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Craxi è morto ma don Alfio ascolta ancora “Like a vergin”

Perle dalla rete

 

Liberi come tanti Craxi sparsi per il mondo. Liberi come petali nel vento sporchi di catrame e calpestati da pneumatici bucati da un ramo caduto da un pino situato nel giardino del nostro vicino il cui figlio è il nostro migliore amico arrestato per favoreggiamento alle nove e 46 di un sabato mattina di Gennaio freddo che ricorda ghiaccio e circoli di polo organizzati da Forza Italia. Riunioni familiari con salatini dolci e cornetti alla crema serviti da Lino Banfi. Musiche di Crivelli e note sparse sopra un foglio viola. I piccoli fori ricevono querele, Forattini deride burattini e anime immense si modificano il contorno di spinaci da Platinette, mentre la Pivetti prega Dio che l’orchestra della Corrida non crei danni all’ascolto del suo programma. Lo incontrai all’uscita del bar degli studenti di Roma Tre, pioveva grandine color nebbia. “Perché non entri?” gli dissi. “Non posso entrare con l’ombrello aperto!” mi rispose. Questa considerazione non è sbagliata, pensai nel vento trasparente. Una confezione di pasta trafilata al bronzo mi ricorda che le elezioni sono vicine e la guerra è lontana. È in questo marasma che il giovane anziano naviga senza remi e senza bussola e senza permesso di soggiorno e senza casa e senza la minima idea e senza senso. Il giovane anziano è pronto per il duello con l’anziano giovane, non molto simile a lui. Entrambi hanno acquistato almeno un numero de “Il giornalino” all’età di sette anni, godevano con Pimpa, ora godono con pompe  ed espongono la bandiera della Pace come segno di rivolta. Per protesta fumano erba e si assumono pochissime responsabilità come il protagonista di American Beauty. Entrambi odiano la televisione ma quando capita ammirano il capitalismo creato dalla pubblicità con i moderni tesserati al Fascismo (Luca e Paolo, Claudio Bisio, Enrico Bertolino, Fabio Fazio)  Il sonnambulo doveva andare in bagno ma il gabinetto del dottor Caligari era occupato, si recò quindi nella più vicina sagrestia. In quel tempo si svolgeva la sagra dell’ostia Antica, dove decine di curati con il raffreddore, assolvevano dai peccati centinaia di bambini che masticavano bruschette con olio molto saporito. Nel clima di festa, la perpetua si esibiva nel numero magico della sparizione del calice d’oro. Sei volte su undici l’esperimento non riusciva, per mancata lubrificazione, ma le mamme applaudivano lo stesso, seguite dai figli, dalle nonne, dai padri, dai nonni, dalle figlie e dai rimanenti ospiti paganti e non pagani. Nella gioiosa folla di preganti, anche donne sicule in lutto, la più anziana tra loro recava una fascia rossa al braccio e dirigeva le preghiere. In sagrestia intanto era esposto il nuovo calendario con Madonna in dodici pose molto audaci, la nota pop star era diventata l’idolo di don Carlo, un prete che venerava le patatine fritte e la buona musica anni 80. Questi aveva sempre votato DC , anche se con un passato da brigatista nero. I suoi ex compagni terroristi ora sono al vertice di una nota multinazionale che controlla l’80 per cento del mercato di campo dei fiori a Roma. In cima alla classifica ci sono i gladioli seguiti da garofani, crisantemi e rose gialle. Tra di loro era presente anche una spia orientale reduce del Vietnam, un certo Gon. “Sai Gon?! Siamo ancora a Saigon! Altre tre ore di viaggio e arriviamo all’albergo non preoccuparti” gli disse la moglie per rincuorarlo. Lei era un’hostess dell’Alitalia con la passione del modellismo, del masochismo, di Pippo Santanastaso e del sadomaso. Si fece tre anni nel carcere di Poggio Reale per aver stuprato un pony del circo Orfei. La famiglia di circensi li sorprese in atteggiamenti equivoci nel camerino del quadrupede, lei con in mano una Lido rossa, lui disteso sul pavimento, sfinito. Maionese sparsa in terra, del Domopak e pacchi di fazzolleti aperti sulla scrivania. Alla vista di tale scena, il guardiano che aprì la porta del camerino, rimase alquanto scioccato, cominciando così ad ululare e telefonare ad amici e parenti per informarli che la sera stessa a Porta a Porta ci sarebbe stato come ospite il rappresentante del partito Umanista. I parenti, insospettiti, avvertirono prontamente la polizia che giunse nel luogo dell’accaduto in meno di quattro ore. Per sbaglio arrestarono il pony che fu condannato a tre anni con due sole condizioni: nessuna condizionale e nessun condizionatore. Durante l’ora d’aria, Silvestro (questo era il nome dell’animale) era solito gettare oggetti vecchi dal balcone del carcere. Una mattina colpì per sbaglio il portiere della prigione. Nei suoi guantoni furono ritrovate le chiavi del cancello ed i detenuti riuscirono a scappare verso la libertà. Il giorno seguente era prevista un’amnistia ma la donna straniera non si presentò in orario accettabile e venne rimborsato il biglietto ai presenti, accorsi da ogni parte del mondo, tranne che da Tor Pignattara e Spinaceto per traffico insostenibile. Chi ne approfittò fu un giovane e volenteroso bambino di colore negro che, con acqua, sapone e stoffa, iniziò a pulire vetri di automobili. Gli affari andarono così bene che il suo padrone poté acquistare altri dodici schiavi ai quali amputare dita o qualsiasi altra parte visibile all’occhio nobile dei buoni di cuore razionale. “Cosa hai chiesto a Babbo Natale, oh figliolo?” ed il pargolo cinese, ridendo come una zanzara prima di iniettare veleno nella pelle di un’ottantenne con le vene varicose, rispose: “Voglio Barby cannibale, la casa d’appuntamenti di Barby, Ken travestito ma la confezione con il pneumatico da bruciare ed il palo della luce, Barby dolce Flebo, poi voglio Ken soldato in Iraq, Ken carabiniere in missione in Irak ma la confezione con la bara finta e la bandierina italiana, poi voglio Big Jim terrorista in modo da poter dare la colpa a lui quando morirà Ken carabiniere, poi voglio 33 pacchetti di figurine Panini della serie “Ex terroristi divenuti intellettuali” e l’ultimo libro di Angelo Zabaglio”. Babbo Natale riuscì a portare al bambino ogni cosa tranne il Big Jim terrorista (era esaurito in ogni negozio del globo). In compenso gli portò il burattino di Papa Luciano o Luciani che però, in meno di un mese, si ruppe gettandosi dalla finestra di un commissariato e l’uccisione di Ken carabiniere rimase un mistero insoluto agli occhi del bambino. Oggi quel fanciullo ha 46 anni, è sposato con una donna molto intelligente, lavora come grafico pubblicitario e nel tempo libero prega in latino, affinché suo figlio termini con successo l’università e si trovi un lavoro lontano dai suoi occhi verdi come una bottiglia di birra nel mare limpido delle 6 del mattino di un’estate senza nuvole, ma con numerosi gabbiani che, volendo, possono spiccare il volo verso Sud, senza preoccupazione di un ritardo ferroviario, di un incidente autostradale o di un proiettile di qualche buon cacciatore cristiano cattolico.

 

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