Così l’empatia è stata trasformata in una scorciatoia
Questo tipo di sentimento è importante ma non sufficiente. Il progresso morale si ottiene emettendo dei giudizi
Siamo circondati da persone che cercano di fare del mondo un posto migliore: militanti pacifisti che spingono i nemici a dialogare perché possano conoscersi a vicenda e compenetrarsi nella sofferenza del loro interlocutore; dirigenti scolastici che cercano di creare gruppi di studenti variegati, perché ognuno possa capire come ci si sente nei panni di un altro; gruppi religiosi e comunitari che cercano di coltivare l´empatia.
Come scrive Steven Pinker nel suo nuovo e sconvolgente libro intitolato The Better Angels of Our Nature, viviamo in mezzo a una "smania di empatia". Gli scaffali delle librerie abbondano di saggi sull´argomento: L´età dell´empatia, Il divario di empatia, La civiltà empatica, Insegnare l´empatia. C´è perfino una teoria neurologica che sostiene che nel nostro cervello ci sono dei neuroni-specchio che ci consentono di percepire quello che c´è nella testa delle altre persone, e che questi neuroni sono all´origine dei sentimenti di empatia verso il prossimo e dell´azione morale.
C´è molto di vero in tutto questo. Questi neuroni-specchio ci sono veramente. Le persone empatiche sono più sensibili al punto di vista e alle sofferenze degli altri e sono più inclini a esprimere giudizi morali compassionevoli. Il problema insorge quando cerchiamo di trasformare i sentimenti in azione. L´empatia rende maggiormente consapevoli delle sofferenze altrui, ma non è chiaro se spinga effettivamente ad agire in modo morale o se trattenga effettivamente dall´agire in modo immorale. Nei primi giorni dell´Olocausto, i carcerieri nazisti a volte scoppiavano in lacrime mentre falciavano donne e bambini ebrei, ma continuavano a farlo comunque.
L´empatia spinge ad agire in modo morale, ma non sembra influire molto quando quell´agire comporta un costo personale. Magari avvertite una stretta al cuore quando vedete un mendicante sul marciapiede opposto, ma probabilmente non attraversate la strada per andare a dargli un dollaro. Ci sono pile intere di saggi che indagano sul legame tra empatia e azione morale. Studiosi differenti sono giunti a conclusioni differenti, ma in un recente studio Jesse Prinz, un filosofo della City University di New York, ha riassunto così le ricerche sull´argomento: «Questi studi suggeriscono che l´empatia non rappresenta un fattore importante per quanto concerne la motivazione morale». Altri studiosi hanno definito l´empatia un "fragile fiore", facilmente schiacciato dall´interesse personale.
Nessuno è contro l´empatia, ma sta di fatto che non è sufficiente. Di questi tempi l´empatia è diventata una scorciatoia. È diventata un modo per provare l´illusione di un progresso morale senza dover fare il lavoro sporco di emettere giudizi morali. In una cultura che non riesce a formulare categorie morali e che cerca in tutti i modi di non offendere, insegnare l´empatia è un modo sicuro per sembrare virtuosi senza rischiare polemiche e senza urtare i sentimenti di qualcuno.
Le persone che effettivamente si danno da fare nel sociale non provano solo un sentimento di empatia per coloro che soffrono, si sentono spinte ad agire da un senso del dovere. La loro vita è strutturata da codici sacri. Pensate a qualcuno che ammirate. Probabilmente questo individuo ha una certa inclinazione alla solidarietà, ma più di questa inclinazione conta il senso del dovere nei confronti di qualche codice di comportamento religioso, militare, sociale o filosofico. Proverebbe un senso di colpa o di vergogna se non si attenesse alle regole prescritte dal codice. Il codice gli dice quando merita l´ammirazione degli altri o il disonore. Il codice lo aiuta a valutare i sentimenti degli altri, non semplicemente a condividerli. Il codice gli dice che un adultero o uno spacciatore di droga possono provare un piacere immenso, ma che il loro comportamento è comunque da disprezzare.
Il codice non è solo un insieme di regole. È una fonte di identità. È qualcosa che viene perseguito con gioia. È qualcosa che suscita le emozioni e i legami più forti. L´empatia è un evento secondario. Se volete rendere il mondo un posto migliore, aiutate le persone a discutere, comprendere, riformare, onorare e mettere in pratica i loro codici. Accettate che i codici siano in conflitto tra loro.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Repubblica 11.12.11

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