Dalla Grecia a Shakespeare
Una storia che affonda le sue origini nell’antichità
È dal Cinquecento che le membrane sottili e i lini profumati acquistano
un´efficacia contraccettiva e immunizzante. Ma la produzione di massa inizierà
grazie all´americano Good Year, re dei pneumatici
Da antidoto contro il male ad eccipiente del piacere. Da presidio fisico e
morale dell´immunità minacciata, a forza d´interposizione della promiscuità
felice. La lunga storia del preservativo sta tutta in questa trasformazione.
Che riflette, nelle metamorfosi millenarie dell´oggetto e delle sue funzioni,
le mille forme che la sessualità umana ha assunto nel tempo. A cominciare
dall´antico Egitto dove il profilattico muove i suoi primi rudimentali passi
circa 1500 anni prima di Cristo. Senza contare le testimonianze preistoriche
che ne farebbero risalire l´uso addirittura a dieci secoli prima.
La distanza giurassica che separa quelle incredibili guaine di tessuto o di
budello animale dai nostri inconsutili condom è incommensurabile, soprattutto
sul piano dell´efficacia, oltre che su quello della sensibilità. Eppure si
delinea già da allora quel doppio uso, profilattico ed erotico, igienico ed
estetico, destinato a caratterizzare fino ai nostri giorni quello che Shakespeare
chiamava il guanto di Venere. Una definizione che sottolinea l´inseparabilità
delle conseguenze dell´amore, quella riproduttiva e quella contagiosa, che sono
spesso il frutto di un´attrazione fatale. Non a caso i Greci designavano la dea
della seduzione con l´attributo di Pandemia, lo stesso nome che noi diamo a
un´epidemia fuori controllo.
Anche i Cinesi, che secondo molti sarebbero stati i primi a usare il budello
animale, facevano un massiccio ricorso all´anticoncezionale più antico del
mondo, evidentemente con scarso successo vista l´esplosione demografica del
celeste impero. E i Romani, che in materia non erano secondi a nessuno, usavano
l´intestino delle pecore per preservare dal contagio il vigore littorio dei
legionari, sempre indotti in tentazione dalle bellezze esotiche che
incontravano nel corso delle campagne militari.
In realtà queste coperture piuttosto approssimative non preservavano granché. E
oltretutto la loro ingombrante invadenza remava contro la passione. Come la
pesante armatura del Carlo Martello di De André. Non a caso madame de Sevigné,
la celebre femme savante della Francia barocca, considerava il profilattico una
ragnatela contro la malattia e una corazza contro il piacere.
È dal Cinquecento che le membrane sottili e i lini profumati acquistano
un´efficacia contraccettiva e immunizzante degna di questo nome. Grazie a
figure come quella del grande anatomista Gabriele Falloppio, gloria
dell´Università di Padova. Noto esperto di ginecologia, nonché di malattie
veneree, l´illustre clinico inventò una guaina medicata, quindi antisettica e
anticoncezionale al tempo stesso. Era il primo decisivo passo verso quella
copertura che è nell´etimologia stessa della parola condom. Derivante dal
latino medievale duma che significava riparo, tetto, ma soprattutto cupola,
come del resto ancora oggi dome in inglese e in francese.
Da allora questo presidio dell´amore sicuro inizia la sua irresistibile ascesa
suscitando gli anatemi dei moralisti che ne hanno sempre fatto il simbolo di
una sessualità fine a se stessa, e non finalizzata alla riproduzione. Se non
addirittura un incentivo all´adulterio. Causa ed effetto della liberazione dei
costumi, il condom acquista la sua definitiva, sostenibile leggerezza quando
l´americano Charles Good Year, re dei pneumatici e inventore della
vulcanizzazione, inizia la produzione di massa dei profilattici in lattice
impalpabile. E l´eros balza in avanti con una sgommata che lo libera dal male.
Repubblica 25.11.10

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