Contadini, un voto per Dio
Cent´anni fa nasceva Paolo Bonomi, fondatore della Coldiretti. Fu lui, insieme alla Chiesa e alla Dc, a erigere "la diga verde contro il comunismo" opponendo ai diavoli rossi delle fabbriche e delle città "la civiltà rurale" Tutta "religione, patria e famiglia"
La promessa era chiara. «LA FEDERAZIONE - è
scritto nel numero uno de Il Coltivatore, bollettino dei coltivatori diretti,
primo gennaio 1945, lire due - è APOLITICA, cioè non si occupa di politica. La
politica la fanno i partiti. Alla Federazione non interessa che tu sia
monarchico o repubblicano, comunista o democratico cristiano, socialista…». Una
promessa subito dimenticata. «Nessuna meraviglia. La Federazione nazionale
dei coltivatori diretti - dice Nunzio Primavera, storico e archivista di quella
che oggi è la Coldiretti
- è stata fondata nell´ottobre 1944 da Paolo Bonomi in pieno accordo con Alcide
De Gasperi. Pio XII l´ha fortemente voluta, per realizzare quella Rerum Novarum
che incoraggiava la formazione di associazioni cristiane di lavoratori. A
stretto contatto con Bonomi c´era l´allora pro segretario di Stato monsignor
Giovanni Battista Montini. Insomma, il progetto era chiaro: i comunisti avevano
già le fabbriche, non potevano conquistare anche le campagne. Doveva nascere
quella che Aldo Moro, al congresso di Napoli della Dc, avrebbe definito
"la proiezione della Democrazia cristiana nelle campagne". La Coldiretti è stata la
vera "diga verde" contro il comunismo».
Nasceva cent´anni fa, a Romentino di Novara, l´uomo che ha inventato il
contadino di Dio. Paolo Bonomi - sarà ricordato nei prossimi giorni al
Quirinale - sceglie il coltivatore diretto, spaventato dai braccianti da una
parte e da agrari e latifondisti dall´altra, e lo lega a due pilastri: la Chiesa e la Democrazia cristiana. I
«lavoratori che non misurano le ore della loro fatica» non debbono mescolarsi
ai lavoratori delle fabbriche che guardano a Mosca e deve difendere la
proprietà della sua terra e - Bollettino numero 7, primo aprile 1948, lire 12 -
«la Religione,
la Patria, la Famiglia». Sono anni
durissimi, quelli dell´immediato dopoguerra. La produzione agricola è inferiore
del quaranta per cento a quella del 1938, con settecentomila ettari seminativi
distrutti dal conflitto. Il Bollettino del 16 agosto 1945 annuncia che verranno
«immesse al consumo 9.500.000 paia di scarpe», e parte di queste verranno date
ai contadini che portano il grano all´ammasso, per integrare un prezzo troppo
basso. Il grano viene pagato anche con lane e tessuti. Paglia e foraggi possono
essere imballati «con un solo filo», perché manca il «filo di ferro cotto
nero». Per fortuna il Comando alleato mette a disposizione «un notevole
quantitativo di cavalli e muli dissequestrati».
La scelta «apolitica» non è più nemmeno un ricordo. «18 Aprile: votare. Non
inganni - annuncia Il Coltivatore del 22 marzo 1948 - non blandizie, non
minacce verranno a distogliere gli italiani dal compiere il loro dovere. Per la
pace della tua famiglia, contro il comunismo, vota Democrazia cristiana».
Il Fronte è battuto («I coltivatori diretti di tutta Italia
hanno scelto il loro posto senza lasciarsi allettare dalle false lusinghe della
tirannide») e la
Coltivatori diretti porta ventitré deputati alla Camera
assieme a tre senatori. La
Chiesa ringrazia. Per mantenere il cemento fra religione,
patria e famiglia il coltivatore non deve lasciare la campagna. «Nella genuina
civiltà rurale - aveva annunciato ai coltivatori Pio XII nell´aula delle
benedizioni già il 15 novembre 1946 - ci sono laboriosità, semplicità e
schiettezza di vita; rispetto dell´autorità, anzitutto dei genitori; amore di
patria e fedeltà alle tradizioni…».
Bisogna restare sulla terra anche se «già più volte nella storia le grida
incomposte di sobillatori hanno reso le popolazioni delle campagne schiave di
un dominio da cui esse intimamente rifuggivano, e oggetto inconsapevole di
sfruttamento». Ma la città è il diavolo. Lì lo stesso capitale, «abdicando la
sua stessa missione di promuovere il bene della società, fa scintillare l´oro e
una vita di piacere dinanzi agli occhi abbagliati del lavoratore dei campi, per
indurlo ad abbandonare la terra e perdere nella città, che non gli risparmia il
più delle volte se non delusioni, i risparmi laboriosamente accumulati, e non
di rado anche la salute, le forze, la gioia, l´onore, la stessa anima».
L´allarme viene rinnovato. «I lauti guadagni delle città - Pio XII, basilica
vaticana, 11 aprile 1956 - sono decimati dalle facili occasioni di spreco. Gli
spettacolari divertimenti non valgono la serenità delle ore trascorse nella
pace familiare; né l´abbondanza di comodità vale il sacrificio
dell´indipendenza, della sanità, della sicurezza del domani, prerogative queste
della vita rurale».
La Chiesa
protegge, la Dc -
annuncia Il Coltivatore - mantiene le promesse. Nel 1952 arriva la riforma
agraria, con tre milioni di ettari che dal latifondo passano in proprietà dei
coltivatori diretti. Per la prima volta in campagna arrivano la mutua e
l´assistenza malattia, gli assegni familiari, la tutela della maternità, la
pensione di vecchiaia. «Aumento delle pensioni. Il governo monocolore
democristiano ha deciso gli aumenti. Al di sotto dei 65 anni 26.000 lire al
mese, al di sopra, 26.000 lire al mese. Un´altra promessa fatta dal governo
alla Coltivatori è stata mantenuta».
Negli anni Sessanta e Settanta arrivano a sei milioni i soci della
Confederazione dei coltivatori. Poi arriveranno però anche lo scandalo della
Federconsorzi, Mani pulite, la fine della Dc. Oggi la Coldiretti parla poco
del suo passato, forse per non ricordare il cemento che l´univa allo Scudo
crociato. Solida invece l´unione con la Chiesa. Ogni federazione provinciale ha un
sacerdote come assistente ecclesiastico. Nel giorno del ringraziamento per il
raccolto dei campi, ogni settembre, si riempiono le piazze e i sagrati. I
prodotti della terra vengono portati sugli altari. I contadini di Dio non
dimenticano le loro radici
18 Luglio 2010

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