Da uno scontro cosmico sta nascendo la supergalassia
La fusione si completerà fra 400 milioni di anni
Che cosa sta succedendo nel disastro cosmico più impressionante del quale siamo
testimoni in diretta nella costellazione del Corvo? Aprendo gli occhi per la
prima volta, la rete di radiotelescopi Alma ha mostrato un mondo incredibile in
rapida trasformazione a 45 milioni di anni luce dalla Terra. Qui due galassie a
spirale (NGC 4038 e NGC 4039) 1,2 miliardi di anni fa brillavano tranquillamente.
Ma viaggiando nel cosmo le loro direzioni si sarebbero incrociate
pericolosamente. Infatti 900 milioni di anni fa la vicinanza divenne così
ridotta che le loro stelle cominciarono ad interagire. Finché, 600 milioni di
anni fa, iniziò lo scontro che diventò sempre più straordinario. E lo scontro è
ancora in corso. Gli astronomi calcolano che occorreranno ancora 400 milioni di
anni perché i rispettivi nuclei delle due isole stellari si uniscano del tutto
insieme dando origine ad una sola, imponente supergalassia. Da tempo i migliori
osservatori di terra e in orbita puntano i loro occhi su questa catastrofe
spaziale per coglierne i segreti ma, mai prima d'ora, si era riusciti a far
penetrare lo sguardo tanto in profondità tra gli astri in collisione. Lo si è
potuto ottenere grazie alle capacità di una nuova batteria di radiotelescopi
che sta sorgendo in uno dei luoghi più favorevoli per l'astronomia come quello
delle vette montagnose a 5 mila metri di quota nel deserto di Atacama in Cile,
uno dei luoghi più aridi del nostro pianeta.
Questa qualità permette ad Alma di «vedere» nella lunghezza d'onda del
millimetro, e anche al di sotto, scrutando le zone più fredde dell'Universo
dove si nascondono polveri e nubi di gas da cui si formano le stelle. «Pur con
un numero limitato di sole 16 parabole attive — commenta Massimo Tarenghi,
direttore del programma — il risultato è spettacolare e al di sopra di ogni
altro telescopio perché contemporaneamente abbiamo raccolto un'immagine
dettagliata, una sorta di zoomata, e i dati spettroscopici che raccontano la
natura dell'oggetto. Quando avremo tutte le 66 antenne completate nel 2013
scopriremo cose inimmaginabili. Alma apre una finestra sull'alba dell'Universo
finora mai esplorata».
L'impresa è il frutto di un progetto condiviso tra Stati Uniti, Europa e
Giappone che costruiscono 25 antenne, i primi due, e 16 Tokyo. Tarenghi fa
parte dell'Eso (European Southern Observatory). Per la parte europea la
tecnologia è soprattutto italiana essendo coinvolte European Industrial
Engineering (Eie Group), Thales Alenia Space Italia a cui si aggiunge
MT-Mechatronics tedesca.
«Abbiamo iniziato a lavorare al progetto ancora nel 1986 con il professor
Franco Pacini dell'Osservatorio di Arcetri — racconta Gianpietro Marchiori
presidente di Eie Group — avevamo appena completato il lavoro con i quattro
grandi telescopi Vlt sempre in Cile e bisogna realizzare un'opera le cui
prestazioni erano sino allora ritenute irrealizzabili. Ma ci siamo riusciti:
ora le nostre antenne dimostrano di essere superiori nelle prestazioni a quelle
americane e giapponesi».
«Fabbricare le parabole di 12
metri di diametro in fibra di carbonio è stata una sfida
— nota Luigi Pasquali alla guida di Thales Alenia Space — tenendo conto che
devono garantire per decenni un puntamento perfetto con temperature che vanno
da meno 20 gradi a più 40 gradi. Il risultato deriva soprattutto
dall'applicazione di tecnologie da noi sviluppate per lo spazio».
Quando Alma aprirà completamente gli occhi «le sue antenne — conclude Tarenghi
— potranno anche avvistare il pianeta gemello della Terra attorno a un' altra
stella».
Corriere della Sera 18.10.11

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