Dai surgelati al biologico italiani a tavola senza tabù
Dal 1950 il consumo di carne è cresciuto del 300%, mentre quello del vino si è ridotto di un terzo
Sono sempre pronti a
consultare la tabella delle calorie ma non sono schiavi delle diete.
Amano il cibo biologico, sono equo sociali ed equo responsabili, ma anche
pronti a trasgredire quando capita. Gli italiani con il cibo hanno un rapporto
mutevole ma soprattutto libero: nonostante l'ossessione delle mode alimentari,
nonostante le tentazioni delle ricette propinate nei pranzi televisivi,
rimangono fedeli soprattutto a se stessi, e tra slow e fast non si schierano,
pizzicano qua e là, tra utilità e piacere.
Un rapporto del Censis, in collaborazione con Coldiretti, svela i segreti degli
italiani a tavola e racconta come sono cambiate le abitudini in 60 anni: dal
pollo solo la domenica, rito degli Anni 50, alla pasta con la panna, moda degli
Ottanta, fino alla spesa a chilometri zero, esigenza etica oltre che dietetica
dei nostri giorni.
«Per l'italiano medio soddisfare il palato non significa stare dentro delle
mode, mangiare è assaporare gusto e sapore», spiega Giuseppe De Rita,
presidente del Censis. Ma soprattutto «siamo nell'era del politeismo alimentare
che spinge le persone a mangiare di tutto, senza tabù, generando combinazioni
soggettive di alimenti e anche di luoghi ove acquistarli, neutralizzando ogni
ortodossia alimentare». Gli italiani prediligono il menù fai-da-te, la
lista-mosaico e fare la spesa è sempre più una miscela originale «tra arte scienza
ed esperienza». Infatti tra coloro che acquistano regolarmente prodotti
dall'agricoltura biologica, il 73 per cento acquista anche surgelati e quasi il
65 per cento prodotti con marchio del distributore; poi tra coloro che
dichiarano di acquistare regolarmente prodotti Dop e Igp, circa il 67 per cento
acquista anche scatolame e oltre il 29 per cento non disprezza i cibi precotti.
Così come fa un salto al fast food il 27 per cento degli acquirenti abituali
dei prodotti del commercio equo e solidale.
«Non c'è ortodossia alimentare che riesca a bloccare la caccia soggettiva alla
combinazione di beni più adatta alle proprie esigenze», scrive il Censis.
Esigenze che mutano. In 60 anni il consumo di carne è aumentato del 300 per
cento mentre quello di vino si è ridotto di un terzo, la carne bovina ha
sorpassato quella di pollo, l'olio ha soppiantato il lardo, il kiwi compete con
le mele, mentre le calorie consumate quotidianamente sono aumentate del 56 per
cento.
Si assottigliano le differenze tra giorni festivi e lavorativi e se un tempo
mangiare fuori casa era un'eccezione ora è considerata una consuetudine.
Cambiano le esigenze. Dopo i globalshock alimentari, dalla mucca pazza in poi è
aumentata l'attenzione alla tutela alla salute, che spesso però rimane frustrata.
Infatti, se un terzo degli intervistati afferma di seguire una dieta sana, ben
il 37 per cento ammette che vorrebbe farlo ma non ci riesce. Però il 62 per
cento si dichiara molto informato sui valori nutrizionali, le calorie, i
grassi.
Gli italiani e il cibo, un rapporto che bada all'utilità: il 69,6 per cento
acquista i prodotti surgelati, il 58,7 scatolame, il 38,7 verdure lavate e
tagliate già pronte.
Un'esperienza che cerca le origini: oltre il 40 per cento compra direttamente
dal produttore e sceglie i mercati del contadino. Gli acquisti alimentari poi
vengono fatti, dice oltre il 60 per cento degli intervistati, con frequenza
settimanale. Nonostante tanti cambiamenti però qualcosa rimane immutabile: la
spesa continua ad essere donna, sono le signore, oltre il 61 per cento, a
decidere cosa e dove comprare.
http://www.repubblica.it 20/05/2010

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