Ebbene sì, la terra è rotonda
Non tutte le teorie sono equivalenti : non si possono costruire dei modelli indipendenti dalla realtà
Il Zhou Bi Suan Jing (il "Classico dell´Aritmetica") è uno dei più
antichi testi di matematica cinesi, completato intorno al III secolo a. C. Il
libro discute, tra l´altro, della variazione dell´altezza del sole andando
verso sud (a Palermo il sole è più alto nel cielo che a Milano). Basandosi
sull´idea che la Terra
sia piatta, lo Zhou Bi Suan Jing calcola che il Sole sia a circa 10.000
"li" sopra alla nostra testa: poche migliaia di chilometri. Più o
meno nello stesso periodo, in Egitto, il direttore della Biblioteca di
Alessandria, Eratostene, utilizza la stessa misura, ma si basa sull´idea che la Terra sia una sfera, e
conclude che il Sole è lontanissimo e il perimetro del nostro pianeta è 252.000
"stadi", cioè 40.000 chilometri: la dimensione della Terra riportata
oggi negli atlanti. Il contesto culturale della Cina della dinastia Han è molto
diverso da quello del Mediterraneo Ellenistico, e culture diverse danno
interpretazioni diverse della stessa osservazione. L´occidente continuerà a
immaginare la Terra
come una sfera (pensate a Dante), e il Sole molto lontano e grande; mentre la Cina continuerà a pensare che
il Sole sia una pallina, e la
Terra sia piatta.
Eratostene e lo Zhou Bi Suan Jing hanno egualmente ragione, ciascuno
all´interno del proprio contesto culturale? Oppure Eratostene è più vicino alla
realtà? Per usare la bellissima domanda con cui Gianni Vattimo chiude il suo
dialogo con Maurizio Ferraris su Repubblica: dando ragione ad Eratostene,
«credi davvero di parlare from nowhere?», di accedere alla realtà, parlando da
un luogo fuori da ogni contesto culturale? Se diciamo che Eratostene ha ragione,
non stiamo forse esprimendo nient´altro che assunzioni arbitrarie del nostro
contesto culturale? Vattimo e Ferraris ripropongono, in versione un po´
italiana, una vasta questione che ha interessato la filosofia europea ed
americana, la cui eco era giunta al pubblico italiano nel "dibattito fra
Analitici e Continentali" lanciato diversi anni fa da Armando Massarenti.
È difendibile il realismo, messo in discussione da Vattimo e difeso da
Ferraris, cioè la tesi che cose e proprietà esistano indipendentemente dalle
convinzioni, dagli schemi concettuali, o dal contesto culturale?
Torniamo in Cina. Verso la fine del 1500 arrivano in Cina i gesuiti, guidati da
Matteo Ricci, colto astronomo. Quando i gesuiti vengono a conoscenza delle idee
dell´Istituto Imperiale di Astronomia, sorridono. Quando i Cinesi ascoltano dai
gesuiti le idee astronomiche occidentali, in brevissimo tempo rinunciano al
proprio punto di vista, e adottano la prospettiva occidentale. Si badi, erano
tempi politicamente non sospetti: l´esercito del Celeste Impero avrebbe
spazzato via facilmente qualunque armata europea. Non è certo stata la forza
politica a convincere i Cinesi che l´"interpretazione" occidentale
fosse migliore. Cos´è stato?
L´osservazione che i valori del vero e del falso sono intimamente influenzati
dal contesto culturale è profonda ed intelligente. Parliamo dall´interno di
sistemi di credenze, più o meno coerenti. Ma da questo non segue che non si
possano mettere a confronto idee diverse, confrontarle, scegliere fra queste e
imparare qualcosa "sulla realtà". Soprattutto non segue che la scelta
sia solo questione di rapporti di potere o fattori irrazionali. La scelta può
essere, anzi, il più delle volte effettivamente è determinata da un serio uso
della ragione critica, che ci aiuta a vedere quale fra due alternative sia
migliore: più coerente, più efficace e più confortata dai fatti.
Il motivo è che i nostri sistemi di pensiero non sono chiusi in sé stessi. Sono
strutturalmente rivolti all´esterno e in continuo dialogo e scambio. Il nostro
pensiero è pensiero sulla realtà, ed è in relazione costante sia con fatti
inaspettati, con "la realtà, dura e irriducibile, che ci fa cambiare
idea", sia con idee diverse. In questo confronto cresce, si modifica, e
apprende. Il dialogo, se è sereno, può arrivare a mostrare chi ha ragione e chi
ha torto. L´intera storia della scienza, antica e moderna, è una lunga
dimostrazione dell´efficacia della ragione: i dibattiti sono feroci, ma prima o
poi si arriva a comprendere chi ha ragione e chi ha torto. La Terra è rotonda, non è
piatta.
Ragione e torto dal punto di vista di chi? Dal punto di vista from nowhere? No,
dal punto di vista degli stessi dialoganti. Il confronto con opinioni diverse e
con i fatti esterni conforta una posizione e ne indebolisce un´altra, per
quanto la «realtà dei fatti» sia filtrata dalle interpretazioni. Per quanto si
voglia interpretare la Terra
come piatta, arriva comunque il giorno in cui fare i conti con la nave di
Ferdinando Magellano, partita verso occidente e tornata da oriente. Impariamo
qualcosa sulla realtà.
L´Italia, ha una difficoltà particolare ad accettare l´idea che si possa
dialogare serenamente, cambiare idea ascoltando altri, e arrivare a trovare
insieme una convinzione più fondata o una soluzione migliore. Manchiamo di una
tradizione di democrazia, dove questo modo di mettersi a confronto abbia avuto
tempo di affinarsi. Siamo abituati a lasciar decidere dominatori stranieri,
principi, vescovi, o capi carismatici, invece che cercare soluzioni ragionevoli
discutendo. Ci facciamo forti di alleanze e reti di amici, piuttosto che di
argomenti convincenti. Siamo l´unico paese del mondo in cui nei dibattiti
televisivi si toglie la parola all´altro; in ogni altro paese, chi interrompe è
giudicato poco credibile dal pubblico: vuol dire che non ha buoni argomenti.
Condividiamo con l´Iran il dubbio primato di essere i paesi che si fanno più
influenzare da una potente casta sacerdotale. Io ho simpatia per il ribellismo
irriducibile di Gianni Vattimo e la sua voglia di cambiamento. Ma dalla
democrazia di Atene alla rivoluzione francese, un´arma di cui l´umanità dispone
per difendersi dalla concentrazione del potere, come dalla dittatura mediatica,
è la ragione.
Credo che l´equivoco di fondo sia confondere conoscenza e certezza. L´umanità
vorrebbe un´àncora alla quale aggrappare certezze. Per il pensiero antico
poteva essere la fiducia in negli dèi, un Sacro Testo, gli Ayatollah, o il
Santo Padre. All´inizio del mondo moderno i limiti della Tradizione diventano
palesi e la certezza è cercata nell´esperienza o nella ragione astratta. Nel
XIX secolo sembra che la
Scienza possa fornire risposte certe, prima di scoprire che
perfino le efficacissime teorie di Newton sono poi messe in dubbio da Einstein.
Abbiamo imparato che non esistono garanzie su cui fondare certezze. Ma questo
non toglie che possiamo riconoscere le soluzioni più ragionevoli e il sapere
più credibile. Possiamo ragionevolmente conoscere la realtà indipendente da
noi. L´irriducibilità dell´esperienza e l´accordo a cui arriviamo sono le
nostre garanzie, imperfette ma sufficienti, che stiamo parlando di una realtà
indipendente da noi. Tra chi predica che la Verità è Unica, Assoluta (e lui ne è
depositario), e chi sostiene che non c´è criterio generale per scegliere fra le
opinioni, esiste una terza strada: quella della discussione e della ragione.
La Cina di oggi
sta lentamente avviandosi a tornare quella che è stata per la maggior parte dei
cinquanta secoli di civiltà umana: la più grande potenza del pianeta. Non sappiamo
se ci riuscirà, né che idee porterà. Ma certo tra queste non ci sarà l´idea che
il sole sia a 10.000 "li" e la Terra sia piatta. Perché? Semplicemente perché
nonostante le differenze iniziali, grazie al dialogo e al confronto sereno fra
interpretazioni diverse, abbiamo trovato ottime ragioni per credere che la Terra sia
"realmente" rotonda.
Repubblica 27.9.11

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