Come funziona il sistema Verdini
La Corte dei Conti ha quantificato il degrado collettivo: da un anno all'altro la corruzione è aumentata del 229 per cento.
Adesso il problema sembra essere quello della corruzione
generale. Di tutta la nazione. Di tutto un popolo "che nome non ha".
Di tutta una gente che spunta alla rinfusa "dagli atri muscosi, dai fori
cadenti". Una sorta di scena da teatro senza attori, solo comparse
degradate che si sospingono a vicenda, una cenciosa opera da tre soldi dove
vengono scambiate miserabili mazzette, abbietti favori, borseggi agli angoli
delle strade. Ci sarà pure un Mackie Messer armato di coltello ma non si vede,
dà ordini sottovoce all'ombra di quella plebaglia corrotta e corruttibile.
La Corte dei Conti ha quantificato il degrado collettivo: da un anno all'altro
la corruzione è aumentata del 229 per cento. Anche due giudici della Corte sono
tra gli indagati. Anche un giudice della Corte costituzionale è lambito
dall'ondata di fango. Anche un magistrato della Procura di Roma.
I giornali dibattono l'argomento. Analizzano il fenomeno. Si tratta d'una nuova
Tangentopoli a diciotto anni di distanza dalla prima? Oppure d'una situazione
con caratteristiche diverse? Allora, nel 1992, si rubava per procurare soldi ai
partiti e alle correnti; adesso si ruba in proprio ed è un crimine di massa.
Meglio o peggio di allora?
Infine - ma questa è la vera domanda da porsi: la corruzione sale
dal basso verso l'alto oppure scende dall'alto verso il basso? La classe
dirigente è lo specchio d'una società civile priva di freni morali oppure il
cattivo esempio degli "ottimati" incoraggia la massa a delinquere
infrangendo principi e normative?
* * *
Berlusconi è preoccupato. Lo dice lui stesso in pubblico e in privato e molti
suoi collaboratori trasmettono ai giornali il suo cattivo umore che del resto
risulta evidente dalle immagini televisive e fotografiche.
"Se potessi scioglierei il partito, ma non posso".
Una frase così non l'avevamo mai sentita prima. E' indicativa del livello cui
il fango è arrivato.
Per quello che se ne sa, la sua preoccupazione proviene da sondaggi molto
allarmati e soprattutto da previsioni pessimistiche sullo smottamento futuro
del consenso. Emergono diverse faglie: quella dei moderati, quella dei
cattolici, quella delle persone perbene senza aggettivi.
Bertolaso è indagato, Verdini e Letta compaiono molte volte nelle
intercettazioni giudiziarie.
Due differenti pulsioni si alternano nell'animo del "capo dei capi":
rintuzzare gli attacchi, mantenere le postazioni e anzi contrattaccare; oppure
cambiare strategia, abbandonare le posizioni più esposte e i personaggi più discussi,
dare qualche soddisfazione ad una pubblica opinione stupita, indignata e
trascurata per quanto riguarda le ristrettezze economiche che mordono ormai la
carne viva del Terzo e del Quarto stato.
La scelta tra queste due opzioni non è stata ancora fatta. A giudicare dalle
parole e dagli atti sembrerebbe che il "capo dei capi" persegua
contemporaneamente ambedue queste strategie col rischio di far emergere
un'incoerenza che segnala una crescente difficoltà.
La legge in preparazione che dovrebbe inasprire le pene contro i reati di
corruzione segna il passo. Il collega D'Avanzo ha spiegato ieri le ragioni del
rinvio: il gruppo dirigente del partito non ci sta. Se alla fine la legge verrà
fuori, sarà solo un placebo da avviare su un binario morto.
Più efficace (se ci sarà) potrebbe essere il lavoro di pulizia delle liste
elettorali; ma quel lavoro, per avere un senso, dovrebbe estendersi ai membri
del governo e del Parlamento colpiti da sentenze o da condanne di primo grado
con imputazioni di corruzione. Ma ne verrebbe fuori una decimazione: Dell'Utri,
Ciarrapico, Cosentino, Fitto e almeno un'altra decina di nomi sonanti. Vi pare
fattibile un'ipotesi del genere? Promossa da Berlusconi che dal canto suo ha
schivato le condanne solo con derubricazione di reati e accorciamento dei tempi
di prescrizione disposti dalle famose leggi "ad personam"?
* * *
Il caso Bertolaso-Protezione civile fa storia a sé. Il punto nodale della
questione sta nella distinzione tra eventi causati da catastrofi naturali per i
quali la necessità e l'urgenza autorizzano a derogare dalle norme vigenti; e
gli eventi non connessi a tali catastrofi, per i quali le deroghe non sono né
urgenti né necessarie. Qualche eccezione in questo secondo campo d'azione può
essere ipotizzata ma deve essere dettagliatamente motivata e debitamente
circoscritta. Così non è stato. La cosiddetta politica del fare è diventata una
modalità permanente, la mancanza di controlli ha alimentato l'arbitrio, e
l'arbitrio è diventato sistema.
L'inchiesta giudiziaria in corso riguarda situazioni molteplici: appalti in
Toscana, appalti alla Maddalena, appalti a Roma, appalti a L'Aquila, in
Campania, a Varese, a Torino, a Venezia, seguirne il filo è stato
scrupolosamente fatto dai giornali e lo do quindi per noto. Aggiungo qualche
aggiornata osservazione.
1. Il giro degli appaltanti, degli attuatori e degli appaltatori è
relativamente limitato. Le Procure (Firenze, Roma, Perugia, L'Aquila) li hanno
definiti una "cricca". La parola mi sembra quanto mai adatta.
2. Gianni Letta (e Bertolaso) avevano escluso che imprenditori della cricca
suddetta avessero mai lavorato all'Aquila, ma hanno poi dovuto ammettere di
essersi sbagliati. Almeno due di essi (Fusi e Piscicelli) hanno avuto incarichi
anche in Abruzzo. Agli altri e al gruppo Anemone in particolare, è stata data
in pasto La Maddalena
e molti altri luoghi, a cominciare da Roma.
3. La scelta iniziale di collocare il G8 nell'isola sarda fu un errore
madornale. La pazza idea di ospitare i Grandi sulle navi creando una sorta di
isola galleggiante fu rifiutata dalle delegazioni principali. Sopravvennero
altre questioni di sicurezza di impossibile soluzione. Se non ci fosse stato il
terremoto dell'Aquila, La
Maddalena sarebbe stata comunque scartata ma questa
impossibilità tecnica è venuta fuori quando il grosso dei lavori era già stato
appaltato e portato avanti. La
Protezione civile non si era accorta di nulla o, se se n'era
accorta, non l'aveva detto a nessuno.
4. Il terremoto offrì una via d'uscita dall'"impasse" della Maddalena,
ma a caro prezzo: furono costruiti dunque due G8, uno dei quali procedette di
pari passo e negli stessi luoghi distrutti dal sisma. Da questo punto di vista la Protezione civile dette
prova di grande efficienza. Il prezzo fu l'abbandono della Maddalena nelle mani
di Balducci e della cricca e una soluzione edilizia, ma non urbanistica, che ha
soccorso molte migliaia di aquilani ma ha messo in un binario morto la
ricostruzione della città.
5. La figura di Angelo Balducci scolpisce nel modo più eloquente il
funzionamento della cricca e gli arbitri che ne derivano. Uno dei casi più
macroscopici riguarda la famosa sede del Salaria Sport Village sulle rive del
Tevere. Terreno demaniale, zona preclusa ad ogni tipo di costruzione, parere
negativo della conferenza dei servizi, della Regione, della Provincia e del
Comune di Roma; tutti superati da un'ordinanza di Balducci con trasferimento
della concessione all'imprenditore Anemone.
6. L'altra figura omologa che si erge alla guida della cricca è quella di Denis
Verdini, coordinatore del Pdl e come tale persona "all'orecchio" del
Capo.
Verdini non si lascia intervistare, non vuole sottoporsi a domande
imbarazzanti. In compenso ha scritto un diario, una sorta di comparsa a difesa,
e l'ha fatto leggere ad un giornalista del "Corriere della Sera". Il
quale ha fatto scrupolosamente il suo mestiere riferendo il testo senza poter
interporre domande. Ne è risultata un'autodifesa vera e propria.
Questo testo merita d'esser letto con attenzione. Ne riporterò qui qualche brano
che ne dà l'idea.
* * *
"Il mio amico Riccardo Fusi è persona di cui mi fido, un vero imprenditore
con tremila lavoratori alle sue dipendenze. Sono indagato per aver sostenuto
una nomina che poteva interessare. Questo ha indotto i magistrati a pensare che
ci fosse sotto un reato, ma non è così, non ho mai preso una lira, ma non
nasconderò mai che a Riccardo ho presentato il mondo, tutti quelli che mi
chiedeva di conoscere. Dimettermi da coordinatore? Non mi passa neanche per
l'anticamera del cervello. Certe cose sono roba da asilo infantile. Siamo un
sistema di potere? Scoperta dell'acqua calda. Quando c'è discrezionalità si
apre la porta ad un sistema. Il punto è se è legittimo o illegittimo".
Questa frase è essenziale, fornisce la chiave autentica per decifrare ciò che
sta accadendo.
Verdini è uno dei pilastri del sistema. Evidentemente lo considera legittimo,
più che legittimo per il bene del paese. Scrive in un'altra pagina del suo
diario: "Io lavoro per Berlusconi che riesce a ottenere benessere e
consenso da milioni di italiani".
Lui non fa parte della cricca. Così dice, anche se gli amici per i quali si
spende e ai quali procura appalti, nomine ministeriali, potere e danaro, sono i
componenti della cricca. Ma lui no, lui non pensa di farne parte perché è
collocato di varie spanne al di sopra. E non li favorisce per avere mazzette.
Che volete che se ne faccia delle mazzette, lui che è agiato di famiglia? Lui
gode di aver potere e di portare talenti e consensi al suo Capo. Talenti di
malaffare? Può esser malaffare quello che porta consenso e voti a Berlusconi?
Certo "quando c'è discrezionalità si apre la porta al sistema" e
dunque portiamo la discrezionalità al massimo, sistemiamo gli amici nei posti
che servono e chi non beve con noi peste lo colga. Non è questo il meccanismo?
Non è questo che spiega la fronda di Fini e l'uscita di Casini dall'alleanza?
Non è questo che divide Palazzo Chigi dal Quirinale? La magistratura da una
concezione costituzionale che ricorda gli Stati assoluti?
Non prendono una lira, può darsi, ma hanno fatto a pezzi la democrazia. Vi pare
robetta da poco?
* * *
Bertolaso è un'altra cosa. Nel 2001, poco dopo esser stato insediato da
Berlusconi alla guida della Protezione civile, scrive una lettera all'allora
ministro dell'Interno, Scajola, e al sottosegretario alla Presidenza, Gianni
Letta. Dice così: "Il nostro Dipartimento è diventato dispensatore (assai
ricercato) di risorse finanziarie e deroghe normative senza avere la minima
capacità di verificare l'utilizzazione delle prime e l'esercizio delle seconde
e senza avere alcun filtro utile sulle richieste. L'accavallarsi di situazioni
di emergenza ha generato un flusso inarrestabile di ordinanze che a loro volta
hanno comportato provvedimenti di assunzione di personale e autorizzazioni di
spesa di non agevole controllo". Era il 4 ottobre del 2001. Sono passati
nove anni ma sembra di leggere oggi un discorso di Bersani o di Di Pietro. Che
cosa è accaduto?
Nonostante le apparenze Bertolaso è un uomo debole ma con una grande immagine
di se stesso. Non ha il cinismo di Verdini e di Balducci, dei grandi
corruttori. Adora i suoi volontari e ne è adorato. Pensate che qualcuno adori
Verdini (tranne gli amici della cricca)? Qualcuno adori Balducci?
Bertolaso è un mito tra i suoi, lavora con i suoi, si veste come i suoi. Vuole
essere amato. In questo è l'anima gemella di Berlusconi: vogliono essere amati.
Naturalmente senza condizioni. Le critiche li fanno impazzire di rabbia. Le
regole sono un impaccio. "Posso star fermo in attesa che il Parlamento
decida?" ha scritto Bertolaso pochi giorni fa rispondendo ad una mia
domanda.
Quindi avanti con i grandi eventi, Unità d'Italia, campionati di nuoto,
campionati di ciclismo, celebrazioni di Santi e di Beati, restauro del
Donatello eccetera. Insomma Bertolaso non ha addomesticato il potere come
sperava nella sua lettera del 2001, ma è la brama di potere che si è
impossessata di lui.
Quando è franata un'intera montagna sul paese di Maierato in Calabria,
Bertolaso era alla Camera e poi a Ballarò per difendersi dalle intercettazioni
che lo riguardano. La mattina dopo è volato a Maierato in mezzo ai pompieri che
spalavano il fango. Bravo. Meritorio. Lo dico senza alcuna ironia, ma mi pongo
una domanda: tra i compiti affidati alla Protezione civile non c'è anche quello
importantissimo di prevenire le catastrofi e sanare il disastro idrogeologico
del territorio?
Il grande meridionalista Giustino Fortunato cent'anni fa definì la Calabria "uno
sfasciume pendulo sul mare". Allora non esisteva la Protezione civile, ma
oggi c'è. Bertolaso sa benissimo che le montagne e le colline delle Serre nella
Valle dell'Angitola sono uno sfasciume pendulo. Che cosa ha fatto per
prevenire? Io so che cosa ha fatto: ha distribuito alle Regioni di tutta Italia
la mappa idrogeologica del territorio segnalando i punti critici ed ha
incoraggiato le Regioni a provvedere. Lui aveva altre cose di cui occuparsi.
Le Regioni senza una lira non hanno fatto nulla. La supplenza toccava a lui che
i soldi li ha e le forze a disposizione anche. Ma la prevenzione non è un
grande evento, le televisioni non se ne occupano, nessuno ne sa nulla. Intanto
lo sfasciume crolla sulle case abusive e sulle strade abusive. Così vanno le
cose.
* * *
La corruzione è aumentata a ritmi pazzeschi. Non è Tangentopoli? Forse è
peggio. Oggi si ruba in proprio ma quelli che rubano sono i protetti del potere
e puntellano il potere. Quelli che rubano cadono in tentazione e qui mi sono
tornate in mente le pagine dostoevskijane del "Grande Inquisitore",
delle quali ho discusso a lungo un mese fa col cardinale Martini riferendone su
queste pagine.
Il Grande Inquisitore contesta a Gesù di avere promesso agli uomini il pane
celeste mentre essi volevano il pane terreno. Gesù aveva dato agli uomini il
libero arbitrio di cui essi avrebbero volentieri fatto a meno ed essi scelsero
infatti di farne a meno pur di avere il pane terreno rinunciando ai miraggi del
cielo. Gli uomini si allearono con lo spirito della terra, cioè con il demonio,
ed anche i successori di Pietro si allearono con lo spirito della terra. Alla
fine il mondo diventò pascolo del demonio e delle autorità che per brama di
potere avevano sconfessato il messaggio di Gesù. Il Grande Inquisitore decide
addirittura che Gesù sia bruciato e così si chiudono quelle terribili pagine.
Non so se Verdini o Letta o Bertolaso o Balducci o quelli che ridevano nel
letto mentre L'Aquila crollava, abbiano mai letto i "Fratelli
Karamazov". E se, avendoli letti, abbiano sentito muoversi qualche cosa
nell'anima, un monito, un rimorso. Se l'hanno sentito, questo sarebbe il
momento di seguirne l'impulso. Ma da quello che vedo, temo che siano sordi a
questi richiami.
http://www.repubblica.it (21 febbraio 2010)

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