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Cooptati o votati: come selezionare politici migliori?*

Il complicato sistema elettorale per i Consigli regionali prevede sia candidati "bloccati" dai partiti sia candidati scelti con il voto di preferenza. Alcuni risultati destano qualche sorpresa.

 

Poco più di un mese fa si sono tenute le elezioni per il rinnovo di 13 consigli regionali. Una delle particolarità del sistema elettorale regionale è l’utilizzo di due modalità distinte e differenti per l’elezione di una parte del Consiglio regionale e per l’elezione del Presidente e di un’altra parte del Consiglio.

DUE SEGNI SULLA SCHEDA

In particolare, l’elettore può tracciare due segni sulla scheda. Con un segno, egli vota un candidato presidente e implicitamente una lista di candidati consiglieri ad esso collegati. Il candidato presidente è infatti il capolista di una lista bloccata di candidati consiglieri che l’elettore non può né scegliere né ordinare (lista regionale o “listino”). La loro elezione è subordinata a un complicato meccanismo di premi di maggioranza che scatta nel caso in cui i partiti collegati al presidente vincitore non abbiano ottenuto una maggioranza adeguata di seggi in Consiglio regionale. Con un altro segno, invece, l’elettore elegge con metodo proporzionale almeno l’80 per cento dei seggi dello stesso Consiglio. Ma ciò che qui interessa di più è la possibilità di esprimere una (e una sola) preferenza per un candidato alla carica di Consigliere. Infine, è possibile effettuare il voto disgiunto, cioè votare per un candidato Presidente e dare la preferenza a un candidato Consigliere di un partito non collegato al presidente votato.
Si pone dunque un problema di selezione della classe politica che, seppure con le dovute limitazioni del caso, possiamo definire duale. Da un lato, infatti, ci sono i soli partiti che scelgono e selezionano i futuri consiglieri che entreranno nel listino del Presidente. In questo caso, gli elettori non hanno alcun controllo su questi candidati (1). Dall’altro lato, restano i partiti che scelgono quali sono i candidati nella parte proporzionale, ma tra questi la scelta viene poi effettuata in maniera determinante dal voto (di lista e soprattutto di preferenza) degli elettori.

IL CASO DELLA LOMBARDIA

Cosa ci aspetta da un sistema di selezione duale di questo tipo? Una possibilità è che la competizione nel sistema con preferenza dovrebbe spingere i partiti a candidare nella parte proporzionale il personale politico più competitivo, mentre nel listino quello per qualche ragione meno competitivo. Per verificare se questo è vero, abbiamo analizzato il profilo di tutti i candidati eletti in Lombardia alle ultime elezioni regionali: nove consiglieri appartenenti ai listini (Formigoni e sette dei suoi, più Penati) e 71 consiglieri eletti grazie alle preferenze ottenute. Le dimensioni che abbiamo misurato sono le seguenti: sesso; titolo di studio; età media, minima, e massima; incarichi precedenti in Consiglio regionale. I nostri risultati sono riportati in tabella qui sotto.

La selezione della classe politica in Lombardia

 

Consiglieri eletti
con preferenza

Consiglieri eletti
senza preferenza

% donne

8,5%

11,1%

% laureati*

53,5%

55,6%

Età minima

22

25

Età massima

69

63

Età media

48

50

% mai eletti prima in Consiglio regionale

50,7%

66,7%

* I dati possono essere parziali perché non sempre la dimensione è di facile rilevazione.

Prima di offrire una piccola analisi dei dati, è necessario però enfatizzare un aspetto e un limite di questa ricerca preliminare. La migliore analisi possibile dovrebbe tener conto dell’effettivo processo di selezione realizzato dagli elettori, cioè delle caratteristiche sia degli eletti sia dei non eletti, per capire se il corpo elettorale abbia effettivamente selezionato determinati politici oppure se questi fossero già stati opportunamente selezionati dagli stessi partiti.
Chiarito questo punto molto importante, i dati in tabella dicono che l’effetto della legge elettorale è minimo, quando c’è. Innanzitutto, vengono elette meno donne nella parte proporzionale con preferenza: questo potrebbe voler dire che l’elettorato, compreso quello femminile, di fatto discrimina ancora le donne, considerando la politica un mestiere da uomini. Da questo punto di vista, il metodo migliore sembra essere quindi ancora quello della cooptazione. Ciò potrebbe essere vero anche per i politici giovani. Nonostante il politico più giovane sia stato eletto grazie alle preferenze, l’identità di questo giovane è bene nota e si può facilmente arguire, che molto egli debba al cognome e all’identità del padre. L’età media degli eletti è molto simile, ma inferiore tra gli eletti con preferenza, ma anche il consigliere più anziano è eletto con preferenze. La percentuale maggiore di laureati risiede tra gli eletti senza preferenze e questo stupisce un po’: il titolo di studio è spesso utilizzato in ricerche sulla qualità dei politici come proxy della loro qualità, e questo risultato potrebbe suggerire che invece altre sono le qualità che un elettore premia quando può scegliere. Infine, il metodo per cooptazione sembra essere molto utilizzato per far eleggere politici che non hanno ricoperto incarichi in precedenza, mentre il 50 per cento esatto dei consiglieri eletti con preferenza ha probabilmente sfruttato i propri contatti, le reti e le conoscenze ottenute nei mandati precedenti come strumento per confermare la propria carica.


* L’autore ringrazia Davide Baldi, Ludovico Poggi e Barbara Masi per la preziosa collaborazione nella raccolta dei dati sugli eletti.

(1) In realtà, un possibile voto strategico (ma irrealistico) richiederebbe che gli elettori di uno schieramento sicuramente sconfitto votino per il proprio presidente ma anche per un partito collegato al presidente che ha più possibilità di vincere, magari esprimendo una preferenza per il candidato preferito tra quelli, in modo da assicurare a quel presidente una maggioranza qualificata ed escludere tutti i membri del listino.

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