Benvenuti nell'era del lavoro sostenibile
Spremere l´essere umano fino ai suoi limiti estremi, ha delle conseguenze micidiali.
Anche voi vi sentite sfiniti, oppressi da una montagna d´incombenze. In ufficio
non rendete mai abbastanza. Le email, gli sms e le telefonate di lavoro
v´inseguono la sera a casa, nel weekend, in vacanza. In deficit di sonno, gli
errori sono sempre in agguato. Consolatevi: non siete soli. Anche i leader,
capi di Stato o d´azienda, sono prigionieri della stessa logica. Vittime di
un´alienazione simile. Costretti a rendere sempre di più, accumulano le sviste,
girano a vuoto, senza uno scopo. Crisi dei mutui subprime, Eurozona sull´orlo
della bancarotta, o disastro petrolifero della Louisiana, le catastrofi del
nostro tempo hanno un elemento in comune: tante istituzioni sofisticate e
organizzazioni complesse si avvitano in una spirale di errori. È tutta colpa di
un´ossessione produttivista scolpita in tre parole, More, Bigger, Faster. Cioè
«sempre di più, sempre più in grande, più velocemente». Ma è un modello che ha
le ore contate.
Con l´ultima crisi economica è svanita la fiducia in quel sistema. Un nuovo
paradigma s´impone. E parte proprio dagli Stati Uniti, la patria dei
workaholic, i drogati del lavoro. Qui esplode il successo di un bestseller che
rovescia il modello americano. S´intitola
The Way We Are Working Isn´t Working. La traduzione letterale è: il modo
in cui lavoriamo non funziona. Ma un´altra traduzione forse è ancora più fedele
al gioco di parole in inglese: il modo in cui "funzioniamo" non rende
più. Chi lo scrive non è un guru qualsiasi. Tony Schwartz, con i suoi
collaboratori Jean Gomes e Catherine McCarthy, è il fondatore della società di
consulenza The Energy Project. Si rivolgono a lui per ripensare la propria
organizzazione dei colossi come Google, Ford, Sony, l´ospedale universitario di
Cleveland e perfino il dipartimento di polizia di Los Angeles. Il suo saggio
riceve la benedizione entusiasta della sacerdotessa del pensiero di sinistra
sulla West Coast: Arianna Huffington, creatrice del blog Huffington Post, lo
seleziona come il libro dell´anno e lo definisce «il manuale di sopravvivenza
per la nuova era».
Schwartz parte dalla diagnosi impietosa di un disastro. All´uscita dalla
recessione, osserva, l´America nel suo insieme ha ridotto del 10% le ore
lavorate perché hanno perso il posto 8 milioni di persone. Eppure oggi si
producono la stessa quantità di beni e servizi che nel 2007, l´ultimo anno
prima della crisi. «Il banchiere centrale Ben Bernanke si esalta per questo che
definisce un miracoloso aumento della produttività - scrive Schwartz - ma la
verità è molto più dura. C´è una semplice, viscerale spiegazione per questo
guadagno di produttività: si chiama paura. Se i colleghi attorno a noi vengono
licenziati o prepensionati, l´istinto di sopravvivenza ci spinge a spremerci
ancora di più, sperando di non essere il prossimo sulla lista. Ma così come una
famiglia indebitata coi mutui finisce per andare in bancarotta seguitando a
indebitarsi, allo stesso modo gli esseri umani vanno verso la bancarotta delle
loro risorse, se le spendono senza rinnovarle».
I segnali di uno stress patologico abbondano. Il deficit di sonno (meno di 6
ore e mezza per notte, in media) affligge la popolazione americana. Oltre la
metà dei dipendenti non usa le ferie a cui avrebbe diritto, eppure uno studio
di Ernst & Young dimostra che «più sono lunghe le vacanze, più si misurano
miglioramenti nella performance sul lavoro». Dilaga il multi-tasking,
l´abitudine di effettuare due o tre operazioni contemporaneamente: partecipare
a una riunione e al tempo stesso consultare le email sul Blackberry o
sull´iPhone; telefonare e navigare su Internet davanti allo schermo del
computer. A danno della concentrazione, del saper fare.
«Quella che tecnicamente si definisce una crescita della produttività - osserva
Schwartz - non è creazione di vero valore». Un esempio lo offre la cronaca
recente. La corsa sfrenata della Toyota per accelerare la produzione e
aumentare il volume delle vendite negli ultimi anni è andata a scapito della
qualità e affidabilità delle sue auto. Il bilancio finale: una débacle,
incidenti mortali, processi, milioni di vetture richiamate per controlli sui
difetti di fabbricazione. «Una reputazione che era stata costruita in tanti
anni di lavoro è stata distrutta in pochi mesi». Lo stesso vale per le banche
di Wall Street: la cultura della competizione aggressiva e arrogante è sfociata
in un´immensa distruzione di ricchezza. Spremere l´essere umano fino ai suoi
limiti estremi, ha delle conseguenze micidiali. Lo dimostra lo studio delle più
grandi catastrofi industriali. Una costante unisce la marea nera della super
petroliera Exxon Valdez, l´esplosione in volo della navetta spaziale
Challenger, l´incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island. In ognuno
di questi casi furono coinvolti manager e tecnici che soffrivano di
deprivazione di sonno, colpiti da improvvisi cali di attenzione e
concentrazione. «Quando operate ad alta intensità - spiega Schwartz - quando
siete sotto pressione per lunghe ore consecutive, inesorabilmente bruciate le
vostre risorse migliori, esaurite il vostro serbatoio di energia. Dovete
raschiare il fondo attingendo all´adrenalina e al cortisol, ma la vostra
prospettiva si restringe, diventate prigionieri di istinti primitivi».
C´è una nuova crisi energetica nel mondo: è quella che colpisce noi stessi. «La
velocità di ogni transazione aumenta in modo esponenziale, viviamo in un senso
di permanente urgenza. Sregolate, le tecnologie prendono il sopravvento su di
noi». Proseguendo nella stessa direzione ci condanneremo ad essere "i
dinosauri del futuro", una specie avviata all´estinzione per collasso.
Ma dalla sua attività nel mondo delle imprese Schwartz raccoglie dei segnali
positivi, gli indizi di una presa di coscienza, l´inizio di una svolta. «In un
ampio arco di civiltà e di culture diverse - scrive - si fa strada la scoperta
che il vecchio modo di lavorare non funziona più. Si diffonde l´intenso
desiderio di uno stile di lavoro e di vita più appagante e sostenibile. Le
stesse aziende devono ammettere che la vecchia cultura manageriale ha
sacrificato la creatività, l´impegno, la riflessione, e in ultima istanza hanno
perso efficienza».
L´errore di un´intera epoca è stato quello di credere che possiamo operare come
i computer: ad alta velocità, per periodi di tempo prolungati, eseguendo
simultaneamente programmi molteplici. Schwartz ci ricorda che invece la
fisiologia umana procede "a corrente alternata" come il battito
cardiaco. Nel rivedere l´organizzazione di grandi imprese innovative come
Google suggerisce di prendere esempio dai musicisti e dai campioni di atletica
leggera: le regole dell´esercizio e dell´allenamento impongono degli sforzi
limitati a 60/90 minuti al massimo, seguiti da intervalli di riposo,
distensione, riflessione. Nel mondo del lavoro così come nella vita personale,
Schwartz ci esorta a tenere presente che ci sono quattro forme di energia
essenziale per l´equilibrio umano: l´energia fisica (il principio di
sostenibilità), quella emotiva (sicurezza), quella psicologica (espressione di
sé) e quella spirituale (ricerca di significato). Sono i "serbatoi"
che vanno controllati, e riforniti sistematicamente, per non arrivare al punto
di rottura.
«Un vero leader - insegna Schwartz ai top manager che cercano la sua consulenza
- smette di misurare la qualità degli esseri umani dal numero di ore lavorate,
e sposta l´attenzione sulla qualità dei risultati. Incoraggiate i vostri
collaboratori a prendere delle pause, così che quando lavorano, stiano
lavorando al meglio». Le vacanze perdute, come il sonno sacrificato, non si
rinnovano più, ci impoveriscono e ci rendono meno lucidi nelle decisioni.
Schwartz non si rivolge solo alla classe dirigente. Ai singoli individui
propone di «inserire dei nuovi riti specifici all´interno dei nostri programmi
quotidiani, per bilanciare i momenti di sforzo intenso con le fasi in cui ci
rinnoviamo e ci rigeneriamo». Qualche consiglio dettagliato: «Alternate le
esperienze emotivamente più stressanti con delle pratiche abitudinarie che vi
danno conforto; alternate la risposta ai bisogni urgenti con la riflessione più
strategica e creativa; bilanciate il dovere di breve termine con un impegno
umanitario per il bene comune».
È infatti una specie di nuovo umanesimo che si affaccia nelle pieghe di una
teoria rivoluzionaria dell´organizzazione del lavoro. Per una coincidenza che
non è casuale, anche Barack Obama dopo un anno e mezzo di stress acuto alla
guida degli Stati Uniti sembra giunto alla conclusione che il vecchio modo di
lavorare non funziona più. Il presidente noto per la frequenza ossessiva con
cui consulta il suo Blackberry per controllare i messaggi urgenti, nel discorso
ai neolaureati dello Hampton College in Virginia ha detto: «Voi diventate
adulti in un´epoca in cui siete bombardati 24 ore su 24 e sette giorni su sette
dagli impulsi elettronici di ogni genere, siete sommersi dalla quantità di
informazioni, rischiate di smarrirvi. È urgente imparare a discernere, a
selezionare, per emanciparsi. È in gioco il vostro potere, e la qualità della
nostra democrazia».
http://www.repubblica.it 20 Maggio 2010

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