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Disoccupazione giovanile: la crisi penalizza i ragazzi

L'Istat registra una percentuale del 29% di under 35 senza lavoro

 

 

È un record di quelli di cui si farebbe volentieri a meno. La disoccupazione nell’Eurozona tocca il  10,1%, livello massimo dall’agosto 2008. È l’Eurostat – l’Istituto di statistica dell’Unione europea –a rendere noto il dato, rivelando come la percentuale dei non occupati nei paesi europei che utilizzano l’euro registri 25mila senza lavoro in più rispetto al marzo scorso, due milioni e 400mila in rispetto all’aprile 2009. In un orizzonte di crisi generalizzata e tra indicatori di disoccupazione che lievitano in tutti i paesi Ue, anche i numeri italiani sono in crescita, attestandosi, però, un po’sotto la media: si tratta dell’8,9% di disoccupati (aumentati di circa un punto percentuale dall’anno scorso), con circa due milioni e 200mila persone in cerca di lavoro. Sono dati che riguardano tutta la popolazione italiana in età da lavoro, ma fotografano una situazione particolarmente critica per i giovani: secondo l’Istat, infatti, la fascia di età tra i 19 e i 34 anni sarebbe priva di occupazione, né impegnata in corsi di studio o attività formative, per il 29% (ovvero un dato cresciuto del 4,5% dall’anno scorso). Contratti in stragrande maggioranza a tempo determinato e quindi ad alto tasso di precarietà, taglio netto delle nuove assunzioni, salari di ingresso ingenerosi e spesso congelati per tempi anche molto lunghi sono solo alcuni tra gli ingredienti più vistosi delle difficoltà giovanili nel mondo del lavoro. Con la conseguente impennata (registrata dall’Istat appena qualche giorno fa) del numero dei cosiddetti “bamboccioni”, i ragazzi che hanno superato da un po’ l’età dell’adolescenza ma continuano a vivere tra le pareti domestiche dei genitori, perché non riescono a rendersi economicamente indipendenti.  Problemi che non fanno che acutizzarsi con la congiuntura economica difficile del momento. «I giovani sono le vere vittime di questa crisi», ha affermato ieri il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nella sua relazione sulla manovra fiscale anticrisi del governo, evidenziando la necessità urgente di una riforma del mondo del lavoro che guardi con attenzione, trasversale a tutti gli schieramenti politici, agli under 35. E non è da sottovalutare neppure una revisione del percorso formativo che conduce al mondo del lavoro: troppo spesso, infatti, le statistiche rivelano molta distanza tra le reali occasioni occupazionali e la tipologia di preparazione dei ragazzi. Per esempio, a dispetto dei numeri di iscrizione al liceo in continua crescita, potrebbe essere fruttuosa in termini di inserimento nel panorama lavorativo una «rivalutazione del lavoro manuale», che aprirebbe molti più sbocchi. La situazione non è facile, ma l’auspicio è che la crisi possa rivelarsi anche opportunità per un patto generazionale più equilibrato e competitivo per il futuro.

http://www.ffwebmagazine.it 1 giugno 2010

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