Elogio della rete, dove la leggerezza è modificabile
Quel rischio della carta, invece, di non poter mai cambiare idea
Diceva Miroslaw Balka: «La comprensione è
un’esperienza di costruzione che ricomincia sempre da capo». Ovvero non è
sufficiente giungere ad un punto fermo e, con il risultato acquisito in tasca,
spegnere il cervello e affidarsi alla rendita di conoscenze. Ma serve sbirciare
oltre, puntare al prossimo nodo, azzerare il certo e imbarcarsi in un altro
viaggio di comprensione.Da dove passa il futuro della cultura? Certamente dai
libri, e certamente da menti pronte al cambiamento e a nuovi strumenti. Come la
rete, fino ad oggi per la verità bistrattata dalle nostre parti: sia dagli
italiani ancora pigri circa un suo uso costante, sia dalle istituzioni ancora
in ritardo tecnologico, quanto a provvedimenti su banda larga e internet
mobile.
Quanti non hanno ancora consultato la rete per dettagli
storici, curricula di personaggi ed esponenti passati e presenti, o
semplicemente per avere conferme su date o eventi? C’è chi dice che le
enciclopedie online non siano propriamente attendibili, nè filologicamente
corrette. Manca un controllo, lamentano i puristi, troppa libertà e semplicità
di inserimento. Perché troppo facili preda di manipolazioni, di esagerazioni o
imprecisioni. Sì, ma proprio per questo anche intercambiabili
contenutisticamente al proprio interno, pronte a fare un passo indietro e a
farsi correggere. Non cementificate nei secoli, ma rapidamente mutabili e,
così, attuali ed elastiche.
Interessante, anzi, doveroso, accostarvi una metafora
politica. La rete è sinonimo di cultura nuova, futura, perché aperta a
resettarsi se sbaglia o se si rende conto di aver prodotto qualche
imprecisione. L’enciclopedia online è modificabile, mentre un libro no. Perché
rimane prigioniero di ciò che è stato scritto e dato per acquisito, e nessuno
lo confuta. Tutto in rete è leggero: sì, e allora? Ma mentre la leggerezza è
trasformabile, migliorabile, il libro no. Meglio quindi un riscontro personale,
collettivo e continuo, all’immobilità dell’immodificabile. Di pari passo va
anche il pensiero individuale: chi pensa con cultura libraia è destinato ad
un’esasperazione identitaria, poco avvezza al cambiamento, alla discussione,
alla critica anche aspra ma efficace, perché veritiera in quanto fa luce sui
nervi scoperti. Perché lo stantìo e il definitivo altro non fanno se non
bloccare le masse in movimento. Semplicemente offrono lo spunto per non fare.
Il passo che andrebbe fatto, con serietà ma senza paura, è
nella direzione di un’apertura intelligente alla modernità della rete, al
momento sottostimata e sottoutilizzata in Italia. Quasi che inducesse timori,
che spaventasse anche alcune elite. Che invece, in virtù del proprio stato, ne
potrebbero essere diffusori determinanti. Tornando alla cultura, questo non
significa che si faccia il tifo per la scomparsa dei libri o della carta, ci
mancherebbe. Né che si consideri inattuale la filologia, l’approfondimento di
cognizioni del passato, la rilettura di opere e scritti, le ristampe di libri
di ieri. Rappresentano un incredibile bagaglio, non da portare come una zavorra
immobile, ma funzionalmente alla comprensione del domani. Sta tutta qui la
difficoltà di armonizzare sapere e rete. Ma perché, qualcuno pensava che fosse
tanto semplice la fusione tecnologica e intellettuale del vecchio con il nuovo?
Certamente no, magari però ci si sarebbe aspettato un po’più di collaborazione,
di apertura, di coraggio.
Ha ragione lo storico della filosofia Tullio Gregory quando
dice che la rete oggi è afflitta da alcuni problemi: l’impossibilità di
controllare la moltitudine di dati che si diffondono a getto continuo, la
manipolazione dell’opinione pubblica. Ma non sarebbe una risposta convincente
scartarla a priori come strumento moderno e funzionale. Per questo è utile un
suo rafforzamento, una verifica qualitativa, che non svilisca quel sottile ma
pervasivo fruscìo di libertà che la caratterizza. E, accanto ad essa, un
rafforzamento delle menti. Perché per quanta rete potrà essere disponibile e
fruibile a tutti, se mancheranno occhi e neuroni aperti e disposti a sfruttarla
non si potrà compiere il vero progresso scientifico-mentale del secolo.
http://www.ffwebmagazine.it 10
agosto 2010
di Francesco De Palo
Quel rischio della carta, invece, di non poter mai cambiare idea
Diceva Miroslaw Balka: «La comprensione è
un’esperienza di costruzione che ricomincia sempre da capo». Ovvero non è
sufficiente giungere ad un punto fermo e, con il risultato acquisito in tasca,
spegnere il cervello e affidarsi alla rendita di conoscenze. Ma serve sbirciare
oltre, puntare al prossimo nodo, azzerare il certo e imbarcarsi in un altro
viaggio di comprensione.Da dove passa il futuro della cultura? Certamente dai
libri, e certamente da menti pronte al cambiamento e a nuovi strumenti. Come la
rete, fino ad oggi per la verità bistrattata dalle nostre parti: sia dagli
italiani ancora pigri circa un suo uso costante, sia dalle istituzioni ancora
in ritardo tecnologico, quanto a provvedimenti su banda larga e internet
mobile.
Quanti non hanno ancora consultato la rete per dettagli
storici, curricula di personaggi ed esponenti passati e presenti, o
semplicemente per avere conferme su date o eventi? C’è chi dice che le
enciclopedie online non siano propriamente attendibili, nè filologicamente
corrette. Manca un controllo, lamentano i puristi, troppa libertà e semplicità
di inserimento. Perché troppo facili preda di manipolazioni, di esagerazioni o
imprecisioni. Sì, ma proprio per questo anche intercambiabili
contenutisticamente al proprio interno, pronte a fare un passo indietro e a
farsi correggere. Non cementificate nei secoli, ma rapidamente mutabili e,
così, attuali ed elastiche.
Interessante, anzi, doveroso, accostarvi una metafora
politica. La rete è sinonimo di cultura nuova, futura, perché aperta a
resettarsi se sbaglia o se si rende conto di aver prodotto qualche
imprecisione. L’enciclopedia online è modificabile, mentre un libro no. Perché
rimane prigioniero di ciò che è stato scritto e dato per acquisito, e nessuno
lo confuta. Tutto in rete è leggero: sì, e allora? Ma mentre la leggerezza è
trasformabile, migliorabile, il libro no. Meglio quindi un riscontro personale,
collettivo e continuo, all’immobilità dell’immodificabile. Di pari passo va
anche il pensiero individuale: chi pensa con cultura libraia è destinato ad
un’esasperazione identitaria, poco avvezza al cambiamento, alla discussione,
alla critica anche aspra ma efficace, perché veritiera in quanto fa luce sui
nervi scoperti. Perché lo stantìo e il definitivo altro non fanno se non
bloccare le masse in movimento. Semplicemente offrono lo spunto per non fare.
Il passo che andrebbe fatto, con serietà ma senza paura, è
nella direzione di un’apertura intelligente alla modernità della rete, al
momento sottostimata e sottoutilizzata in Italia. Quasi che inducesse timori,
che spaventasse anche alcune elite. Che invece, in virtù del proprio stato, ne
potrebbero essere diffusori determinanti. Tornando alla cultura, questo non
significa che si faccia il tifo per la scomparsa dei libri o della carta, ci
mancherebbe. Né che si consideri inattuale la filologia, l’approfondimento di
cognizioni del passato, la rilettura di opere e scritti, le ristampe di libri
di ieri. Rappresentano un incredibile bagaglio, non da portare come una zavorra
immobile, ma funzionalmente alla comprensione del domani. Sta tutta qui la
difficoltà di armonizzare sapere e rete. Ma perché, qualcuno pensava che fosse
tanto semplice la fusione tecnologica e intellettuale del vecchio con il nuovo?
Certamente no, magari però ci si sarebbe aspettato un po’più di collaborazione,
di apertura, di coraggio.
Ha ragione lo storico della filosofia Tullio Gregory quando
dice che la rete oggi è afflitta da alcuni problemi: l’impossibilità di
controllare la moltitudine di dati che si diffondono a getto continuo, la
manipolazione dell’opinione pubblica. Ma non sarebbe una risposta convincente
scartarla a priori come strumento moderno e funzionale. Per questo è utile un
suo rafforzamento, una verifica qualitativa, che non svilisca quel sottile ma
pervasivo fruscìo di libertà che la caratterizza. E, accanto ad essa, un
rafforzamento delle menti. Perché per quanta rete potrà essere disponibile e
fruibile a tutti, se mancheranno occhi e neuroni aperti e disposti a sfruttarla
non si potrà compiere il vero progresso scientifico-mentale del secolo.
http://www.ffwebmagazine.it 10
agosto 2010

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