“L’evoluzionismo? Fantasie”. Il creazionismo antiscientifico del vicepresidente del CNR
Che ci sta a fare, alla vicepresidenza del CNR, una persona che non crede che la vita sulla Terra abbia una storia ?
Dopo l'articolo di Telmo Pievani pubblicato sul nuovo
numero di MicroMega ("Dove sono finiti quei milioni di anni? La
mirabolante storia del convegno antievoluzionista al Cnr"), anche Marco
Ferraguti, Presidente della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica
(SIBE), interviene sul caso De Mattei: "Che ci sta a fare alla
vicepresidenza del CNR una persona che non crede che la vita sulla Terra abbia
una storia? L’Italia è il primo paese al mondo ad avere un vicepresidente del
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roberto De Mattei, che non crede
all’evoluzione. E che organizza 'convegni' nella sede del CNR per difendere le
sue posizioni".
L’Italia, si sa, è un paese particolare, con molti curiosi primati (risparmio,
possesso di case in proprietà, vincita di campionati mondiali di sport
stranissimi, ecc.). Da un po’ di tempo, anche se in sordina, l’Italia può
vantarne un altro: è il primo paese al mondo ad avere un vicepresidente del
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roberto De Mattei, che non crede
all’evoluzione.
E non si limita allo scetticismo, ma organizza “convegni” nella sede del CNR
per difendere le sue posizioni. Nel febbraio dell’anno passato, in non casuale
coincidenza con il grande convegno sull’evoluzione organizzato dai Gesuiti alla
Gregoriana, sono convenuti, invitati dal De Mattei, una serie di personaggi del
mondo scientifico e filosofico che hanno sparato a zero ora sull’evoluzionismo,
ora sul darwinismo [la vicenda è narrata da Telmo Pievani nel numero
attualmente in edicola di “MicroMega”, NdR].
Avevamo già avuto il piacere di leggere stralci degli interventi sul numero di
giugno del periodico diretto dal De Mattei, Radici Cristiane, nello
stesso fascicolo che ospita amenità quali un’intervista laudativa al
pretendente al trono del Brasile (!) e un’accorata perorazione della Messa in
latino, ma ora finalmente disponiamo degli atti di quel convegno
("Evoluzionismo: tramonto di un’ipotesi", a cura di Roberto De
Mattei, Cantagalli, 2009), “pubblicati in collaborazione con l’Ufficio
Pubblicazioni e Informazioni Scientifiche del Consiglio Nazionale delle
Ricerche”.
Per celebrare l’uscita del libro, è stato organizzato venerdì 20 novembre
scorso a Chiasso un dibattito fra il curatore e Piergiorgio Odifreddi (in virtù
di “In principio era Darwin”, Longanesi, 2009), arbitrato “in veste di notaio”
dal filosofo Armando Torno. La sala era piena di gente qualunque, ma pur sempre
svizzeri, dunque nessun tifo da stadio tipo Annozero. I due
partecipanti avevano quindici minuti iniziali ciascuno, che dovevano poi esser
seguiti da cinque minuti di risposta, e poi da domande del pubblico. Il
programma è in larga parte saltato, naturalmente, per l’abituale dilagare di
Odifreddi, a stento contenuto da Torno e dall’avversario.
Pregustavo, andando a Chiasso, una sorta di perverso piacere: speravo di
divertirmi sentendo dire da De Mattei, che so, che gli anellidi sono nati da
larve di insetti che nuotavano, o che le scimmie derivano dagli uomini, come
affermò Sermonti qualche anno fa, o qualche creativa stravaganza evoluzionista
controcorrente... Niente di tutto ciò: ho sentito affermazioni vaghe di
carattere prevalentemente ideologico e filosofico. Niente di male, se non fosse
che si trattava in massima parte di “parole in libertà” di futuristica memoria.
Abbiamo udito che festeggiamo i 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, e
quindi del comunismo, ma l’evoluzionismo è un dogma che sopravvive
incomprensibilmente; che ciò è colpa della dittatura del relativismo
contemporanea, che ha soppiantato la dittatura del proletariato (e dai!); che
si può affermare “che l’uomo discende dalla scimmia come che gli asini volano,
ma senza dati scientifici” (sic!); che Darwin era “teofobico” e “monista”; che
la “favola” evoluzionista riguarda 15-20 milioni di anni (non è un lapsus, lui
è convinto che quella sia la durata della Terra); che “il più non può venire
dal meno, è una legge di ragione”; che “esistono barriere biologiche
insormontabili fra specie e specie” (finalmente un dato biologico: falso, ovviamente);
che le datazioni dei fossili sono state esagerate allo scopo di “permettere i
tempi lunghi necessari all’evoluzione” (sic!); che “nessuno è mai riuscito a
dimostrare le mutazioni di E. coli”. Nella mente di De Mattei vi sono
“un evoluzionismo scientifico e uno filosofico che esistono ciascuno per
l’appoggio dell’altro” e “l’evoluzionismo è una tipica forma di letteratura
fantastica”.
Un sostanziale rifiuto della correttezza dei metodi in uso per ricostruire il
passato sottendeva quasi tutte le argomentazioni del nostro (che di lavoro fa
lo storico: non è chiaro che cosa pensi delle proprie ricostruzioni
del passato). Che naturalmente se la prende in particolare con autori
cattolici, come Fiorenzo Facchini, antropologo e sacerdote (“il suo risibile tentativo
di ricostruire la vita di un uomo di 400mila anni”), o Ravasi, che ha osato
affermare che forse Adamo ed Eva sono solo dei nomi simbolici per indicare i
primi esseri umani dei due sessi.
Come ha reagito il pirotecnico Odifreddi a questo delirio? Diciamo che, per
motivi abbastanza ovvii, ha accettato la sfida di De Mattei ed è scivolato con
lui sul piano ideologico/filosofico: ha parlato molto di cosa sia la metafisica
e di cosa sia scienza, ha spiegato quale rapporto ci sia fra scienza e filosofia,
si è proclamato marxista, ha lanciato frecciate varie contro la chiesa
istituzionale ed i papi. Il tutto condito con la sua formidabile ironia (“se
fossi un credente, credo che l’esser stato qui buono ad ascoltarla per un
quarto d’ora potrebbe valermi il paradiso”). Ha tentato di spiegare alcuni
concetti di fisica moderna e le ipotesi attuali sull’origine dell’Universo
(naturalmente bollate come “metafisiche” da De Mattei). Ha pazientemente
cercato di spiegare a De Mattei che un conto è lo studio dell’evoluzione e un
conto è lo studio dell’origine della vita. E così via, giocando sempre un po’
di contropiede.
Ho simpatizzato molto con Odifreddi, che ha esternato coraggiosamente ciò che
penso da tempo quando mi capita di avere a che fare con simili personaggi: è
molto difficile parlare con loro perché bisognerebbe fermarli per ottenere
precisazioni almeno ogni due parole. Molto dell’armamentario dialettico degli
antievoluzionisti si basa su slittamenti semantici: l’evoluzionismo non è la
disciplina praticata da coloro che indagano sull’evoluzione, ma una posizione
filosofica; l’evoluzione non è il cambiamento dei viventi nel tempo, ma il
progressivo miglioramento di essi, eccetera.
Insomma: avrete capito che di biologia a Chiasso, venerdì scorso, si è parlato
poco. D’altra parte, anche questo va detto, il pubblico presente non se ne è
lamentato, anzi ha seguito prevalentemente De Mattei con domande a sfondo più o
meno teologico. Continuo a pensare che il vero problema con persone come De
Mattei non è di carattere scientifico (inesistente, almeno se si applicano i
criteri correnti per definire che cosa sia scienza), bensì politico: che ci sta
a fare una persona che non crede che la vita sulla Terra abbia una storia alla
vicepresidenza del CNR?

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