Dante e Einstein nella tre-sfera
La struttura dell’universo descritta nel Paradiso è la stessa suggerita dal grande fisico della relatività. Ed è coerente con le più recenti misure cosmologiche
Salito fino alla sfera più esterna dell’universo aristotelico, Dante, invitato
da Beatrice, guarda verso il basso. Vede tutti i cieli, e, giù in fondo, la ,
piccola Terra, che gli sembra girare lentamente sotto i suoi piedi. Poi
Beatrice lo invita a guardare verso l'alto, fuori dall'Universo aristotelico,
là dove secondo Aristotele non ci sarebbe più nulla di nulla, perché per
Aristotele l'Universo ha un bordo dove tutto finisce.
Dante guarda e ha la straordinaria visione di un punto di luce circondato da
nove immense sfere di angeli. Dove stanno questo punto di luce e le sfere
angeliche, che sono fuori dall'Universo aristotelico? Dante lo dice in maniera
incantevole: «questa altra parte dell'Universo d'un cerchio lui comprende, sì
come questo li altri». E nel canto successivo: «parendo inchiuso da quel
ch'elli 'nchiude».
Il punto di luce e le sfere di angeli circondano l'Universo e insieme sono
circondati dall'Universo. Che significa?
Per la maggior parte dei lettori, l'immagine di due insiemi di sfere
concentriche ciascuno dei quali "inchiude" l'altro è solo un'oscura
immagine poetica. I libri di testo dei licei disegnano il punto di luce e le
sfere di angeli semplicemente fuori dall'universo aristotelico. Ma per un
matematico o un cosmologo di oggi, la descrizione della forma dell'Universo
data da Dante è perfettamente trasparente, e l'oggetto descritto da Dante è
inconfondibile. Si tratta di una "tre‑sfera", la forma che nel 1917
Albert Einstein ha ipotizzato essere la forma del nostro universo, e che oggi
resta compatibile con le più recenti misure cosmologiche. La sfrenata fantasia
poetica e la straordinaria intelligenza di Dante Alighieri hanno anticipato di
sei secoli una geniale intuizione di Albert Einstein sulla forma che il nostro
universo potrebbe avere.
Che cos'è questa "tre‑sfera"? E una struttura matematica, una figura
geometrica, che non è facilissima, ma in fondo neanche difficilissima, da
concepire. La difficoltà sta nel fatto che non la si può disegnare dentro lo
spazio a cui siamo abituati, per lo stesso motivo per cui la superficie della
Terra non può essere disegnata fedelmente su una carta geografica piana. Per
capire, consideriamo il seguente problema: se camminiamo sulla Terra sempre
nella stessa direzione, dove arriviamo? Incontriamo il bordo della Terra? No.
Arriviamo in paesi sempre nuovi all'infinito? Neppure. Come ben sappiamo, dopo
avere fatto il giro della Terra, torniamo al punto di partenza. Un'idea
difficile da digerire per gli antichi, e che fa ancora ridere i bambini alle
elementari, ma alla quale abbiamo finito per abituarci, e trovare ragionevole.
Questo perché la terra è una “sfera”. I matematici, precisi, dicono piuttosto
che la "topologia", cioè la "forma intrinseca”, della Terra è
una “due-sfera” ("due", perché sulla Terra si può camminare in due
direzioni principali: nord‑sud, o esto-vest). Poniamo la stessa domanda per
l'universo in cui siamo: immaginiamo di poter viaggiare su un’astronave
velocissima sempre nella stessa direzione. Dove arriviamo? Incontreremo il
bordo dell'universo? Poco credibile. Troveremo spazi sempre nuovi all'infinito?
Anche quest'idea è poco attraente e forse poco credibile. E allora? Allora c'è
la terza possibilità: dopo avere fatto il giro intero dell'Universo,
ritorneremo al punto di partenza, sulla Terra. Questo è ciò che avviene se l'Universo
è una tre‑sfera.
C'è un modo abbastanza semplice di disegnare questa tre‑sfera. Torniamo alla
superficie della Terra. Una tecnica ben nota per disegnarla su una carta
geografica, consiste nel disegnare due dischi: uno con i continenti
dell'emisfero nord e il polo nord al centro, e l'altro analogo per l'emisfero
sud. L'equatore è disegnato due volte, come il bordo di entrambi i dischi. Se
partiamo dal polo sud e camminiamo verso nord, a un certo punto attraversiamo
l'equatore: nella nostra rappresentazione in due dischi, "saltiamo"
da un disco all'altro. Ovviamente nella realtà non facciamo nessun salto,
perché nella realtà l'emisfero nord, visto da chi viene dal polo sud,
"circonda" l'emisfero nord, così come l'emisfero sud "circonda"
l'emisfero nord, per chi guarda da nord. La tre-sfera può essere rappresentata
in maniera del tutto analoga, disegnando due "palle". Una palla è
"l'emisfero nord" della tre‑sfera, l'altra è l'emisfero sud. La sfera
"equatoriale" che separa e connette i due emisferi è disegnata due
volte: come il bordo delle due palle. Un viaggiatore che partisse dal centro
della prima palla e salisse "di sfera in sfera", come Dante, fino a
questo equatore, vedrebbe sotto di sé un insieme di sfere concentriche, che si
richiuderebbero intorno a un punto. Quest’altro emisfero, allo stesso tempo
“circonderebbe” e “sarebbe circondato” dalla prima palla. In altre parole, la
migliore rappresentazione della tre-sfera è esattamente quella che ne dà Dante.
È stato un matematico americano, Mark Peterson, il primo a scrivere nel 1979 un
bell’articolo sottolineando la chiarezza con cui Dante descrive la tre-sfera,
ma oggi ogni fisico o matematico riconosce facilmente la tre-sfera nella
descrizione dantesca dell’Universo.
Come ha potuto Dante anticipare einstein di sei secoli? Innanzitutto
l’immaginazione spaziale di Dante, nel tardo medioevo, non era ancora
ingabbiata nel rigido immaginario newtoniano per il quale lo spazio fisico è
euclideo e infinito. Per Dante, come per Aristotele, lo spazio è solo la struttura
della relazione tra le cose, e una tale struttura può avere forme peculiari. In
secondo luogo, l’idea che la divinità risieda “oltre” il bordo dell’Universo
aristotelico si trova già nel Lì Tresor, il bellissimo libro di Brunetto
Latini, maestro di Dante, che compendia il sapere medioevale.
In terzo luogo, l’immagine di Dio come un punto di luce circondato da sfere di
angeli è anch’esso già presente nel Medioevo, come ci mostrano diverse immagini
del tempo. Dante ha messo insieme i pezzi del puzzle.
A me piace pensare che sia stata un’immagine precisa a ispirare Dante. Dante
lascia Firenze nel 1301, mentre si stanno completando gli straordinari mosaici
della cupola del Battistero. Se entrate nel Battistero e guardate in alto,
vedete un punto di luce (la presa di luce dalla lanterna sulla sommità della
cupola) circondato da nove ordini di angeli, (con il nome scritto per ciascun
ordine: Angeli, Arcangeli, Principati, Potestà, Virtù, Dominazioni, Troni,
Cherubini e Serafini) esattamente come nel Paradiso. Se immaginate di essere
una formica sul pavimento del Battistero (il polo sud) e iniziare a camminare
in una qualunque direzione, notate come da qualunque direzione saliste sui
muri, arrivereste poi allo stesso punto di luce circondato da angeli (il polo
nord): il punto di luce e suoi angeli "circondano" e insieme
"sono circondati", dal resto delle decorazioni interne del
Battistero. L'interno del battistero è una due‑sfera, ovviamente. Dante, come
ogni cittadino della Firenze della fine del Duecento, sarà certo rimasto
impressionato dalla grandiosa opera architettonica che la sua città stava
completando. (Il bellissimo e terrificante mosaico del Battistero che
rappresenta l’Inferno, opera di Coppo di Marcovaldo, maestro di Cimabue, è
comunemente considerato una sorgente d'ispirazione per Dante). Non potrebbe
Dante avere trovato ispirazione anche nella "topologia" del
Battistero? Il Paradiso ne riproduce con esattezza la struttura, compresi gli
angeli e il punto di luce, traducendola da due dimensioni a tre, e ottenendo
così la tre‑sfera einsteiniana.
Che sia questa o altra l'origine dell'idea, resta il fatto che la straordinaria
immaginazione di Dante ha saputo trovare una soluzione consistente all'antico
problema di conciliare l'idea di un mondo finito con l'idea dell'assenza del
"bordo del Mondo". La soluzione è la stessa che Einstein escogiterà
sei secoli più tardi. E che forse è la soluzione giusta.
Perché ci piace tanto Dante? Per molti motivi, ma forse anche per un motivo che
chi come me si occupa di scienza vede particolarmente bene: Dante è uomo non
solo di grandissima cultura, ma anche di straordinaria intelligenza, anche
matematico‑scientifica. Sentire una persona colta di oggi che scherza e quasi
si vanta della sua ignoranza scientifica è altrettanto triste che sentire uno
scienziato che si vanta di non avere mai letto una poesia. Poesia e Scienza
sono entrambe creazioni dello spirito che creano nuovi modi di pensare il
mondo, per farcelo meglio capire. La grande Scienza e la grande Poesia sono entrambe
visionarie, e talvolta possono arrivare alle stesse intuizioni. La cultura
italiana odierna che tiene Scienza e Poesia separate è sciocca, perché si rende
miope alla complessità e alla bellezza del mondo che sono rivelate da entrambe.
Il Sole 24 Ore Domenica 17.10.10

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