Così la politica perseguitò Einstein e la relatività
Tutto relativo. La sua teoria veniva piegata agli interessi delle potenze, in Europa e in America. Ecco come le esigenze della politica si attorcigliarono su uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, Einstein. Ce ne parla David Kaiser, del quale anticipiamo stralci della «lezione» che terrà al Festival della Scienza.
Abbiamo la tendenza a pensare che Albert Einstein fosse un
solitario, un uomo che evitava il trambusto della vita di tutti i giorni
preferendo la tranquilla contemplazione. A dispetto di questa immagine
familiare ai più, Einstein si è occupato molto di politica durante tutto il corso
della sua vita. Socialista e pacifista convinto, si è impegnato
instancabilmente nel campo dei diritti civili, per il controllo civile
dell’energia atomica e per correggere gli eccessi dell’anticomunismo. Di fatto
fu attivo politicamente al punto che l’Fbi lo tenne sotto stretta sorveglianza
per decenni redigendo un rapporto segreto di 2.000 pagine sulle sue attività
politiche. Anche il più importante e duraturo contributo scientifico di
Einstein - la teoria generale della relatività, vale a dire il modo in cui i
fisici spiegano la gravità e il fondamento di quasi tutte le nostre teorie sul
cosmo - è stato considerato alla stregua di un grande, austero tempio estraneo
ai drammi politici fin troppo umani della storia moderna. Ma era davvero così?
Come il suo autore, anche la teoria di Einstein era profondamente inscritta
negli avvenimenti politici.
Einstein dedicò dieci anni di lavoro alla teoria prima di scoprire le equazioni
che mettono la curvatura dello spazio e del tempo in relazione con la distribuzione
della materia e dell’energia. Secondo la nuova concezione di Einstein, la
gravità altro non era che geometria; con buona pace per Newton, Einstein
dichiarò che non esisteva alcuna «forza» di gravità, ma esisteva solo la
deformazione elastica dello spazio-tempo. La forma definitiva delle sue
equazioni venne alla luce in una serie di pubblicazioni ravvicinate nel
novembre del 1915 in
piena prima guerra mondiale. La guerra esercitò un profondo effetto sul modo in
cui gli scienziati vennero a conoscenza del lavoro di Einstein. Uno dei primi
adepti fu il matematico russo Vsevolod Frederiks, che allo scoppio della guerra
studiava a Gottinga. Poco dopo aver seguito una conferenza di Einstein sul suo
nuovo lavoro, il matematico russo fu internato come prigioniero civile di
guerra. Alla fine della guerra fu rilasciato ed estradato nella natia San
Pietroburgo. Frederiks fu il primo scienziato russo a tenere corsi sulla teoria
di Einstein e contribuì a formare una intera generazione di esperti in
gravitazione. (...)
La guerra condizionò anche la diffusione della teoria di Einstein in Occidente.
Alcuni degli amici più intimi e degli ex studenti di Einstein lavoravano a
Leiden. Anche dopo lo scoppio della guerra Einsten affrontò diverse volte il
lungo viaggio per arrivare a Leiden al solo scopo di discutere del suo lavoro -
viaggi resi possibili dal fatto che l’Olanda era ancora un Paese neutrale. Ma
la guerra aveva troncato tutti i contatti diretti tra gli scienziati in Gran
Bretagna e in Germania. Gli scienziati britannici, come ad esempio Arthur
Eddington, vennero a conoscenza del lavoro di Einstein solo tramite i colleghi
di Einstein a Leiden. Uno di loro, Willem de Sitter, inviò a Eddington una
copia delle carte di Einstein (c’era l’embargo sui giornali) e scrisse per
Eddington e i suoi colleghi alcuni lunghissimi manuali in inglese. Il corso di
fisica della relatività a distanza funzionò e con il tempo e un certo impegno
Eddington divenne il più profondo conoscitore in Gran Bretagna della teoria
della relatività.
GUERRA E SCIENZA
Anche in questo circostanza la guerra svolse un ruolo nella diffusione della
teoria accelerandone invece che rallentandone la diffusione. Eddington, che era
un quacchero, durante la guerra fu un tenace obiettore di coscienza. I suoi
superiori insistettero sul governo affinché gli fosse permesso di dedicare il
servizio civile obbligatorio alla preparazione di una spedizione per studiare
una eclissi (...). I posti migliori per osservare la nuova eclissi erano
lontani dai campi di battaglia europei e quindi Eddington riuscì ad evitare il
destino che era toccato in sorte a Freundlich. Una equipe (guidata da
Eddington) arrivò nella minuscola isola di Principe, al largo della costa
occidentale dell’Africa, mentre l’altra osservò l’eclissi dal Brasile. Quasi
esattamente un anno dopo l’armistizio che aveva messo fine alla prima guerra
mondiale, Eddington annunciò dinanzi ad un folto pubblico riunito a Londra che
le osservazioni sulla eclissi suffragavano la previsione di Einstein: la
gravità aveva curvato la traiettoria della luce stellare.
Nel giro di 24 ore Einstein divenne una star internazionale. Il tripudio fu
ancora più sensazionale in quanto una equipe scientifica britannica aveva
verificato la teoria di uno scienziato tedesco in un momento in cui gli
scienziati dei due Paesi non potevano ancora incontrarsi di persona alle
conferenze internazionali. Einstein colse lo strano intreccio tra scienza e
politica quando spiego ad un giornalista del Times di Londra: «In Germania oggi
mi considerano uno “scienziato tedesco” e in Inghilterra un “ebreo svizzero”.
Se domani dovessi diventare una bete noire (bestia nera, ndt) la realtà si
rovescerebbe e diventerei un “ebreo svizzero” per i tedeschi e uno “scienziato
tedesco” per gli inglesi».
arrivano i nazisti
La sfortunata situazione si verificò prima di quanto Einstein avesse
immaginato. A partire dal 1920, i primi sostenitori del nazismo cominciarono ad
organizzare in tutta la
Germania imponenti manifestazioni anti-Einstein. A guidare
questo movimento c’erano due Nobel tedeschi per la fisica che attaccarono il
lavoro di Einstein giudicandolo anti-ariano nello spirito. Tutti i veri ariani
- sostenevano - si erano resi conto della «forza» presente nelle loro ossa
lavorando la terra. Nessuno sarebbe stato così rammollito da eliminare il
concetto di forza come aveva fatto Einstein. I due scienziati attaccarono
Einstein su due fronti: condannarono il lavoro di Einstein per il fatto di
essere ripugnante per la sensibilità ariana e, al tempo stesso, perché il più famoso
risultato di Einstein - la curvatura della traiettoria della luce stellare ad
opera di un corpo di notevole massa come il sole - era stato rubato ad un vero
ricercatore ariano ed era in sostanza frutto di un plagio.(...)
Nel 1933, subito dopo la loro ascesa al potere, i nazisti proibirono
l’insegnamento della fisica di Einstein in tutto il Reich. L’interesse nei
confronti della teoria di Einstein scemò in tutto il mondo, persino in luoghi
molti lontani dall’influenza nazista. Intorno alla metà degli anni ’30 la
maggior parte degli scienziati convennero sul fatto che alla maggior parte
delle domande «semplici» era stata data risposta e che qualunque altra domanda
si sarebbe rivela troppo difficile per avere risposta o troppo remota dal resto
della fisica per meritare un approfondimento. Appena un decennio dopo che
Einstein era stato accolto con grandi onori e che le pubblicazioni sulla sua
teoria erano apparse a centinaia ogni anno, l’interesse crollò ai livelli
precedenti la spedizione per l’osservazione dell’eclissi.
Dopo aver vivacchiato ai margini del mondo scientifico per una ventina d’anni,
la teoria ricominciò a suscitare un modesto interesse da parte di pochi negli
anni 50. A
quell’epoca una seconda guerra mondiale aveva modificato la situazione della
ricerca nel campo della fisica stabilendo nuovi rapporti tra i fisici e i vari
finanziatori. Negli Stati Uniti un eccentrico milionario di nome Roger Babson
creò una nuova fondazione per contribuire al progresso della ricerca sulla
gravità. (...)
La seconda guerra mondiale consentì diversi altri sviluppi nello studio della
teoria di Einstein. (...) Anche gli armamenti fecero la loro parte. Gli
scienziati riciclarono idee e tecniche che facevano parte dei progetti della
nuova bomba all’idrogeno degli anni 50 - armi nucleari molte volte più
devastanti delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki alla fine
della seconda guerra mondiale - per far compiere progressi all’astrofisica
relativistica. (...)
In tutti questi modi la stupenda teoria di Einstein conobbe alti e bassi
seguendo le maree della poltica. Nata in tempo di guerra, la teoria della
relatività generale continuò ad essere influenzata da questioni di rilevanza
mondiale: prima dai suoi detrattori nazisti e in seguito da una nuova generazione
di ricercatori che operavano nel clima della guerra fredda.
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto
l'Unità 14.1.09

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