Caotico, oscillante o in espansione scegliete il cosmo che preferite
Perché a un certo punto l´accelerazione dello spazio ha cambiato velocità?
Il celebre scienziato, tra i fautori della teoria del "multiverso",
spiega le sue tesi. A partire dalle equazioni di Einstein e dai dati che oggi
possiamo raccogliere grazie alla tecnologia
Fino all´inizio del XX secolo le teorie ubbidivano a visioni filosofiche
religiose o artistiche
Resta la domanda: perché a un certo punto l´accelerazione dello spazio ha
cambiato velocità?
Fino ai primi anni del ventesimo secolo, la cosmologia era più simile alla
storia dell´arte che alla scienza. C´erano stili di universo. Si poteva
immaginare, come nel passato, a che cosa dovesse assomigliare l´Universo. Ad
alcuni piacevano i loro universi infinitamente antichi; altri volevano che la
storia cosmica avesse un inizio preciso; altri ancora che il loro universo
fosse ciclico, che avesse una crescita e una decadenza come il ciclo della vita
e che ogni nuovo ciclo risorgesse come una fenice dalle ceneri del precedente. Tutte
queste immagini avevano la propria origine in figure religiose, artistiche o
filosofiche di come le cose dovrebbero essere. Le osservazioni raccolte sulle
stelle e i loro movimenti spesso venivano adattate a un´immagine creata per
altre ragioni.
Tutto questo cambiò nel 1915. Per la prima volta, la nuova teoria della gravità
di Einstein, definita teoria generale della relatività, fornì delle equazioni
le cui soluzioni erano interi universi. Fu una svolta. Pian piano, si trovarono
delle soluzioni alle equazioni sull´universo di Einstein. Esse rivelavano che
l´universo si starebbe espandendo, una possibilità confermata dalle
osservazioni realizzate da Edwin Hubble e Milton Humason a Mount Wilson nel
1929. Si scoprì che ogni sorta di varietà di espansioni era possibile.
Inizialmente, l´espansione sembrava sempre semplice e simmetrica, come una
sfera che si espande, ma poi si scoprì che erano possibili anche degli universi
in espansione a diverse velocità e con diverse direzioni e che erano
ammissibili perfino degli universi rotanti che permettono di viaggiare indietro
nel tempo. In The Book of Universes racconto la storia di tutti gli universi
possibili rivelati dalle equazioni di Einstein. Fino ad oggi, sono state
trovate solo alcune soluzioni a queste complicate equazioni e quando se ne
scopre una nuova, spesso gli si dà il nome di chi l´ha scoperta. Abbiamo degli
universi che si espandono e si contraggono, universi oscillanti; universi
caotici; universi che hanno un inizio e una fine e universi che non hanno né
l´uno né l´altra.
Nel 1965, i radioastronomi scoprirono la radiazione termica che si era predetto
esistesse se l´universo si fosse espanso da un big bang estremamente caldo. Da
quel momento in poi, i cosmologi si sono concentrati sempre di più sui processi
fisici avvenuti nell´universo all´inizio della sua storia, alla ricerca di
prove che confermino la nostra ricostruzione del passato. Fino al 1980, era
chiaro che l´universo si stava espandendo in un modo misteriosamente simmetrico
a una velocità molto vicina alla velocità minima necessaria per superare la
gravità e continuare a espandersi per sempre. Le equazioni di Einstein avevano
già fornito delle eccellenti descrizioni di questo stato di cose in una
galleria di possibilità. Ciò che mancava era una spiegazione del perché
l´universo avesse queste caratteristiche speciali e contenesse anche una
speciale distribuzione di piccole irregolarità trasformatesi in galassie. Nel
1981, Alan Guth propose un nuovo modello di universo in espansione, nelle cui fasi
primordiali ci sarebbe stata una breve scarica di espansione accelerata,
definita "inflazione". Il risultato è molto significativo: potrebbe
spiegare perché ci fu questa espansione simmetrica a quella particolare
velocità che abbiamo visto e perché generasse delle piccole irregolarità
casuali "stirate" dall´espansione fornendo così i semi dai quali si
formeranno poi le galassie, dieci miliardi di anni dopo.
Questa sequenza di eventi avrebbe lasciato delle importanti variazioni spia
nella radiazione termica rimasta nel cielo di oggi dall´universo primordiale. I
nostri satelliti hanno trovato alcune parti dei modelli previsti. Vedremo se
quest´anno il satellite Planck dell´Agenzia spaziale europea (Esa) riuscirà a
trovarne altre.
Il fenomeno dell´inflazione ci conduce anche ad aspettarci che altre parti
dell´Universo, dove non riusciamo a vedere per la velocità finita della luce,
siano molto diverse dalla nostra parte visibile. Inoltre, il processo
dell´inflazione si autoriproduce e qualsiasi regione che si gonfia creerà le
condizioni per un´ulteriore inflazione di parti di quella regione. Questo
processo di inflazione "eterna" non ha fine e non ha bisogno di avere
un inizio. Cambia la nostra risposta all´antica domanda: "l´universo ha
avuto un inizio?". La nostra porzione visibile dell´intero universo avrà
avuto un inizio, ma l´intero "multiverso", composto di differenti
regioni che si gonfiano tutte a velocità diverse, non ha bisogno di avere un
inizio.
Nell´ultimo decennio, abbiamo costantemente raccolto delle prove che c´è stata
un´era di inflazione 13,7 miliardi di anni fa, ma abbiamo anche scoperto che
l´universo cominciò ad accelerare di nuovo 4 miliardi di anni fa, dopo essersi
espanso per circa i tre quarti della sua estensione attuale. Questo cambiamento
di marcia dalla decelerazione cosmica all´accelerazione viene descritto con
straordinaria precisione da una delle soluzioni alle equazioni di Einstein
trovate per la prima volta dal cosmologo belga Georges Lemaître nel 1927.
Tuttavia, anche se l´universo di Lemaître è una bella descrizione, vogliamo
sapere perché il nostro Universo cambiò marcia e cominciò ad accelerare qualche
miliardo di anni fa. Perché, dunque? Un approccio molto in voga è quello di
immaginare che il multiverso di regioni che possono emergere nello scenario
dell´inflazione eterna copra tutte le possibilità e che ci sia capitato di
abitare una di quelle regioni che cominciarono ad accelerare abbastanza tardi
da permettere di evolversi alle galassie, alle stelle, ai pianeti e alla vita.
Ancor più interessante potrebbe essere una nuova estensione della teoria di
Einstein, sviluppata da Douglas Shaw e dal sottoscritto a Cambridge, che sta
per essere pubblicata sulla rivista Physical Review Letters. Imponendo la
limitazione della casualità in una cosmologia quantica siamo capaci di spiegare
per la prima volta perché la recente accelerazione iniziò proprio in quel
momento. Possiamo anche predire un´altra caratteristica molto precisa
dell´espansione che i dati forniti dal satellite Planck saranno in grado di
determinare. Dunque, la magica giara degli universi non si è ancora esaurita.
Nei prossimi due anni vedremo molti nuovi dati che confermeranno o escluderanno
una serie di possibili universi e ci aiuteranno a capire perché il nostro sia
fatto così.
L´autore è professore all´Università di Cambridge e ha scritto The Book of
Universes edito da Bodley Head (Traduzione di Luis Moriones)
Repubblica 9.3.11

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