Di carta e di carne
La professionalità del libraio indipendente è impagabile
C'è un libraio indipendente a Cagliari in piazza Repubblica che si chiama Patrizio Zurru. Quando entro da lui mi guarda sornione e poi dice: “ho un libro per te”. Da sotto lo scaffale della cassa estrae un saggio, un testo di quelli che di solito nelle librerie di provincia nemmeno arrivano, perché opera di autori poco noti, editi da case editrici improbabili con temi di antropologia o di scienze della comunicazione talmente marginali che secondo me in tutta Italia saremo dieci persone in tutto a leggerli. Lui si ricorda che mi piacciono quelli e quando arriva il rappresentante dei libri ogni tanto fa un ordine apposta: una sola copia per me. Non è un trattamento speciale, anzi; è per attenzioni come questa che Patrizio è appena stato nominato Libraio dell'anno dalla giuria del premio Montescudaio del Pisa Book Festival. Nella sua libreria una volta all'anno i lettori possono rifare la vetrina con i libri che amano, inventandosi librai per un giorno e suggerendo ai clienti i testi che hanno cambiato il loro sguardo sul mondo. Non importa se non sono dell'autore in classifica o se costano poco o molto: quel giorno le priorità di vendita non le decidono le pressioni degli editori, ma i gusti liberissimi di chi i libri li legge e li ama.
Quanti sono i librai come Patrizio in Italia?
Tanti, molti più di quanti si pensi. C'è una libraia indipendente a Mantova che
quando vai a cercare un libro che lei non ha non ti dice “adesso lo ordiniamo e
torni tra tre settimane”, ma chiama tutti i librai di Mantova, tecnicamente
suoi concorrenti, finché non trova il libro che ti serve. Allora dice al
telefono: “tienilo, il mio cliente sta arrivando”, e tu vai a prenderlo. Lo
paghi nell'altro negozio e quella libraia non incasserà un centesimo da quel
libro, ma nella tua testa è lei che te lo ha venduto e lo sa. C'è un libraio
indipendente a Sassari che è il riferimento di tutti i bibliotecari della
provincia, perché possono contare su di lui per l'organizzazione delle attività
culturali: suggerisce loro temi da trattare e autori da invitare, fa da
mediatore con le case editrici e qualifica la loro proposta culturale mettendo
a disposizione la sua consulenza gratuita e la sua ricca rete di contatti. I
bibliotecari sanno benissimo che non può fare gli stessi sconti di un grande
portale on line o di un punto vendita della grande distribuzione, ma sanno
anche che il valore aggiunto che può offrire al suo territorio vale molto di
più di quell'apparente risparmio. C'è una libraia indipendente a Milano che una
volta al mese organizza un pomeriggio di “poesia dorsale”. I clienti che
entrano possono provare a fare poesia usando i titoli stampati sul dorsino dei
libri negli scaffali. Impilati in verticale nella giusta sequenza Ammaniti,
Gadda, Battaglia, Todde e Scalfari tirano fuori un'anima insospettabile: Io
e te, Accoppiamenti giudiziosi. Guasto è il mondo Sulla riva dei nostri
pensieri. E quale amor non cambia Per l'alto mare aperto? È un bellissimo
gioco di senso che soltanto a un libraio indipendente può venire in mente di
proporti, perché il criterio con cui i suoi scaffali sono organizzati non è
solo quello della resa a metro quadro.
Questo non significa che i librai siano creature naif che vivono di espedienti fuori da ogni logica commerciale, tutt'altro. Oggi le librerie indipendenti sono posti luminosi gestiti in equilibrio tra cuore e marketing e per diventare librai bisogna fare una scuola specializzata. È falsa la vulgata che li descrive come panda giganti, una categoria così commercialmente fragile da aver bisogno di leggi protezionistiche che impediscano ai supermercati e alle grandi catene di fare sconti superiori a quelli che possono offrire loro. La difficoltà delle librerie non dipende dai volumi di vendite, ma dal fatto che il sistema editoriale di massa tende attraverso gli sconti a cercare di raggiungere il pubblico tagliando il costo della loro professionalità; così molti si sono convinti che i librai indipendenti siano una sorta di bene superfluo che in tempi di crisi non ci possiamo più permettere, che sarebbe come dire che in tempo di carestia non ci possiamo permettere i semi. Difficile che un territorio possa convivere a lungo con un libraio senza rendersi conto del valore aggiunto che rappresenta, ma se anche accadesse, la voragine sarà lampante il giorno dopo la sua chiusura definitiva. Sono i lettori, i bibliotecari e gli autori a dover dimostrare al sistema editoriale che i librai sono un valore non sostituibile con lo sconto, cellule di resistenza sociale in contesti in cui la cultura troppo spesso è rimasta l'hobby di chi ha già pagato le rate. Se sparisse Patrizio e la sua attenzione ai miei percorsi letterari, o la libraia di Milano e la sua poesia dorsale, o quello di Sassari e la sua capacità di fare rete col territorio, nessuno sconto mi ripagherebbe della loro perdita.
la Repubblica 20 ottobre 2011

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