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«Con Silvio Berlusconi, l'Italia vive una catastrofe morale»

Intervista a Roberta De Monticelli

 

 

La procura di Milano chiederà questa settimana che Silvio Berlusconi sia deferito ad un tribunale penale per lo scandalo sessuale del “Rubygate”. Perché il capo del governo resta così popolare agli occhi di tanti italiani?

Perché la maggioranza degli italiani accetta di vivere ancora in uno Stato in cui il concetto e le virtù della cittadinanza non sono mai stati veramente sviluppati, in cui il rapporto tra governanti e governati passa da un'idea “clientelare” del bene comune. Inoltre, Silvio Berlusconi ha introdotto la personalizzazione della vita politica e l'ha coltivata alla luce della gloria televisiva che cancella ogni differenza tra il bene e il male.

 

Gli scandali di costume in cui è implicato dimostrano la sua incapacità a superare una visione caricaturale della donna?

È vero che la donna, in Italia, ha maggiore difficoltà di promozione nella società che in altri paesi. Ma qui penso che siamo piuttosto davanti ad un caso sorprendente di patologia. Ricordiamo quanto aveva denunciato l'ex moglie di Silvio Berlusconi nel 2009: “È un malato che frequenta delle minorenni, ha bisogno di essere curato.” Quello che sorprende, è la leggerezza con la quale l'opinione pubblica italiana ha assorbito questa denuncia. Questo mi ha fatto crescere la percezione di un'Italia fossilizzata nel cliché “o la mamma o la puttana”. E questo ci rimanda alla peculiarità italiana, il cui passaggio alla modernità è incompleto, e all'incapacità degli italiani di passare dalla condizione di suddito a quella di cittadino.

 

Esistono, all'estero, degli esempi simili?

Non trovo confronto possibile con questa specificità italiana in cui la relazione servo-padrone resta una struttura dominante, e dove raccomandazione e favore sono le parole chiave di ogni possibile successo sociale. A riprova, il nostro ministro delle pari opportunità (Mara Carfagna, ex show girl) è riuscita ad ottenere questo posto con quel che io chiamo le arti servili. In un paese come la Germania, dove c'è la proibizione di ogni riferimento alla donna come simbolo del riposo del guerriero, questo non sarebbe tollerato dall'opinione pubblica. Sento un profondo dolore di fronte a questa discordanza totale tra ciò che è socialmente accettato da noi e inimmaginabile altrove.

Giacomo Leopardi aveva ben capito il problema! Nel suo saggio del 1824, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani, sottolinea che all'Italia manca un principio fondativo: la società.

Gli italiani non hanno il senso dell'etica pubblica, e mancano di una élite capace di progettare il futuro del paese.

 

Quali sono le conseguenze?

Nella nostra nazione incompiuta, in quest'epoca di crisi, l'ideologia individualista del così fan tutti è dominante, come la logica mafiosa. O si appartiene ad un gruppo, o ci si rassegna a non essere nessuno. In Italia, tutto dipende dalle associazioni, dalla famiglia, dalle lobby, dalle parrocchie e dalle loro estensioni... La formazione delle personalità individuali, dell'autonomia morale è trascurata. Si vive in uno stato di infantilismo morale dove il rapporto tra etica, diritto e politica, che dovrebbero essere indissociabili, è inesistente.

 

Questo spiega l'inerzia di una parte della società italiana di fronte alla tendenza, in particolare della televisione, a legittimare il commercio carnale?

Una gran parte degli italiani sdrammatizza pubblicamente le arti servili. Non si capisce la differenza tra lo sfruttamento del proprio corpo a fini di lucro e il riconoscimento pubblico della prostituzione come mezzo di promozione sociale. Ma, per fortuna, sento che l'indignazione cresce, in particolare tra i giovani. Coloro che si sentono traditi dal modo in cui è evoluto il paese nel corso degli ultimi vent'anni cominciano a mobilitarsi. Bisogna rendere onore agli italiani pronti a battersi per rimettere in piedi un paese alla deriva, dove l'apparenza si è sostituita alla sostanza, per metter fine a questo Stato, così pericoloso, di videocrazia. Le eventuali dimissioni di Silvio Berlusconi sarebbero il simbolo di un riconoscimento nazionale della catastrofe morale in cui viviamo.

a cura di Anne Le Nir (traduzione: www.finesettimana.org)

 

in “La Croix” del 7 febbraio 2011

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