Contro di noi accuse ingiuste, siamo stati corretti
La replica della Mondatori alla questione etica aperta da Mancuso.
Caro Mancuso, nella sua lettera a Repubblica di oggi lei pone una domanda pressante alla nostra casa editrice: ««E' vero che di 350 milioni dovuti al fisco ne viene a pagare soltanto 8,6 dopo quasi vent' anni?» La domanda può essere comprensibile solo considerando come sono stati presentati i fatti. La risposta, che argomenteremo, è netta: no, non è vero, quello che è apparso su Repubblica è una rappresentazione falsa, parziale e mistificatoria della realtà, come spiegheremo nel dettaglio. Ancora una volta Repubblica emette verdetti mediatici sulla base di pregiudizi spacciati per verità e sentenze che precedono o divergono da quelle della Magistratura.
Veniamo ai fatti, quelli veri. In relazione all' articolo di cui parla, in cui si fa conclamato e reiterato riferimento a uno "scandalo" che riguarderebbe Mondadori, la nostra casa editrice rivendica con forzae convinzione la correttezza e la limpidezza di ogni scelta e ogni decisione presa nel corso degli anni. Nell' articolo menzionato si dà per scontato ciò che scontato non è, ma che invece è profondamente falso e scorretto: Mondadori non deve al fisco alcunché, perché, in presenza di un contenzioso con l' Agenzia delle Entrate - ben due gradi di giudizio - maggio 1996 e luglio 1999 - hanno confermato senza alcuna riserva le nostre buone ragioni. I contenziosi fiscali non sono inusuali per le aziende, in particolare in presenza di complesse azioni finanziarie, come le fusioni e le semplificazioni societarie.
Lungo sarebbe l' elenco che un' inchiesta giornalistica seria e imparziale potrebbe fare per indicare operazioni considerate effettivamente elusive delle norme vigenti a differenza di quelle imputate alla Mondadori. Ne è inusuale che le pretese del fisco non trovino riscontro nella valutazione del giudice terzo. Nel caso in questione, due gradi di giudizio - a questo proposito invitiamo i nostri censori ad andarsi a rileggere le motivazioni delle sentenze - hanno sancito la correttezza delle nostre azioni e la forza delle nostre argomentazionia difesa di ciò che venne fatto nel 1991, in conformitaà della disciplina allora in vigore, nell' interesse unico di Mondadori.
Dunque, l' assunto di partenza di Repubblica è profondamente mistificatorio: non c' è un' azienda che deve milioni alle pubbliche finanze, ma un' impresa che finora ha sempre visto riconosciuta la limpidezza del suo operato e che, a maggior ragione, avrebbe potuto far valere le proprie eccellenti argomentazioni anche nel terzo grado di giudizio. Ciò che è uno scandalo, invece, è che l' incertezza si protragga per 20 anni: ed è facile comprendere che cosa significhi per la vita di un' azienda - e per le sue riflessioni sugli investimenti relativi al proprio sviluppo - un' azienda che sa di aver ragione e che se l' è già vista ampiamente riconoscere, vivere per 20 anni in questa situazione di indeterminatezza.
Ora il sistema delle imprese può contare su una normativa che finalmente concorre a porre termine a situazioni di questo tipo. Il nostro Consiglio di Amministrazione ha preso atto del nuovo contesto e ha valutato quale fosse la strada migliore per evitare l' ulteriore protrarsi di una situazione di non definitività quasi ventennale. Mondadori (e stando a quanto hanno riferito alcuni organi di stampa non è stata l' unica azienda) ha quindi deciso di seguire la strada maestra per un' impresa: il danno minore e certo invece di un contenzioso che, pur vedendoci dalla parte della ragione, come - ribadiamo, già riconosciuto in due gradi di giudizio - rischiava di estendersi ulteriormente nel tempo, di ricorso in ricorso. Tutto secondo le regole e le leggi, tutto secondo le prassi consolidate in ogni azienda, tutto deliberato in via ufficiale e pubblica.
E' fin troppo evidente, a questo punto, la lettura scandalistica e forzatamente politica che siè voluto attribuire alla vicenda. In conclusione, vorremmo rassicurarla sul fatto che la Mondadori è e resta quella che lei è abituato a conoscere. Un' azienda che, con orgoglio, da più di cento anni, attraversando le fasi più diverse della vita sociale e politica dell' Italia, fa della libertà degli autori, del pluralismo, della correttezza cristallina dei comportamenti imprenditoriali, della responsabilità di una casa editrice una bandiera sempre tenuta alta. Del resto lei stesso riconosce - e di questo le siamo grati - che la Mondadori è «una grande azienda di brillanti professionisti». Una casa editrice che ha gli stessi comportamenti sia con i suoi autori sia nella gestione aziendale.
Arnoldo Mondadori Editore
Da Repubblica — 22 agosto 2

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