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Cari italiani vi farò leggere

L’editoria italiana, al contrario delle altre realtà europee, ha un mercato forte, ma una lettura debole

 

 

Attorno al capezzale del libro, malato a dire il vero più immaginario che reale, si sono negli anni avvicendati in tanti. E se fino ad oggi i consigli, le iniziative, le cure non hanno funzionato la colpa non è solo del malato, ossia del libro, che una sua vita stentata comunque ce l' ha. Ma di quelli che ne ignorano l' esistenza, che lo trascurano, che lo considerano un oggetto inutile. È su questa zona opaca di indifferenza e diffidenza che bisogna soprattutto agire dice Gian Arturo Ferrari, presidente del "Centro per il libro e la lettura", un organo del Ministero dei Beni culturali che avrà il compito, con l' aiuto dell' Associazione editori e dell' associazione librai di inventare e portare a compimento, nell' arco di un decennio, una nuova strategia culturale che renda il paese un po' meno anomalo dalle altre realtà europee che quanto a numero di lettori ci surclassano ampiamente.

Per raggiunti limiti di età Ferrari ha lasciato da poco la direzione della divisone libri della Mondadori. L' ultimo gesto di quella lunga gestione fu una dichiarazione molto polemica che vide il capo della Mondadori contrapporsi a una figura storica come quella di Giulio Einaudi, la cui grandezza scrisse Ferrari "non sta nei molti e discutibili snobismi e nei molti e stucchevoli riti, parimenti accessori di cui volle rivestire sé medesimo e la casa editrice, bensì nella determinazione lucida e feroce con cui seppe perseguire un progetto grandioso, smisurato e forse insensato... cioè fare dell' attività editoriale, e di una specifica casa editrice, il centro, il perno strategico di quello che negli anni Cinquanta e sulla scorta di Gramsci si sarebbe definito come un progetto egemonico".

 

Come lei sa questa frase che lei ha pronunciato durante un intervento nel dicembre dello scorso anno, nella sede del Mulino, ha provocato molte polemiche. Non le sembra che i toni fossero irriverenti e pesanti?

 

 «È stato un grosso fraintendimento, glielo assicuro. Ho usato anche la parola megalomane ma come fosse un elogio. Perché io ritengo che bisogna saper pensare in grande e l' editoria italiana ha spesso pensato in piccolo. In secondo luogo il ragionamento non era riferito alla persona ma all' editoria. Inoltre, mi ha stupito che di tutto il mio discorso si sia visto solo quello spunto polemico ignorando il resto. Non davo nessuna valutazione denigratoria, bensì una valutazione storico critica. Ho capito che è difficile uscire dalle cose più convenzionali. L' editoria di cultura non è un genere, definito una volta per tutte, è una forma storica che nasce, si sviluppa e declina dentro un certo periodo storico. E non è che io criticassi il fatto che quel progetto egemonico allora fosse di sinistra. Rilevavo la sua presenza e la sua importanza, ma al tempo stesso che le condizioni di oggi della cultura sono cambiate».

 

Forse si sono complicate. Ma veniamo ad alcuni aspetti tecnici. Lei rileva un paradosso: l' Italia ha un mercato dei libri all' altezza di qualsiasi paese industrialmente avanzato, ma legge come fosse un paese del terzo mondo. Perché?

 

 «Un tempo si pensava che la divisione tra Nord, Centro e Sud influisse sulla formazione del lettore. In realtà sono le differenze sia socio-economiche che di istruzione a determinare il bacino dei lettori. Tra l' altro, contrariamente alle previsioni, queste differenze si sono accentuate negli ultimi anni. Abbiamo un mercato forte e una lettura debole. Per cui possiamo dedurre che la lettura di libri in Italia non è democratica. E riteniamo che questo sia un problema nazionale. Di qui i compiti che il Centro per il libro si è dato, unendo le forze del Ministero e quelle rispettivamente dell' Aie e dell' Ale. Il nostro obiettivo è allargare il bacino dei lettori portandolo dal 38 % al 50 % della popolazione sopra i 14 anni».

 

Con quali strumenti?

«Premetto che nessuno sa esattamente come far crescere il numero dei lettori. Abbiamo ideato una serie di programmi che cominceremo a sperimentare. Il primo è un intervento massiccio su tre province (rispettivamente Nord, Centro e Sud), avendo come obiettivo soprattutto il mercato dei ragazzi. È il più arretrato, ma anche quello in cui l' investimento per il futuro può risultare il più proficuo.».

 

So che avete pensato anche a regalare libri.

 

«Fa parte del programma. Vorremmo in accordo con gli editori offrire gratuitamente alle categorie più svantaggiate quei libri di buona qualità che gli editori in ogni caso, per costi di magazzino, avrebbero eliminato. Questa iniziativa è di grande valore sociale ma ha un costo elevato».

 

Crede che basterannoi3 milioni stanziati dal ministero?

 

«No, l' Aie finanzierà una parte di questi programmi. Abbiamo anche creato un' associazione chiamata "Fahrenheit 451", che vende i suoi 451 gradi a 10 mila euro l' uno. Saranno richieste fatte a privati per autofinanziarci».

 

Non ritiene che nel paese della burocrazia, tutto sarà più lento e col rischio di perdersi?

 

 «Mi auguro che questo progetti non si insabbino, non vadano a morire in qualche palude. Ne andrebbe della crescita culturale del paese».

 

Ma una crescita libera o condizionata dall' attuale potere politico? Glielo chiedo perché sono molte le polemiche che le celebrazioni per il centocinquantenario dell' Unita d' Italia hanno scatenato.

 

«Il nostro attuale livello è talmente piccolo che i problemi che lei paventa sono molto lontani. Oggi il libro va affrontato come questione nazionale».

 

Ma sono proprio le questioni nazionali che oggi dividono.

 

 «Penso che su questa nostra iniziativa c' è un grande accordo. Mi auguro solo che non sia di facciata ».

 

Ferrari, lei difende il destino del libro cartaceo. Ma qui stiamo andando verso tutt' altro. L' e-book è la nuova frontiera. In che modo l' affronterete?

 

«Siamo come sull' orlo di un burrone. Possiamo solo cercare di non precipitarvi dentro. Voglio dire che l' e-book è un salto enorme, un po' come fu l' invenzione della stampa. Noi non abbiamo idea di che cosa accadrà. La nostra percezione è continuista, ma l' e-book è davvero una svolta radicale. Il libro così come è stato è una forma definitiva, compiuta come può essere un quadro o una statua. La natura del mezzo elettronico lo renderà flessibile, modificabile, adattabile. Molto più simile a un essere vivente che a una cosa». 

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