Appunti di viaggio verso l´abisso
Gli anni che precedettero la prima guerra mondiale furono per Carl Gustav Jung (1875-1961) attraversati da strane premonizioni.
Gli anni che precedettero la prima guerra mondiale furono per Carl Gustav Jung
(1875-1961) attraversati da strane premonizioni. Poco più che trentenne,
cominciò ad avere delle visioni apocalittiche. I suoi occhi erano colmi di
terrificanti inondazioni, vedeva macerie ovunque e fiumi di sangue scorrere per
l´Europa. Pensò di essere pazzo. Quegli stati di veglia, durante i quali gli
accadeva di provare angoscia e tremore, non potevano tuttavia ridursi a
semplici fantasticherie. Da bambino, gli accadde spesso di sognare una figura
che la voce della madre definiva il «divoratore di uomini». Chi era quel
personaggio che di notte portava lo scompiglio nella testa del giovane Carl?
Ancora molti anni dopo, riflettendo su quell´esperienza allucinatoria, Jung non
sapeva se ricondurla alla favolistica dimensione di un orco o alla figura del
Cristo. Forte era il disorientamento, ma forte al contempo la necessità di
cercare una spiegazione che andasse oltre la pura ragione e la semplice
esperienza sensoriale. Fu così che Jung cominciò ad annotare, come un
allucinato sismografo, tutto quello che accadeva nel proprio mondo interiore.
Non solo i sogni e le visioni, ma anche le letture fatte, gli scrittori compulsati,
i saperi torturati, le civiltà confrontate, le mitologie, il folclore, l´arte,
le religioni, insomma tutto, o quasi, confluì in quel grande e misterioso
affresco incompiuto che è il Libro rosso, di cui esce ora l´edizione italiana.
Nelle intenzioni di Jung, quel testo - per decenni considerato una sorta di
Santo Graal della psicoanalisi junghiana - avrebbe dovuto descrivere le varie
componenti della sua personalità, proprio a partire dalle sue fantasie. Le
quali, sebbene agissero liberamente, appartenevano al sostrato antichissimo del
mito. Jung aveva compreso che per conoscere se stessi occorreva perlustrare
quel cantiere di sogni e di apparenti bizzarrie, di visioni e perfino di
mostruosità che talvolta ci portiamo dentro. Era consapevole che non si
trattava di semplici allucinazioni, ma di un mondo simbolicamente ricchissimo
che l´epoca moderna aveva tentato di cancellare.
Il Libro rosso (o Liber novus) mette il lettore di fronte a due situazioni: gli
fa conoscere Jung attraverso Jung; e contemporaneamente lo introduce a un
metodo di lavoro che può illuminare la sua vasta produzione. È noto che egli fu
allievo di Freud, con il quale scambiò, oltre che l´amicizia, lettere, giudizi
e riflessioni. Quel rapporto - proprio negli anni in cui vennero poste le
premesse alla sua opera più intima - si esaurì. Nel 1914 Jung uscì
dall´Associazione psicoanalitica internazionale. Alla base della rottura ci fu
più di un motivo. C´era, innanzitutto, quella che Jung definì l´ortodossia
freudiana e l´eccesso di dogmatismo dottrinario; c´era il diverso modo di
interpretare la libido (per Freud la libido era riconducibile esclusivamente
alla pulsione sessuale; mentre per Jung essa si apriva anche ad altre pulsioni
psichiche); c´era la diversa lettura che entrambi davano dell´inconscio (per
Freud all´inizio una tabula rasa su cui via via vengono depositati gli atti
rimossi dalla coscienza; per Jung viceversa l´inconscio è già definito fin
dall´origine); infine il metodo freudiano era soprattutto un´analisi retrospettiva,
tendeva cioè a ricostruire gli antecedenti del materiale psichico osservato;
quello junghiano privilegiava la vita nella sua complessità simbolica e
immaginativa. Di qui l´importanza che agli occhi dell´ex allievo assunsero
alcuni archetipi: "Persona", "Ombra", "Anima",
"Sé", che egli interpretò come manifestazioni differenti della
personalità.
Il Libro rosso può dunque esser letto anche come il tormentato emanciparsi
dalla figura del maestro. Il differente approccio junghiano alla vita psichica,
includeva l´esistenza di un conflitto con la figura paterna, sia reale (come
nel caso del distacco da Freud) sia simbolica (quando gli accadde di riflettere
sulla morte di Dio). Jung meditò a lungo sullo Zarathustra di Nietzsche. Ne
concluse che - grazie all´anima - il dio che muore rinasceva nelle sue
multiformi espressioni.
Il Libro rosso è una delle grandi avventure clandestine del Novecento. Jung ne
interruppe improvvisamente la stesura negli anni Venti, per poi riprenderla nel
1959. Ma anche in quella occasione prevalse la sospensione. Per anni il testo
fu inaccessibile. Del resto, non era chiaro se Jung lo considerasse
pubblicabile. Gli eredi, grazie al lavoro di persuasione di Sonu Shamdasani, lo
hanno infine consentito. E questo, sebbene la parte scritta e quella disegnata
(vi ricorre, ad esempio, il grande tema del Mandala) inducano a catalogarlo tra
i suoi frutti più esoterici. D´altro canto, il Libro rosso rivela un mondo che
ci sorprende per ricchezza concettuale, per affezione a civiltà remote e diverse
dalla nostra, per quei nessi sotterranei che mostrano l´immenso talento di chi
li ha saputi creare. Più che un monumento alla psicologia, o un semplice
documento intimo, il Libro rosso è la prova che i grandi spiriti sanno guardare
l´abisso della follia senza esserne inghiottiti.
Repubblica 7.11.10

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