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Chi ci difenderà dalla Bellezza, dal Canone classico e dalle sue conseguenze: proporzione, armonia e simmetria?

Ci difende l´arte contemporanea, quella del nostro mondo fuggitivo, frammentario, veloce, portatore di imprevedibili bellezze.

 




Ecco un piccolo decalogo di istruzioni per l´uso.

1. Bisogna arrivare davanti all´opera disarmati, anzi armati di un pregiudizio favorevole: essa è un pensiero visivo, una domanda sul mondo. Con una funzione: massaggiare il muscolo atrofizzato della nostra sensibilità, resa ormai superficiale e pellicolare (come un ritratto di Warhol) da un mondo che diffonde l´estasi del puro apparire e dell´intrattenimento domestico.
2. L´arte è forma. Lampante ed eloquente, come il taglio di Fontana e l´O di Giotto. Nei molteplici travestimenti e fuori dai generi codificati, l´opera vuol essere inciampo e sorpresa, creare una frattura nell´immaginario. La forma è il volto figurativo dell´opera, la parola silenziosa e visiva del suo corpo. Se ha bisogno di troppe spiegazioni, di didascalie, l´opera fallisce.
3. L´arte deve riflettere sul mondo. L´artista parte sempre da un non-luogo, per approdare inevitabilmente nei nostri paraggi, con le stimmate della propria epoca: tecnica e materiali variabili, sempre più multimediali, sempre più innovativi, sempre al passo con i tempi. Si misura con tutto ciò che la società produce e consuma: ce lo insegna la pop-art americana. L´arte parla di ora e qui, o è perduta.
4. L´arte crea catastrofi linguistiche. Nel suo continuo superamento e rinnovamento, l´opera deve porsi come rottura del linguaggio e dei codici della comunicazione. Irrompe tra le nostre consuetudini, aggredendo talvolta anche il nostro corpo: come nelle performance di Marina Abramovic. Deve distruggere e rifondare nuovi modelli del vedere, del pensare e dell´agire. Deve riuscire a spiazzarci.
5. Da qui l´ansia di continuo arrovellamento e rinnovamento linguistico e formale, l´adozione dell´interattività e dell´opera aperta. Ma rompere schemi non basta: nello stato di insonnia del contemporaneo, del fare e del contemplare, l´opera deve aprire nuove porte, dar luce a nuove visioni. Un esempio? Le installazioni video di Nam June Paik.
6. L´arte è un tentativo di ordine. Temporaneo, ma possibile. L´opera rappresenta un "cosmos" contro il caos dell´esterno: non fuga dal mondo ma progetto dolce che si mette a confronto con il principio di realtà. Insomma un´arte responsabile, così la definisce Michelangelo Pistoletto.
7. L´arte è la riserva indiana del senso. Ce lo insegna con la sua opera Joseph Kosuth, che riflette sulle parole e sul suo significato. Nel tempo comico della irrilevanza, dell´effimero e dello svuotamento, l´opera deve testimoniare la gravitas contro il superficialismo della nostra epoca, afflitta da un peronismo mediatico, da performatività e autoreferenzialità della politica.
8. L´arte deve essere una forma di difesa. Contro l´edonismo sperimentale, l´opera è giustificata dal rigore formale, prova della resistenza etica dell´artista che sfida le lusinghe della moda corrente. L´opera troppo easy è un tradimento. Riguarda più gli artieri della moda che apprezzano il monumentale cuore smaltato di Jeff Koons.
9. Non giudicare un´opera dal suo successo: il successo rappresenta la breve immortalità dell´arte. L´opera non deve celebrare soltanto il proprio valore economico e mediatico, ma costituirsi a futura memoria come storia dell´istante. È anche giudizio: il dito marmoreo di Cattelan di fronte alla Borsa di Milano. Essa è uno squarcio di significato nell´eterno presente della postmodernità.
10. L´arte è la domenica della vita. L´opera non rinuncia al tentativo di rappresentare in forme più o meno concettuali il sospetto di un´altra bellezza: la meraviglia dello sconcerto. Essa è un transito di intensità formale, un´apparizione fuggitiva dello spirito del tempo. Un lampo di felicità, come un grande disegno di Enzo Cucchi. Sì, l´arte è indecisa a tutto, ma non nell´inscalfibile desiderio di essere un´apparizione rara, epifania della vita.

 

Repubblica 28.5.11

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