Com'è lontana l'Europa
Si intensificano gli sbarchi a Lampedusa: 842 persone in una notte. Sarebbero state di più se un barcone non fosse affondato vicino alle coste della Libia.
A bordo aveva 600 persone. E si è allungato così il tragico
elenco di chi, soprattutto donne e bambini, ha perso la vita in un tratto di
mare di appena 70 miglia.
Non sappiamo quanto abbia contato sull´intensificazione dei flussi verso
Lampedusa la scelta di concedere permessi di soggiorno temporanei ai nuovi
arrivati. Sappiamo però che la richiesta suicida di Berlusconi (sotto dettatura
di Sarkozy) di "ristabilire temporaneamente controlli alle frontiere
interne in caso di difficoltà eccezionali" non è caduta nel vuoto. Sono
passati pochi giorni dal vertice italo-francese e la Commissione Europea
ha presentato la sua "riforma" di Schengen. Se dovesse essere
approvata permetterà a Francia, Svizzera e Austria e agli altri paesi di
Schengen di ripristinare i controlli alle nostre frontiere in presenza di forti
flussi di immigrati. Vorrà dire essere un po´ fuori dall´Europa. Proprio quando
ne avremmo maggiore bisogno.
La chiusura delle nostre frontiere ci condanna a dover trattenere persone
arrivate con l´idea di andare altrove. L´Italia è oggi terra di transito
dell´immigrazione clandestina molto più di quanto non fosse in passato. Per due
motivi. Primo perché il nostro mercato del lavoro fatica a creare opportunità
di impiego: tra disoccupazione e cassa integrazione continuiamo ad avere più
del 10% della forza lavoro disoccupata o sottoccupata. Secondo, oggi i flussi
provengono in gran parte dall´Africa e hanno come destinazione preferita paesi
con già forti insediamenti di persone della stessa nazionalità, spesso parenti,
amici o conterranei di chi arriva, come la Francia. Consapevole
di questa forte immigrazione di transito, il nostro governo aveva deciso
unilateralmente di rilasciare permessi provvisori agli immigrati irregolari,
dando modo a questi ultimi di spostarsi in altri paesi dell´area di Schengen.
Questa decisione ha creato un precedente: abbiamo incoraggiato nuovi sbarchi
dalla Tunisia nell´aspettativa che nuovi permessi verranno, prima o poi,
rilasciati. Insomma la perversa sequenza di scelte e richieste del nostro
governo ci condanna ad avere al tempo stesso più sbarchi e più persone
costrette a rimanere da noi, anziché poter raggiungere i loro familiari o
trovare lavoro altrove in Europa.
Non c´era nessuna ragione per cedere alle richieste di Sarzoky perché la
chiusura di Schengen fa male anche all´Europa. L´Unione Europea non ha ancora
un mercato unico del lavoro. Barriere linguistiche, culturali, ostacoli alla
concorrenza basati sul mancato riconoscimento di competenze e titoli di studio
acquisiti altrove riducono la mobilità dei lavoratori all´interno dell´Unione.
Questo permette che permangano divari molto forti fra paesi nei tassi di
disoccupazione e nelle opportunità di impiego. Se i disoccupati si spostassero
dove c´è lavoro, il reddito pro-capite dei paesi dell´Unione aumenterebbe
fortemente. Ma oggi solo un cittadino Ue su duecento cambia ogni anno paese di
residenza per lavoro. La percentuale si alza a 7 su 100 nel caso di lavoratori
immigrati. Se dovessimo ora richiudere le frontiere all´interno dell´Unione,
questa già scarsa mobilità verrebbe ulteriormente compromessa. Comparando la
mobilità delle persone nei paesi che hanno aderito a Schengen con quella nei
paesi che non lo hanno fatto negli anni 90, ci si rende conto che l´abolizione
dei controlli alle frontiere interne ha portato a un incremento significativo
(fino al 10 per cento in più) della mobilità interna all´Unione. Introdurre
delle eccezioni, seppur transitorie, a Schengen, è perciò un errore gravissimo
in un momento in cui l´Europa deve tornare a crescere per affrontare la crisi
del debito pubblico. Inoltre il superamento dei controlli alle frontiere comuni
è stato in tutti questi anni un fatto molto importante nel creare una comune
identità europea. Questo senso di appartenenza è fondamentale per permettere un
maggiore coordinamento fra paesi nel gestire risorse comuni, come l´ambiente e
la sicurezza, e per far contare di più l´Europa su scala globale.
L´opposizione in Italia ha tradizionalmente paura a parlare di immigrazione. E´
un tema che divide perché tra le sue file sono in molti a essere
ideologicamente favorevoli a liberalizzare i flussi, ma dovrebbero anche
esserci molti lavoratori poco qualificati che temono i costi fiscali
dell´immigrazione, la competizione coi nuovi arrivati nell´accesso ai servizi
sociali se non nel trovare lavoro. Molti flussi elettorali dal centrosinistra
alla Lega sono proprio avvenuti sui temi dell´immigrazione. Per questo siamo
nella situazione paradossale in cui il governo compie scelte suicide nella
gestione dell´immigrazione e l´opposizione tace. Eppure l´immigrazione è un
tema che oggi potrebbe dividere molto di più la maggioranza. E´ costretta a
prendere atto del fatto che il problema può essere solo affrontato a livello
europeo, un ministro della Lega ha dovuto, suo malgrado, chiedere ripetutamente
e goffamente aiuto all´Europa. E´ una scelta inevitabile, ma densa di
implicazioni perché toglie legittimità a movimenti che vivono e vegetano
proprio nel trovare facili capri espiatori all´interno del proprio paese. Non a
caso ad opporsi a un coordinamento europeo delle politiche dell´immigrazione
sono soprattutto i leader di partiti come i Veri Finlandesi, i Veri Tedeschi o la Lega dei (presumibilmente
veri anche loro) Ticinesi. Sono gli stessi che ricordano ogni giorno ai seguaci
della Lega che c´è sempre qualcuno più a Nord di loro che potrà, per usare un
eufemismo (il termine impiegato nei comizi quando trattano dei nostri
transfrontalieri è "topi"), guardarli dall´alto in basso.
| 08 Maggio 2011

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