Agile e intelligente ecco il vero antenato dell´homo sapiens
Secondo i ricercatori l´Australopithecus sediba, vissuto 2 milioni di anni fa, è l’ominide più vicino a noi
Precipitando in quella grotta dalla quale non sarebbero più usciti, quasi due
milioni di anni fa, sono finiti anche nella rete degli antropologi moderni. Li
hanno ritrovati lì, in un anfratto naturale a Malapa, in Sudafrica: 5 individui
uno accanto all´altro, con gli scheletri quasi perfettamente integri. «Una
miniera d´oro, il ritrovamento che ogni ricercatore sogna nella vita» dice
Giorgio Manzi, che insegna paleoantropologia alla Sapienza di Roma.
Era il 2008 quando il piccolo Matthew, 9 anni, figlio del ricercatore Lee
Berger dell´università sudafricana di Witwatersrand, indicò al padre un osso
che spuntava dal terreno. Da allora, grazie a quei resti, la storia dei nostri
antenati è stata riscritta, tanto da far titolare alla rivista Science di oggi:
"È lui l´antenato del genere Homo". Alla specie scoperta a Malapa
sono dedicate la copertina e cinque studi.
Per analizzare il più antico dei nostri antenati diretti sono state usate le
tecniche più moderne. Uno scanner a luce di sincrotone capace di una
risoluzione di 19 micron (millesimi di millimetro) che si trova a Grenoble ha
ricostruito la forma interna del cranio senza bisogno di spaccarlo. Il
decadimento dell´uranio e la cronologia delle inversioni del campo magnetico
hanno permesso di collocare la sfortunata famiglia di Malapa 1,977 milioni di
anni fa, con un´incertezza di soli 3mila anni. Mai resti così antichi erano
stati datati con tanta precisione.
Alla nuova specie è stato dato il nome di Australopithecus sediba (sediba in
lingua sotho vuol dire "sorgente"). Nessuno più di lei merita la
definizione di "anello mancante" fra i generi Australopithecus e
Homo. «Se non avessimo ritrovato gli scheletri così composti - dice infatti
Bernard Zipfel dell´università di Witwatersrand a Johannesburg - avremmo detto
che le ossa appartenevano a due specie diverse».
Sediba è un perfetto ibrido fra uomo e primate. Ha le braccia lunghe e
muscolose di una scimmia perché all´occorrenza si arrampicava sugli alberi e
non raggiungeva il metro e mezzo di altezza. Ma era perfettamente in grado di
camminare in posizione eretta, sfruttando le mani per manipolare oggetti. Dita
agili e pollice opponibile sono caratteristiche di chi è in grado di effettuare
movimenti di precisione e costruire manufatti. Il cervello è grande come un
pompelmo: solo un terzo rispetto a noi. Ma la sua struttura è uguale a quella
attuale e dietro agli occhi si è già iniziata a formare quella parte del lobo
frontale che - molti anni più tardi - avrebbe dato vita al linguaggio, ai
neuroni specchio responsabili dell´empatia e quindi di molti processi di
socializzazione e al ragionamento astratto. E che, secondo Manzi, già a
quell´epoca «rappresenta l´indizio di una capacità raffinata di manipolare gli
oggetti, confermata dal pollice opponibile».
L´ominide-mosaico, l´ibrido perfetto fra Homo e Australopithecus, è stato battezzato
con il nome di quest´ultimo genere, quello cui apparteneva anche Lucy. «Ma
viste le sue caratteristiche, potrebbe benissimo essere una primordiale varietà
di Homo» spiega il paleoantropologo della Sapienza. Fra i nostri antenati
diretti, Sediba sarebbe dunque il più antico. «Tracce poco chiare di manufatti
risalenti a più di 2 milioni di anni fa esistono anche in Africa orientale, ma
con pochi e discussi resti scheletrici». E per trovare le prime mani adatte
alla lavorazione della pietra bisogna arrivare fino a 1,7 milioni di anni fa,
epoca in cui visse l´Homo habilis, considerato fino a ieri il nostro antenato
più antico.
Dei 5 individui scoperti a Malapa, 40 chilometri a nord
di Johannesburg, finora sono stati studiati (e solo in parte) solo una donna
tra i 20 e i 30 anni e un bambino intorno ai 10. Alla ricerca dei connotati
embrionali dell´umanità, i circa 80 scienziati in tutto il mondo impegnati
nelle analisi dei resti si sono concentrati su testa, mani, caviglie e bacino.
Su quest´ultimo si raccolgono le perplessità. Le sue proporzioni infatti sono
simili a uomini e donne moderni, ma finora si era creduto che l´allargamento
delle ossa pelviche fosse un frutto dell´evoluzione per permettere di venire al
mondo a bambini con un cranio di grandi dimensioni. Sediba al contrario aveva
un cervello piccolo come un primate. Ma già pronto a lanciarsi lungo quella
china che lo avrebbe reso sempre più esteso e sempre più Sapiens.
Repubblica 9.9.11

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