A caccia tutto l'anno, l'ultima follia del Pdl
E’ stata approvata in senato una norma che amplia notevolmente la possibilità di caccia da prima di settembre a dopo il 31 gennaio
La storia, purtroppo, si ripete. Sono passati 40 anni ma le
cose nel Parlamento italiano non sono molto cambiate. Il 28 gennaio 1970, a pochi giorni
dall’apertura dell’Annata Europea della Natura indetta dal Consiglio d’Europa,
il Parlamento approvò una legge che ripristinava l’uccellagione, cioè la caccia
degli uccelli con le reti. A nulla valsero le proteste, le denunce, le
dichiarazioni dei più insigni personaggi della cultura (ricordo un bellissimo
disegno di Rafael Alberti per Italia Nostra) contro questo ritorno al passato,
costituito dalla reintroduzione di una pratica vietata.
Oggi, all’inizio dell’anno dedicato dall’ONU alla Biodiversità, si cerca di
riaprire un tema che, grazie alla Legge sulla Caccia, approvata con grande
maggioranza nel 1992, si riteneva ormai accantonato.
Tra le norme della Legge vigente c’è quella, importantissima, che limita,
stando alle indicazioni dell’Unione Europea, il periodo venatorio dai primi di
settembre al 31 gennaio.
Ieri, al Senato, nel corso del dibattito per la legge comunitaria - nonostante
il parere negativo del Ministero dell’Ambiente, quello dell’Istituto Superiore
Per la Ricerca
e la Protezione
Ambientale, la bocciatura, per ben tre volte, nel 2009, del
Governo e di varie Commissioni parlamentari, le proteste di personaggi come il
Ministro Michela Brambilla, Dacia Maraini e infine la denuncia di più di 100
associazioni ambientaliste e culturali, contrarie a un’estensione dei termini
per l’attività venatoria - l’emendamento proposto dal Senatore Santini (Pdl)
ora divenuto articolo n°38, sostenuto dal ministro per le Politiche Europee,
Andrea Ronchi, è passato.
Questa norma tende a ridare alle Regioni (una volta approvata dalla Camera) la
possibilità di autorizzare l’attività delle doppiette anche prima di settembre
e dopo il 31 gennaio, andando a colpire animali ancora immaturi e uccelli
migratori in viaggio verso i siti di riproduzione. Oltre a questo, il 90% dei
cittadini che si sono espressi contro l’ampliamento del periodo di caccia,
saranno obbligati, in tempo di vacanze, a sopportare le sparatorie dei
cacciatori, favoriti oltretutto da un articolo del Codice Civile che autorizza
(unico Paese del mondo) ai soli cacciatori a penetrare senza permesso nei
terreni altrui.
E poi si considera inaccettabile il fatto che una minoranza di 700.000 persone,
circa l’1% della popolazione, possa arrogarsi il diritto - facendo leva su una
classe politica più sensibile ai voti che alle esigenze collettive - di
disporre a suo piacimento della fauna che la legge definisce “patrimonio
indisponibile dello Stato, tutelata nell’interesse della comunità nazionale e
internazionale”. A parte i danni che questo provvedimento, se promulgato,
arrecherà alle specie che, grazie a una tregua ventennale son tornate a
nidificare nel nostro Paese, c’è da aspettarsi che l’Unione Europea, vedendo
ignorate le proprie richieste, infligga all’Italia pesanti sanzioni economiche,
addossando all’intera popolazione sanzioni di cui solo i cacciatori e i loro
sostenitori politici sono in realtà responsabili.
Le Associazioni ambientaliste e culturali che costituiscono il volontariato
(ricordo che queste, stando a un recente sondaggio, sono al primo posto tra le
varie istituzioni di cui gli italiani hanno più fiducia) dovranno, ancora una
volta, movimentarsi con manifestazioni, denunce e costosi ricorsi contro chi,
per il proprio interesse, attenta a un patrimonio di tutti. Ma sarà una fatica
dura. Anche perché sono alle porte altre indecenti proposte, come la licenza di
caccia ai sedicenni, la caccia nelle aree protette, l’aumento del numero delle
specie cacciabili e altre piacevolezze.
http://www.unita.it 29 gennaio 2010

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