficacia realizzando rapidamente diversi passi importanti.

1) La prima lacuna da colmare riguarda la creazione di un adeguato  sistema sanzionatorio per chi non rispetta il dettato delle regole. Questo rappresenta infatti il tallone di Achille delle regolamentazioni attuali, non solo in Europa. La gamma di sanzioni deve prevedere pene pecuniarie, fino ad arrivare alla sospensione dall’attività. Ma senza escludere – nei casi più gravi – profili di carattere penale.

2) Non basta avere regole e punizioni, anche severe, per chi non le rispetta. Serve anche uno "sceriffo" in grado di applicare la legge e svolgere attività di sorveglianza e prevenzione. Le capacità tecniche sono già disponibili (per esempio all’interno della Bce, delle singole Banche centrali e delle Consob nazionali). Sono però disperse e manca un efficace assetto organizzativo, al riparo da influenze esterne sia di soggetti privati, sia di natura politica e in grado di agire con rapidità.

3) Occorre dare, da subito, un respiro globale all’approccio metodologico e normativo sul tema del rating nei mercati finanziari. L’occasione c’è ed è rappresentata dalla definizione dei "global legal standard", all’interno dei quali va ricavato uno spazio per questo item9.

Il tema è anche all’attenzione del G-20 e del Financial Stability Board, ma ora serve un’accelerazione. La strada della risposta globale a un problema globale è l’unica percorribile per evitare arbitraggi legali, con operatori e attività che si spostano come le palline di un flipper, alla perenne ricerca dei paesi con gli assetti normativi più lacunosi o meno trasparenti.

4) La moltiplicazione delle fasi di crisi dei mercati finanziari (e l’aumento della loro gravità) ha ormai dimostrato chiaramente l’importanza di un’adeguata formazione degli investitori privati. Tocca ai singoli governi intervenire con adeguati programmi di educazione finanziaria già durante l’istruzione scolastica. All’Ue spetta invece svolgere un’importante opera di regia. È necessario incentivare gli sforzi dei paesi membri fissando obiettivi ragionevoli da raggiungere nel breve e nel medio termine.

L’attenzione concentrata sulle giovani generazioni non esclude che vengano dedicate risorse anche alla formazione economica e finanziaria degli adulti. Si noti, per inciso, che Bruxelles ha già definito progetti e programmi per la formazione permanente della popolazione adulta, che potrebbero utilmente ospitare anche questi temi.

5) Occorre infine dare un seguito ai primi passi compiuti sul terreno della chiarezza nelle comunicazioni scritte tra intermediari e clienti. Finora gli sforzi normativi si sono concentrati in  particolare su alcuni prodotti e servizi di base (come conto corrente, prestiti personali, conto titoli e così via). Ora si tratta di spingersi su nuovi terreni, come la conoscenza del funzionamento dei mercati finanziari, dei livelli di rischio delle diverse asset class, delle regole e dei diritti. Ciò perché leggi e  sceriffi ci vogliono. Ma autodifesa e consapevolezza restano le armi migliori per far crescere un mercato sano.

 

 

4 Per consultazione del testo: http://ec.europa.eu/internal_market/securities/agencies/index_fr.htm .

 

5 Le agenzie di rating già operanti nella Comunità prima del 7 giugno 2010 hanno tempo di presentare la domanda fino al 7 settembre 2010.

 

6 The european regulation on credit agencies, in «Bancaria», n. 1, 2010.

 

7 La dichiarazione è stata resa da Trichet al termine del Consiglio direttivo della Bce del 6 maggio 2010. In quella sede,  nonostante l’emergenza della Grecia, non sono state assunte misure straordinarie e i tassi d’interesse dell’Eurozona sono stati confermati all’1%.

 

8 In realtà dell’agenzia di rating europea si parla, a intermittenza, da anni. Nelle ultime settimane è stata riportata alla ribalta dal quotidiano finanziario «Handesblatt» (il 3 marzo). Il 30 aprile, il ministro delle Finanze tedesco, Wolgang Schauble, ha però raffreddato gli entusiami definendola «un sogno nel cassetto».

 

9 Proprio in queste settimane il tema dei Global legal standard sta finalmente uscendo dalla fase di analisi preliminare. Il 4 maggio, a Roma, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, hanno presentato un primo “documento di programma”. Il passo successivo prevede, d’intesa con i governi di 30 paesi, la  definizione di una road map per i diversi strumenti giuridici da mettere a punto. Ancora una volta, il rischio da evitare è quello di un eccessivo allungamento dei tempi.

 

 

da http://www.ispionline.it/it/documents/PB_186_2010.pdf

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