Come far piangere gli speculatori
La speculazione ribassista va combattuta sul suo stesso terreno.
In che cosa consiste la speculazione? In un'imponente
concentrazione di mezzi finanziari atta a provocare un esito che, pur se non
altrimenti giustificato, fa vincere la scommessa. La speculazione si batte non
con le deprecazioni né mandando i marines, ma facendo piangere chi ci ha
provato: le lacrime di chi ci ha provato sono i soldi che gli si fanno perdere.
Per far perdere i soldi alla speculazione, le autorità devono essere decise e
dimenticare per un momento le regole del galateo.
I ribassisti ne fanno di tutte; dispongono dei mezzi tecnici più sofisticati;
operano con una leva gigantesca, senza impegnare soldi propri. Se la pressione
cresce (otto giorni fa al mercato dei derivati di Chicago si contavano 103.400
contratti al ribasso sull'euro, pari a quattro volte le posizioni lunghe, per
un valore di quasi 17 miliardi di dollari) che cosa dovrebbero fare le autorità
che tutelano la nostra stabilità? Consultare il manuale di buone maniere di
Monsignor della Casa e reagire senza dare prova di maleducazione? Oppure
togliersi i guanti e picchiare? Nell'agosto del 1998, in esito alla crisi
finanziaria del Sud-Est asiatico, quando finirono al tappeto le economie più
dinamiche dell'area, la speculazione prese di mira con pesanti bordate la
valuta e il mercato azionario di Hong Kong. Poiché i consueti strumenti di
difesa (aumento dei tassi) non bastavano, l'autorità monetaria del territorio
buttò alle ortiche l'ortodossia e decise di presentarsi in borsa come compratore
di ultima istanza, in contropartita dei venditori a pronti e a termine, e
acquistò azioni - azioni, si badi, non casti titoli di Stato
- per 15 miliardi di dollari. Questa operazione (battezzata doppio slam,
double whammy) inflisse gravissime perdite ai ribassisti, che dovettero
abbandonare il terreno con gravi perdite. Vi fu anche un lieto fine: l'autorità
monetaria rivendette gradualmente le azioni acquistate lucrando un profitto di
4 miliardi per le casse pubbliche (così come la banca centrale americana sta
facendo profitti, rivendendo i titoli acquistati durante la crisi per sostenere
le banche).
Non suoni eresia: la sola entità che possiede più mezzi di qualsiasi diabolico
speculatore è una banca centrale che abbia il potere di emettere moneta. Solo
quella banca centrale può essere compratore di ultima istanza di qualsiasi
attività finanziaria che sia oggetto di un attacco speculativo ribassista, a
condizione che quella attività sia denominata nella valuta che essa emette (per
la Bce un titolo
in euro, per la
Federal Reserve un titolo in dollari). Naturalmente questo è
un rimedio estremo per mali estremi: per metterlo in opera si deve essere
convinti che il valore mirato dalla speculazione non sia quello
"giusto"; che senza turbolenze si potrebbe raggiungere un valore
diverso e mettere in opera procedure più ordinate. Mi pare evidente che queste
condizioni ricorrano oggi: occorre tempo per verificare il funzionamento del
piano messo su per la Grecia;
Spagna e Portogallo non meritano le frustate ad essi inflitte dai mercati solo
per bastonare l'euro; il funzionamento dell'euro dovrà essere ripensato, ma non
in un'affannosa emergenza. La
Banca centrale europea è chiamata a fare la sua parte
("tutte le istituzioni... convengono di ricorrere a tutta la gamma di
strumenti disponibili per garantire la stabilità", recita il comunicato
del Consiglio europeo di venerdì).
L'art. 123 del Trattato di Lisbona vieta esplicitamente alla Bce l'acquisto
diretto di titoli di debito emessi dai governi o da altri enti del settore
pubblico, ma non ne impedisce l'acquisto sul mercato, con operazioni che un
tempo venivano definite di mercato aperto. Le dissertazioni sull'"azzardo
morale" (nozione cara agli economisti) e sul rischio di inflazione non hanno
pregio: lasciar prevalere i ribassisti quando si ritengano ingiustificati i
loro obiettivi, quello sì è offrire occasione di azzardo morale; sappiamo che
la massa monetaria creata occasionalmente (e quanta se ne creò per finanziare
le banche!) può essere agevolmente riassorbita, anche liquidando nel tempo i
titoli immessi nell'attivo anche con operazioni di acquisto. Altri espedienti
sono opportuni, ma non sufficienti a battere la speculazione. Un fondo di
assistenza di qualche decina di miliardi? Ottimo, ma complicato da mettere in
opera; soprattutto si indica alla speculazione che essa vince se riesce a
mobilitare (magari solo sulla carta) una cifra maggiore. Più soldi resi
disponibili dalla Bce alle banche? A poco servirebbero, posto che al momento le
banche, di nuovo diffidenti l'una dell'altra, stanno depositando liquidità a
Francoforte. È il momento del coraggio: si può riuscire a farli piangere gli
speculatori, ma non con le chiacchiere di chi, come avrebbe detto Krusciov, non
ha divisioni da mandare in combattimento.

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