Ciampi: "La notte del '93 con la paura del golpe"
Parla l'ex presidente della Repubblica: "Alle quattro di notte parlai con Scalfaro al Quirinale e gli dissi 'dobbiamo reagire'. Grasso dice cose giuste"
"Non c'è democrazia senza
verità. Questo è il tempo della verità. Chi c'è dietro le stragi del '92 e '93?
Chi c'è dietro le bombe contro il mio governo di allora? Il Paese ha il diritto
di saperlo, per evitare che quella stagione si ripeta...". Dopo la
denuncia di Piero Grasso , dopo l'appello di Walter Veltroni , ora anche Carlo
Azeglio Ciampi chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il
muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la
mafia in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica.
L'ex presidente, a Santa Severa per un weekend di riposo, è rimasto molto
colpito dalle parole del procuratore nazionale antimafia, amplificate dall'ex
leader del Pd. E non si sottrae a una riflessione e, prima ancora, a un ricordo
di quei terribili giorni di quasi vent'anni fa. "Proprio la scorsa
settimana ho parlato a lungo con Veltroni, che è venuto a trovarmi, di quelle
angosciose vicende. E ora mi ritrovo al 100 per cento nei contenuti
dell'intervista che ha rilasciato a "Repubblica". Quelle domande
inevase, quel bisogno di sapere e di capire, riflettono pienamente i miei
pensieri. Tuttora noi non sappiamo nulla di quei tragici attentati. Chi armò la
mano degli attentatori? Fu solo la mafia, o dietro Cosa Nostra si mossero anche
pezzi deviati dell'apparato statale, anzi dell'anti-Stato annidato dentro e
contro lo Stato, come dice Veltroni? E perché, soprattutto, partì questo
attacco allo Stato? Tuttora io stesso non so capire... ".
Il ricordo di Ciampi è vivissimo. E il presidente emerito, all'epoca dei fatti
presidente del Consiglio di un esecutivo di emergenza, che prese in mano un
Paese sull'orlo del collasso politico (dopo Tangentopoli) e finanziario (dopo
la maxi-svalutazione della lira) non esita ad azzardare l'ipotesi più
inquietante: l'Italia, in quel frangente, rischiò il colpo di Stato, anche se è
ignoto il profilo di chi ordì quella trama. "Il mio governo fu
contrassegnato dalle bombe. Ricordo come fosse adesso quel 27 luglio, avevo
appena terminato una giornata durissima che si era conclusa positivamente con
lo sblocco della vertenza degli autotrasportatori. Ero tutto contento, e me ne
andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a
mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi,
per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre
parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l'esplosione
della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse "Carlo, non capisco
cosa sta succedendo...", ma non fece in tempo a finire, perché cadde la
linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano
misteriosamente interrotte. Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a
un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora
oggi... ".
Resta da capire per mano di chi. Su questo Ciampi allarga le braccia. "Non
so dare risposte. So che allora corsi come un pazzo in macchina, e mi
precipitai a Roma. Arrivai a Palazzo Chigi all'una e un quarto di notte, convocai
un Consiglio supremo di difesa alle 3, perché ero convinto che lo Stato dovesse
dare subito una risposta forte, immediata, visibile. Alle 4 parlai con Scalfaro
al Quirinale, e gli dissi "presidente, dobbiamo reagire". Alle 8 del
mattino riunii il Consiglio dei ministri, e subito dopo partii per Milano. Il
golpe non ci fu, grazie a dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la
precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero che è giunto il momento
di squarciare, una volta per tutte". La certezza che esponeva ieri
Veltroni è la stessa che ripete Ciampi: non furono solo stragi di mafia, ed
anzi, sulla base delle inchieste si dovrebbe smettere di definirle così. Furono
stragi di un "anti-Stato", ancora tutto da scoprire. E come Veltroni
anche Ciampi aggiunge un dubbio: perché a un certo punto, poco dopo la nascita
del suo governo, le stragi cominciano? E perché, a un certo punto, dopo gli
eccidi di Falcone e Borsellino, le stragi finiscono? Perché la mafia comincia a
mettere le bombe? Perché la mafia smette di mettere le bombe?
È lo scenario ipotizzato dal procuratore Grasso: gli attentati servirono forse
a preparare il terreno alla nascita di una nuova "entità politica",
che doveva irrompere sulla scena tra le macerie di Mani Pulite. Un
"aggregato imprenditoriale e politico" che doveva conservare la
situazione esistente. Quell'entità, quell'aggregato, secondo questo scenario,
potrebbe essere Forza Italia. Nel momento in cui quel partito si prepara a
nascere, e siamo al '94, Cosa Nostra interrompe la strategia stragista. E' uno
scenario credibile? Ciampi non si avventura in supposizioni: "Non sta a me
parlare di tutto questo. Parlano gli avvenimenti di quel periodo. Parlano i
fatti di allora, che sono quelli richiamati da Grasso. Il procuratore antimafia
dice la verità, e io condivido pienamente le sue parole".
Per questo, in nome di quella verità troppo a lungo negata, l'ex capo dello
Stato oggi rilancia l'appello: è sacrosanto che chi sa parli. Ed è sacrosanto,
come chiede Veltroni, che "Berlusconi e il governo non tacciano",
perché la lotta alla mafia non è questione di parte, "ma è il tema
bipartisan per eccellenza". Si apra dunque una sessione parlamentare,
dedicata a far luce su quegli avvenimenti. Perché il clima che si respira oggi,
a tratti, sembra pericolosamente rievocare quello del '92-'93. Ciampi stesso ne
parlerà, in un libro autobiografico scritto insieme ad Arrigo Levi, che uscirà
per "il Mulino" tra pochi giorni. "Lì è tutto scritto, ciò che
accadde e ciò che penso. Così come lo riportai, ora per ora, sulle mie agende
dell'epoca... ". Deve restare memoria, di tutto questo. Ma insieme alla
memoria deve venir fuori anche la verità. "Perché senza verità - conclude
l'ex presidente della Repubblica - non c'è democrazia".
http://www.repubblica.it (29 maggio 2010)

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