Dialogo con Parmenide «La mente degli uomini sta errando nell’oscurità»
Anticipiamo un brano dell’intervista immaginaria di Emanuele Severino al filosofo Parmenide (515-450 a. C.) che uscirà con il «Corriere» il 18 novembre insieme al quinto volume dell’Enciclopedia Filosofica.
Severino — Anche tu, gli uomini, li chiami «mortali». Della loro mente dici che è plakton. Dovrebbero riflettere a lungo su questa parola. Di solito la si traduce con «errante». Non è sbagliato — purché si sappia che cosa spinge la loro mente a errare.
Parmenide — Infatti. Sono spinti a errare perché credono che l’esistenza della
nascita e della morte, cioè l’uscire dal nulla e il ritornarvi, sia verità. Lo
dico continuamente nel mio Poema. Ad esempio nei versi 39-40 di quello che voi
chiamate «frammento 8».
Severino — Ma quando dici che la mente dei mortali è plakton rendi ancora più
profondo il senso dell’errare che viene espresso da questa parola. Infatti
plakton, che tu riferisci alla mente dei mortali (fr. 6), prima ancora che
«errante», significa «colpita».
E chi è colpito patisce. Il colpo fa soffrire. Spinge nel dolore e
nell’impotenza. Si è impotenti quando non si riesce a ottenere ciò che si
vuole. Quando ciò accade si è preda del dolore, e allora si vacilla, si va di
qua e di là, si va errando, appunto. La mente dei mortali è «errante» perché è
«colpita». È colpita dalla convinzione non vera che nascita e morte esistano.
E, preda di questa convinzione, patisce.
Parmenide — Sì, con la parola amechanie ho indicato appunto questa impotenza,
angustia, mancanza, questo essere avvolti dal dolore quando non si segue — così
lo chiamo — il «sentiero della Verità». Amechanie indica l’assenza di mechané, ossia
della «macchina» (nel senso originario di questa parola), ossia del «mezzo» che
consente di liberarsi dall’impotenza angosciata. La frase completa dove parlo
della mente errante dei mortali dice infatti: «Nei loro petti un’impotenza
angosciata governa la mente colpita ed errante».
Severino — Dunque tu dici che credendo nell’esistenza della nascita e della
morte, nell’essere e non essere di ciò che è, la mente dei mortali è colpita e
va errando nell’oscurità dell’angoscia...
Parmenide — ...e che da questa «Notte» si esce andando «verso la luce» della
Verità.
Severino — Nietzsche ha scritto che tutto il pensiero filosofico, prima di lui,
è stato al tuo seguito. Non sono d’accordo, anche se tu stai indubbiamente al
centro della storia dell’Occidente. Un celebre filosofo della scienza ha
sostenuto non molto tempo fa che tu sei il padre di quella roccaforte della
scienza moderna che è la fisica e che tutti i grandi fisici del nostro tempo
sono stati parmenidei. Di nessun altro Platone ha detto quel che ha detto di
te: «Venerando e terribile» — l’espressione che Omero riferiva agli déi. Sono
d’accordo con Platone. Ma tu sei un grande dio bifronte...
Corriere della Sera 18.10.10

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