Elogio dell’intellettuale capace di capire (e cambiare) la vita
La letteratura, secondo Magris, ci educa e ci arricchisce come cittadini, obbligandoci a rivedere convinzioni, credenze, conoscenze, percezioni.
Incontro Claudio Magris a Lima, dove si presta con coraggio alle schiavitù della fama: interviste, conferenze, autografi, dottorati honoris causa . Tanto nelle presentazioni pubbliche quanto nelle risposte ai giornalisti che lo assillano evita i luoghi comuni e si impegna con audacia a non sacrificare la complessità e le sfumature ogni volta che parla di politica. Tutto ciò che ha detto su Berlusconi, sulla situazione dell’Italia, sul problema dell’immigrazione, le tendenze xenofobe e razziste e i timori dell’integralismo islamico nell’Europa di oggi è di una lucidità rigorosa, come lo sono i suoi saggi e articoli. È incoraggiante vedere come, nel pieno della cultura della frivolezza e dello spettacolo, ci siano ancora intellettuali che credono, nelle parole di Sartre, che «le parole sono atti», e che la letteratura aiuti a vivere e possa cambiare la storia.
Da quando, alla fine degli anni Ottanta, lessi «Danubio», ritengo Magris uno dei migliori scrittori del nostro tempo e probabilmente colui che tra i suoi contemporanei ha dimostrato meglio, nei suoi libri di viaggi, negli studi critici, nella narrativa e negli articoli di giornale, come la letteratura, oltre al piacere che ci procura quando è originale e profonda, ci educa e ci arricchisce come cittadini, obbligandoci a rivedere convinzioni, credenze, conoscenze, percezioni. (..)
Borges una volta ha detto: « Estoy podrido de literatura » («Sprofondo nella letteratura»).
Voleva dire che grazie all’irrealtà creata dalle fantasie, i grandi scrittori avevano vissuto più tempo fuori dal mondo reale che dentro di esso. La sua è una metafora che racchiude una visione della letteratura come realtà parallela, che permette ai lettori di rifugiarsi in essa per sfuggire al mondo reale e confinarsi nella pura fantasia. La letteratura, per Claudio Magris, è, al contrario, non una fuga ma un’immersione intensa e profonda nella realtà, forse il modo più incisivo, squisito e istruttivo di comprendere la realtà di cui facciamo parte. (..)
Anche lui «sprofonda» nella letteratura, e per questo appare così risoluto quando, negli articoli che pubblica sul Corriere della Sera, esprime le sue opinioni sulla politica, la religione, la mafia, il terrorismo, la guerra e altri temi di attualità. La letteratura affiora sempre come un punto di vista che offre sfumature o mette in discussione le letture presumibilmente obiettive e imparziali di quello che accade intorno a noi. La letteratura, invece di essere dissociata dalla vita ed essere una realtà a parte, confinata in se stessa, è un modo privilegiato ed eccelso di vivere, di capire ciò che si vive e perché si vive: il fatto che nella vita esistano gerarchie, valori e paure, scelte da difendere, da criticare e da combattere, come per esempio le frontiere.
Nato a Trieste, un luogo che è stato centro e crocevia di culture, Magris è un esperto di frontiere. Usando l’arma della letteratura ha dedicato gran parte della sua vita a studiarle e a demolirle. Ha mostrato che la cosiddetta globalizzazione non è un fenomeno della nostra epoca, ma l’estensione moderna, alla sfera economica e politica, di un vecchio retaggio di ciò che nell’ambito della cultura praticavano i fondatori della letteratura occidentale, a cominciare da Omero. Leggere i classici serve a capire quanto artificiali ed effimere siano le frontiere quando si tratta di affrontare l’essenza della condizione umana, la vita, la morte, l’amore, l’amicizia, la povertà e la ricchezza, la malattia, la cultura, la fede.
Le frontiere fisiche, culturali, religiose e politiche sono servite solo a isolare gli esseri umani e ad avvelenarli di incomprensioni e pregiudizi verso il prossimo, e niente lo ha dimostrato in modo tanto drammatico come la buona letteratura. Per questo, tutto ciò che contribuisce a indebolire le frontiere è positivo, il modo migliore per vaccinarsi contro future apocalissi, come le due guerre mondiali del XX secolo.
traduzione di Francesca Buffo
http://www.corriere.it 17-12-2009

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